27 maggio 2015

Biancofoglio

Arrivano momenti di stanca. Ciclicamente. Si ripresenta il trauma del foglio ostinatamente bianco: nessuna idea pare abbastanza interessante o abbastanza degna. Niente di grave, mi dico, è normale. Ma poi, come faccio ogni volta, mi precipito nel fondo del mio fondo e mi domando se abbia ancora senso avere un blog, metterci dentro le mie parole, continuare a stare qui, tra le stanzette di un universo impalpabile e mutabile, dopo circa dieci anni. Quanto ho già scritto? Quanto vale ancora la pena scrivere? Quanto andare avanti? Però poi immagino che se finisse mi mancherebbe troppo. E continuo a preferire il mutismo crudele di un foglio bianco.

[foto by MarinaCoric]

18 commenti:

  1. La cosa bella è che anche se scrivi di un foglio bianco, lo fai benissimo
    E, fidati, ti mancherà

    :)

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    1. Grazie, carissima.
      Sei sempre estremamente gentile. E buona!

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  2. Inutile che ti ricordi quante volte ho fatto e disfatto, chiedendomi le stesse cose. Non ho mai avuto un blog continuativo, calcola soltanto che se esistesse raccoglierebbe cose di nove anni (cifre, le nostre, che sono piuttosto ragguardevoli). La domanda "ha ancora senso tenere un blog?" credo sia la più pericolosa, in quanto la risposta, d'impulso, è "no". All'impulso segue la ragione, mettiamola così. E detto da una che ha (ahimé) sempre seguito l'impulso, vale il doppio!! (sorrido).
    Sto migliorando, però: mi sono limitata a trasferirmi senza cancellare nulla (poteva essere peggio, no?)

    Vai con il bianco, Euridice, ogni tanto ci sta.

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    1. Da quando ti conosco credo di aver lasciato commenti in almeno quattro o cinque tuoi diversi blog. Nati e abbandonati nell'arco di poco tempo. Come credo di averti già scritto, non capisco questa tua urgenza di lasciar perdere tutto e ricominciare daccapo ogni volta. Non so quale sia la vita media di un tuo blog, ma continuo a non capire.
      Se io decidessi di lasciare, lascerei definitivamente. Tu, invece, torni a scrivere su un blog nuovo quello che avresti scritto tranquillamente anche sul blog precedente.

      Va be'... sono io a non essere abbastanza capace di capire.
      Peccato.

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    2. Eh no, non ci è dato comprendere i motivi che inducono gli altri a determinati atteggiamenti. Al limite si possono fare ipotesi, finché non ci stanchiamo e lasciamo perdere. In questo sta la differenzazione tra esseri umani. Se fossimo tutti uguali forse sarebbe noioso. Forse.

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    3. Sì, terribilmente noioso.

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  3. Il blog non deve essere una fatica, ma un piacere. E se quel piacere svanisce, allora meglio lasciar perdere. Io sto qui da poco tempo (un anno e mezzo, circa).......fra dieci anni ti farò sapere. E perciò devi aspettarmi :-)

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    1. Il blog, per quanto mi riguarda, non è mai una fatica. A volte mi dà fastidio non riuscire ad avere un'idea davvero interessante. Ma non me la prendo e non mi inquieto più di tanto. So che qualcosa, prima o poi, arriverà. Ed ogni volta arriva.

      Ti aspetterò. Almeno: proverò ad aspettarti.

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  4. Quanto vale ancora la pena di scrivere? Tutte le altre pene. ;)

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    1. Scrivere delle proprie o delle altrui pene è un modo per riempire interi blog.

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    2. Visto? Dilemma risolto. Ci leggeremo a vita ;)

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  5. Vale ancora la pena che tu scriva?
    Sì. Per me sì.
    Capisco che sia una piccola motivazione, ma...
    E poi scrivere, su un blog o in un quaderno, mette a posto i pensieri.
    :-)

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    1. Non è una piccola motivazione, anzi.
      E' molto gradevole sapere che c'è qualcuno che vorrebbe continuare a leggere quello che si scrive.
      Perché, giustamente, scrivere mette a posto i pensieri... sorrido come te!

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  6. Sì, anch'io riordino i pensieri scrivendo. Sul blog, sulle buste delle lettere che ricevo, sulle liste della spesa... su tutto quello su cui non si dovrebbe. Ma il blog è il mio luogo preferito per scrivere. Ho accumulato anche tanti fogli bianchi e a volte ho pensato che certe cose sarebbe stato meglio non postarle, ma poi le ho comunque lasciate. Visto uno dei post precedenti, mi viene da pensare, il blog è il pezzo della nostra memoria che ci scegliamo noi, ancor più che altrove, qui la memoria è come noi la vogliamo :)
    Un saluto
    Alexandra

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    1. Un tempo chi volesse tramandare la propria memoria, ammesso che ne avesse una, doveva necessariamente scrivere un libro.
      Oggi non solo scrivere un libro è diventata un'attività estremamente diffusa e popolare (oltre che del tutto insignificante), ma si pensa di lasciare un segno di sé attraverso un microcosmo virtuale. Un blog, nello specifico.
      Non credo sia lo stesso, purtroppo.
      La memoria di sé deve passare da qualche altra parte, temo. Ma non saprei dirti quale.

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  7. Non puoi privarmi delle tue parole. Altrimenti se lasci il blog devi scrivere un libro e cominciare la carriera di scrittrice. Lo immagino sempre un tuo libro, di una scrittura tra lo stile di Ortese, Morante, Bellonci. Una meraviglia!

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.