9 settembre 2015

La diversità dei normali

Che la normalità sia sempre stata un punto di vista è noto. Sarà per questo che certa normalità non può avere nulla di normale. Perché, semplicemente, evade dalla norma e può farsi eccezione. Ed è proprio questa diversità che, a volte, m'incanta e mi sorprende. In quel quieto esistere che pare persino un po' banale, in quella umanità che non acceca e non strepita, possono annidarsi minuscoli stupori fatti di un'impalpabile materia e d'impensati respiri. Forse sta proprio qui il segreto: non aspettarsi meraviglie per poi ritrovarsele davanti agli occhi o appena più in là di un affanno.

[foto by miezeTatze]

14 commenti:

  1. E’ vero che, in qualche maniera, la normalità è un’opinione. Forse significa vivere la propria vita con semplicità, senza affanni e senza apparire diversi da quello che si è. Ho l’impressione che nell’epoca in cui viviamo, invece, essere normali vuol dire adeguarsi alle attese e, soprattutto, ai comportamenti della massa. Altrimenti sei strano…

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    1. Ho sempre pensato che la normalità sia un punto di vista. Di chi la vive e di chi la vede. Quello che per me è normale per un'altra persona potrebbe essere pura follia. E viceversa.

      Quello che la "massa" pretende sia la normalità, spesso, mi fa paura. Perché la "massa" è solitamente acefala.

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  2. Chi è normale? Oppure, chi NON lo è? Se hai paura della diversità, l'unico normale (nella tua mente) sei tu; se vivi secondo il detto "Il mondo è bello perché è vario" allora tutti rientrano nei canoni di una normalità che comprende ogni aspetto.

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    1. Non so chi sia normale e chi non lo sia. Non posso saperlo in senso assoluto. Per questa ragione ho scritto che la normalità è un punto di vista. Cambia e si adegua, ovviamente.

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  3. Tanti anni fa ad una lezione di psicologia tenuta al Politecnico di Milano (e già questo insospettisce per l'assoluta non "normalità" di questo corso universitario) un professore di cui non ricordo (purtroppo) il nome discettava di impossibilità di definire la normalità. Allora come oggi nella vita "normale" di tutti i giorni questo esercizio di definire cosa sia normale e cosa non lo sia è praticato costantemente anzi trova costantemente dei fans. La diffusione dei test più o meno attitudinali non è forse il culmine di questa ricerca ? Normalità ed omologazione sono ormai sinonimi.

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    1. No, la normalità non può essere definita in senso puro e "scientifico".
      Hai ragione quando parli di omologazione. Spesso si tende a confondere la normalità con l'omologazione che è un pericoloso difetto sociale ma molto diffuso. Soprattutto dal punto di vista critico e mentale.

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  4. Questa è da incorniciare!
    Sì, non la massa unificata, ma quel singolo che solleva lo sguardo e osserva i dettagli... lì c'è l'eccezione. O la "normalità".
    E non è rumorosa.

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    1. Finalmente una persona che va al di là del titolo del post.
      Sì, Amanita, è proprio quell'eccezione che mi piace riconoscere, di tanto in tanto. Consolatoria, direi.

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  5. argomento spinoso dai mutevoli confini. La norma è legata ai tempi e ai costumi. e poi anche chi è nel complesso "normale" spesso nasconde piccole peculiarità che lo rendono "stra-ordinario".
    ml

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    1. Sì, la norma fluttua e si trasforma costantemente nel tempo.
      Ecco, lo "stra-ordinario" è ciò che amo ritrovare nella "norma". Perché non è poi così assurdo.

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  6. Vabbè ciao, ma tu Scrivi per Vivere? Nel senso che ti pagano per farlo? Qualcuno dovrebbe. Mi incanti troppo spesso.
    O Vivi per Scrivere come noi stronzi?!?! XD

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    1. No, nessuno mi paga per scrivere.
      Per parecchi anni sono stata pagata per scrivere, ma di certo non post come questo.
      Vivo e scrivo. Come moltissimi.

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  7. Nelle ultime righe spieghi esattamente quello che dico io nel mio blog.
    Certo, tu lo fai senza ombra di dubbio in maniera più elegante..
    io sono un po' più sul genere "scrivo a braccio tutto quello che penso" :)

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    1. Diciamo che io volevo scrivere una cosa e molti si sono fermati al titolo.
      Ma non importa.
      Scrivi pure a braccio e tutto quello che pensi.
      Io faccio lo stesso.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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