17 giugno 2015

Allenarsi ad essere niente

Che poi, mi dico, dimenticarsi di sé non dev'essere un peccato di morte, come diceva mia nonna. Dimenticarsi e non tenersi in conto. Un po', dico. Non troppo, intendo. Quel che basta a rimandare certi doveri con l'indifferenza leggiadra dei noncuranti. Ogni tanto. Per il gusto osceno di trascurarsi e buttarsi via per un tempo fluido e morbido come una lingua. Impratichirsi del nulla che spunta da sotto le unghie o proprio sopra agli occhiali appena dimenticati oppure accanto alle briciole di cracker sotto il tavolo o al di là di una macchia che non ha colpe. Ecco, così. Dimenticarsi e perdersi. Allenandosi allegramente, e con una certa ferocia, ad essere niente.

[foto by Ponti55]

12 commenti:

  1. Ecco. Io non devo aggiungere nulla qua, se non una frase che per un po' di temp restò scritta nella colonna del mio blog. Appartiene a Francesco Arcangeli, storico dell'arte bolognese scomparso nel 1974. La lessi ad una mostra al Mar di Ravenna ( "Dal romanticismo all'informale"): il curatore gliene fece omaggio e le parole di Arcangeli accompagnavano il visitatore per tutto il tragitto.. Il tuo post me l'ha riportata alla mente e, forse sbaglierò, ma vi trovo un sentire comune:
    - Ho ancora la vita da finire, e non ce la farò (ne sono ormai quasi certo) ma forse il disperdermi o l'avere due facce o il cancellarmi cosa faccio sono veramente l'unico modo di essere. Forse tu hai un senso di questo; a me pare di non averlo, di essere mescolato entro una enorme fluttuazione, che vista da lontano (...) uguaglia l'uomo all'uomo: "l'imperceptible et vaste humanité (Baudelaire). -

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    1. Non aggiungiamo nulla, oggi, a quanto pare.
      Sorrido.

      Mi sembra che la frase di Arcangeli che riporti si avvicini molto al senso del mio post. E ti ringrazio per averla riportata.

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    2. Se permetti, questo post lo inserisco nella mia lista dei preferiti...

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    3. Addirittura!
      Onoratissima...

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  2. Assai gradevole questa lettura, le parole hanno un bel passo, l'elogio della trascuratezza e' stimolante, l'umore e' quasi gaio nonostante danzi sull'orlo del nulla che ci attende.
    ml

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    1. Sì, l'umore è gaio e piuttosto leggero. Credo sia lo stile giusto per danzare sull'orlo del nulla. No?

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  3. Mi fai ricordare un personaggio letterario, Jakob von Gunten, dell’omonimo romanzo di Robert Walser (raffinato scrittore svizzero), il quale si allenava ad essere niente, come uno zero assoluto “un magnifico zero rotondo come una palla”. In antitesi alla vanità e al presenzialismo di certi personaggi che cavalcano la cronaca dei nostri tempi.

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    1. Ho letto qualcosa di Walser, ma non ricordo più cosa. Mannaggia!
      Di certo non quel Jakob von Gunten di cui parli.
      Lo zero rotondo come una palla, però, mi ha fatto tornare in mente una graphic novel che ho letto di recente: "Il pezzo perduto incontra la grande O" di Shel Silverstein. Conosci?

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    2. Non lo conosco: anch'io ho delle lacune :-)

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    3. Come tutti, d'altro canto.

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  4. A piccole dosi, per potersi poi ritrovare. Che poi, è un dimenticarsi di sé o un dimenticare le sovrastrutture del sé?

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    1. Non saprei.
      Forse le due cose non sono poi così distanti.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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