29 gennaio 2015

I cocci sono cocci

I cocci sono cocci. Perché quando qualcosa si rompe rimane a pezzi comunque. Anche se si rimette insieme con della colla ripara-tutto (che poi riparare tutto è praticamente impossibile). Tra un frammento e l'altro, nonostante la buona volontà e qualche diottria in meno, rimarranno sempre le tracce di minuscole fratture, i segni di quelle rotture che hanno fatto in modo che il sano divenisse coccio. D'altro canto essere infrangibili non ci compete e non compete neppure a quel che ci capita di vivere. La terraglia che ci riveste è soggetta a mutamenti e facili rotture. Certo, lì per lì, fa anche male. Poi ci si abitua e la scorza si fa solo un po' più dura.

[foto by sth22art]

24 commenti:

  1. A meno che non ne facciamo un'opera d'arte, con i nostri cocci (kintsugi credo!)...

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    1. Sì, se ne può fare anche dell'arte.
      Ma per farlo serve essere buoni artisti. E non è proprio da tutti.

      Ho controllato e sì, si chiama proprio Kintsugi.

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  2. Sono d'accordo con WannabeF: quando qualcosa ha subito una ferita e ha una storia, diventa più bello. Esaltare invece di nascondere.

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    1. Esaltare le fratture può anche far diventare la cosa fratturata più bella, ma forse non cambia il fatto che non sia più servibile.

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  3. Cogliere l'opportunità anche quando le cose girano male.. imbastire, coi cocci, patchwork creativi... io già lo sto facendo quest'anno.. palesatosi subito storto.. ;)

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    1. Coi cocci puoi creare i patchwork che vuoi ma, come ho scritto poco sopra, non avrai mai più la cosa rotta come prima che si rompesse.

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    2. No. Ne avrai una diversa che potrai usare in modo diverso e, chissà, magari, sarà anche più utile!
      E lo dico a te e a me, non credere ;-)

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    3. Magari sì.
      Magari no.
      Magari la butto e non se ne parla più...

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    4. Ah ah ah! Magari la butto e non se ne parla più! :-D

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    5. E se ne compra una nuova. Se serve.

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  4. c'era in giro quella faccenda che voleva i giapponesi impegnati a riparare le ciotole rotte saldando le fratture con l'oro, cosa che scomodava tutta una simbologia del riuso, della rottura come valore aggiunto etc etc ... ma si potrebbe prosaicamente dire: chi rompe paga ed i cocci sono i suoi.

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    1. Ne ha parlato Wannabe nel primo dei commenti. Un'arte molto suggestiva e particolare che si chiama Kintsugi.

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  5. Dogmatica!
    Però quando ti ritrovi solo coi cocci, cerchi di riciclarli.
    Un esempio pratico: dopo la malattia o mi consideravo un coccio o mi "riciclavo". Ho costruito una nuova vita con quello che restava e sono sempre Marzia. Una persona diversa, che mai avrei progettato così, ma col materiale che restava - i famosi cocci - sono ancora qua.

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    1. L'arte di arrangiarsi è tipicamente umana.
      Ma credo che tu sia andata ben oltre l'arte di arrangiarsi.

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  6. Nei paesi orientali, quando u nvaso si rompe, viene rimesso insiee elungo le fratture viene messa una riga d'oro perché anche i momenti peggiori (quelli in cui qualcosa di noi si è rotto) sono preziosi. Anzi soprattutto quelli, perché ci hanno cambiati radicalmente.

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    1. A quanto pare l'arte del Kintsugi riscuote molto successo e molti riferimenti.

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    2. Evidentemente molte persone hanno tanti attimi da reputare speciali, anziché distruttivi...

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    3. Molte persone sicuramente. Qualcun'altra no.

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  7. I giapponesi hanno una loro filosofia dei cocci. Li ricompongono senza nascondere le fratture, anzi ripassandole con una pasta d'oro.
    ml

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  8. Bellissima metafora. Nulla di più vero. E ci vorrebbero tante diottrie in certi casi.

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  9. Ogni rottura ha un suo perchè. A volte i cocci possono ancora essere preziosi e vale la pena riattaccarli, magari usando dell'oro. Sarà qualcosa di diverso ma da mantenere ancora caro. A volte invece fa bene buttarli i cocci e sentire il senso di libertà e liberazione che questo gesto dà. E poi proseguire più leggeri. Un abbraccio.

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    1. Concordo con te. In maniera totale.
      E ricambio l'abbraccio.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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