15 gennaio 2015

L'invidia è dei minuscoli

Carissima, sperare che io provi anche solo qualche frammento d'invidia nei tuoi confronti è un'aspettativa destinata a rimanere tale. Pur dandoti arie da creatura superiore, pur vantando successi venturi, pur descrivendo progetti che ti porteranno chissà dove non sei sufficientemente in gamba né sufficientemente luminosa da suscitare invidia. Immaginavi forse che le tue gesta e le tue parole mi scuotessero dalla totale indifferenza che nutro nei tuoi confronti? Hai immaginato male. Anzi malissimo. Anche perché, in generale, posso provare ammirazione, considerazione, stima e persino meraviglia ma mai invidia. Quella la lascio alle creature minuscole come te.

[foto by WonderMilkGirl]

28 commenti:

  1. L'invidia è solo un fastidioso tarlo che ossessiona chi ne sia preda. E più una persona è preda dell'invidia, più cercherà di rivalersi sugli altri, provocandone negli altri (o fallendo nel tentativo).

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    1. Se qualcuno cerca di suscitare invidia è ancora più triste e misero di chi prova invidia. Giochini piuttosto infantili di una mente altrettanto incompiuta.

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  2. Una donna come Euridice non ha nulla da invidiare a nessuno. Uno spettacolo di persona.

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    1. Rido...
      Da invidiare, invece, avrei parecchio. Ma costerebbe una fatica che, in generale, non ho nessuna voglia di fare.

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  3. Immagino che la carissima minuscola ti legga...

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    1. Non ne ho idea.
      D'altro canto legge poco. Troppo poco.

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    2. ..sarebbe una discreta lezione, tanto per azzannarle le insane speranze, peccato..

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    3. Non credo che abbia la lucidità necessaria ad imparare alcuna lezione.

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  4. Uff. Commento sparito, che nervi.

    Avevo chi sarà mai questa persona. E soprattutto dalle tue parole pacata e pesate, traspare anche il fatto che il destinatario non merita sproloqui esagerati...

    (credo fosse più o meno questo quello che avevo scritto. Uff, a volte odio Blogger)

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    1. A quanto pare questa bestiaccia di Blogger mangia molti commenti.
      A me è capitato qualche volta. Ma credo che sia dipeso più dalla connessione Internet che da Blogger.

      Il destinatario, meglio, la destinataria meriterebbe valanghe di sproloqui ma essendo piuttosto "elegante" (rido...) preferisco mantenere toni pacati e tutto sommato misurati.

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  5. Invidia: una fatica inutile.
    Poi dovrei capire cosa significa "avere successo"; ma con l'umidità che fa arrugginire le sinapsi, ho altre priorità.

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    1. Confermo: una fatica decisamente inutile.
      Avere successo? Magari pensare di avere una posizione nel mondo.
      Ma hai detto bene: ci sono altre priorità a cui badare.

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  6. Conosco l'invidia, essendone stato oggetto più di una volta. Riuscivano ad invidiarmi anche il carattere che ho, così facile a volte troppo semplice, di uno che se la ride anche se gli cade qualcosa sopra un piede, anche se le cose gli vanno storte. Mi invidiavano la capacità che ho di rapportarmi con le donne. Facilissimo: faccio me stesso, così come sono, nessuna fatica quindi.
    Ho letto la tua invettiva, anzi il tuo proclama contro questa invidiosa -che sarà anche petulante e insincera da come la descrivi- e mi sono ritornate alla memoria certe facce sbalordite, attonite, di gente che cercava di mettermi in difficoltà e di disfaceva quando vedeva che ci ridevo su.
    Fallo anche tu: ridele in faccia, vedrai come si affloscia, per poi diventare tutta rossa di rabbia. Già perché quando l'invidioso -che contemporaneamente cerca di farsi invidiare- si vede sbeffeggiato va in crisi e non ha tanti elementi a disposizione per risolverla.
    Psomoi Andròmeoi

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    1. Insomma, a quanto pare, sei uno molto invidiato. Pare che sia molto meglio essere invidiati che invidiare. A me personalmente non interessa né l'una né l'altra cosa.
      Non le riderò in faccia perché non ho motivo di farlo. L'ho scritto no? Applico la strategia dell'indifferenza che ho imparato a gestire con estrema maestria. Se una persona mi fa qualcosa di male per me non esiste più e basta. Non faccio altro.

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    2. Detto tra noi, sinceramente spesso mi sono chiesto cosa avessero da invidiare. Sono un tranquillo talento naturale, che finora ha fatto pochissimo per esaltare il proprio talemnto, per promuoverlo, insomma niente. Dicono che io sia bello a vedersi. Io non mi piaccio molto. Potessi mi rifarei qua e là, così tanto per darmi una guardata al giorno. Ma poi con la bellezza che cosa ottieni? Se però ottenevo un risultato brillante, uguale in cosa e uguale come, sentivo un'ondata gelida che si abbatteva su di me. Spesso mi da fastidio non l'invidia, che non mi tocca, ma l'adulazione, anche se sincera. Adoro prendere in giro ed essere preso in giro. Da ragazzo mi prendevano in giro per una leggera balbuzie -era tensione nervosa, niente di patologico- a me dava molto fastidio e più sfottevano più balbettavo. Ho cominciato a sfottermi da solo, al punto da diventare apprezzato come un comico. E nessuno mi ha più molestato. Poi sono cresciuto e la balbuzie è cessata.
      Psomoi Andròmeoi

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    3. A me sembri un falso modesto. Rido...
      Nulla di male, s'intende.

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    4. Modesto? Né falso né sincero. Difficilmente ammetto la superiorità intellettualöe di un'altra persona, a meno che non mi schiacci sotto un macigno di intelligenza, cultura e sensibilità. Per quanto riguarda il precedente commento in effetti ero curioso di vedere come avresti risposto, e ora lo so.
      Non parlerei di modestia, perché nelle mie cose sono superbo, ma ho applicato il detto "nosce te ipsum". Ecco, io mi conosco perfettamente e, a differenza di tanti, conosco tutti i miei difetti e decido io quando tirarne fuori uno e perché proprio quello. Mi piace meravigliare gli altri, nel bene e nel male e qui ti sto rivelando un mio difetto. Meravigliare ai confini dello sbalordire, nel bene e nel male, ed è un saggio di bravura non valicare mai i limiti sconfinando nella presunzione. Buon fine settimana.
      Psomoi Andròmeoi.

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    5. Questo tuo ultimo commento mi sembra scritto da una persona alla quale diverso tempo fa ho chiesto esplicitamente di non venire e non scrivere più sul mio blog.
      Se, disgraziatamente, capissi o scoprissi che dietro al nome di Psomoi ci fosse quell'individuo ti assicuro che la mia furia non avrebbe limiti né confini.
      Uomo avvisato....

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    6. Io ho un nome e un cognome. Uso lo pseudonimo perché sono geloso della mia privacy, e non nascondo la mia identità per motivi non leciti.
      Credo di immaginare a chi stai alludendo.
      La cosa non mi riguarda. Mi incuriosisce però che qualcuno scriva come scrivo io.
      Buona domenica
      Psomoi Andròmeoi

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    7. Tutti qui abbiamo un nome ed un cognome. Ma usiamo degli pseudonimi o dei nomi fittizi. Nulla di nuovo né di particolare.

      Se la cosa ti riguarda sto cercando di capirlo ma, per natura, se comincio a diffidare o sospettare, non c'è molto da fare.
      Il tuo modo di scrivere e quello che scrivi somiglia in maniera inquietante a quello che scriveva, e come lo scriveva, la persona di cui sopra.

      Spero di sbagliarmi...

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    8. Alcuni, invece, ci mettono la faccia, il nome e pure il cognome.. ;)

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    9. Pochissimi lo fanno.

      Non pensavo usassi il tuo vero nome. Poteva essere un nom de plume anche il tuo...

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  7. l'indifferenza è un'arma potentissima

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    1. Lo so.
      Ed è un'arma che conosco abbastanza bene.

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  8. Io non ho mai provato invidia per nessuno. E quando lo dico più d'uno mi risponde che non sono normale.

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    1. Io ti credo.
      E non vedo nulla di anormale nell'assenza di invidia.

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  9. Non so. Io non so se capisco appieno il post perché non mi sono mai trovata in una situazione analoga alla tua. Nel senso: nessuna mi ha mai ritenuto tanto importante da gareggiare con me e volermi instillare invidia.
    Sara' che lavoro in un ambiente quasi prettamente maschile.

    Pero' io sono stata soggetta ad invidia. Non del tipo che racconti tu, ma pura istintiva invidia verso chi, arrivato dopo, si trova ad avere, per una combinazione di fattori, uno stipendio decisamente maggiore del mio. Va beh, sono venale.

    E pero', il tale e' pure mio amico, ed e' pure un buon soggetto... diciamo che lo invidio solo perché, con uno stipendio così, potrei avere molte possibilità in più rispetto ad altri aspetti della mia vita.

    E' il massimo dell'invidia che ho avuto, da che sono adulta.

    Il clima che descrivi sembra avvelenato, mentre un tale ambiente io non l'ho sperimentato. Devi avere proprio dei nervi saldi, per rimanerne non ammorbata.

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    1. Quello che ho provato è stato fastidio. Solo fastidio. Poi però, metabolizzando meglio la situazione, sono passata al sorriso. Non potevo di certo prendermela per gli atteggiamenti puerili e sciocchini di una donna che pensa di poter solleticare la mia invidia.

      Anche a me è capitato di pensare a quelle persone che, pur facendo quello che faccio anche io, godono di maggiori privilegi. Ma non sento invidia. Sento amarezza o, nei casi peggiori, persino rabbia. Invidia no. Non mi sfiora neppure.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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