5 novembre 2014

Mille e una me

Mi contraddico, forse?
Ebbene mi contraddico
(sono vasto, contengo moltitudini).

Song of Myself, Walt Whitman

Contengo mille me, forse anche di più. Per qualcuno è un universo da indagare, per qualcun altro un delitto da non perdonare. Sono una più di quanto alcuni possano anche solo appurare, sono mille per la disperazione di chi non sa accettare che si possa essere una moltitudine. Sconcerto o meraviglio, dispero o ipnotizzo. Chi sta c'è per affetto e per empatia, chi non lo fa è per nostalgia e rancore. Esattamente come chi non sa come sfiorare un mondo e per questo lo rinnega vomitando disprezzo. Le mie mille me, però, pensano all'unisono e civettano con la pazienza: distillano clamori e non si fanno abbattere. La docilità non mi appartiene e neppure l'infinita tolleranza.

[foto by theflickerees]

40 commenti:

  1. Eehh, anche in questo ci assomigliamo parecchio...

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  2. Mi ricordi il pirandelliano "Uno, nessuno e centomila".
    Una piccola differenza, un "piccolo dettaglio irrilevante": il nessuno è escluso; credo abbiamo in comune una profonda consapevolezza ontologica...

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    1. Sì. Un miscuglio tra "Uno, nessuno e centomila" e "Le mille e una notte". Senza voler essere irriverente, ovviamente.

      Il "nessuno" è la parte esclusa. Ma credo di poter essere anche quello.

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  3. Mille e più volte ho dato risposte differenti alla medesima domanda e sono stato accusato per questo di cambiare idea, mentre la verità che loro non vedevano è che sebbene la domanda fosse la stessa, il concetto che la circondava era opposto.
    Capisco cosa possa voler dire essere una moltitudine. E' una cosa terribile e meravigliosa. Un dolce peso da sopportare per poter essere ciò che si è.

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    1. Siamo fatti di moltitudini. Non c'è nulla di male.
      Posso capire che per molti possa essere spiazzante, ma funzioniamo così.
      Nonostante questo, penso di essere coerente e definitiva in molti casi.

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    2. Io so di essere perfettamente coerente e quando mi si dice diversamente, ripenso al mio comportamento, lo analizzo, lo confronto a quando tale comportamento è stato differente e cerco di spiegare quali siano i fattori che mi abbiano indotto a comportarmi diversamente (e che non l'ho fatto perché mi andava).

      Il vero problema è che i più non capiscono questo aspetto.

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    3. No, non lo capiscono. Probabilmente perché cercano fissità e certezze, quelle che nessuno può offrire.

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    4. Ma certo che si possono offrire.
      Con un compromesso, però: bisogna mentire. Bisogna fingere di essere qualcosa che non si è, ovvero singolo e non una moltitudine.

      Ma per far questo, è necessario mentire a se stessi ed agli altri.

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    5. Continuo a preferire le mie mille me.
      Questione d'energia, temo.
      Le menzogne fanno fatica...

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  4. "Tolleranza" è un'infelice espressione, che detesto. Nessuno mi deve tollerare: o mi prendi come sono oppure mi butti via. Amen. Ma tollerare no. E quando non sei più in grado di tollerare cosa fai? Ti ribelli? Aggredisci chi fino a poco prima hai tollerato? Mi sembra tutto fasullo.
    Che tu fossi "una, mille e centomila" me ne ero reso conto. A volte "una" scrive una cosa; poi "mille" la contraddice -ma forse era novecentonovanta-; poi "centomila" mette d'accordo entrambe e trova una soluzione.
    Molto interessante, ma forse non è questo il senso del tuo post di oggi e forse sono io troppo terra terra per comprenderlo. Ci sta.
    Mi sembra giusto dire che chi ti accetta così come sei (altro che tolleranza, accettazione è ben altro) lo faccia per affetto ed empatia. Non capisco però che chi non ti accetta lo faccia per nostalgia e rancore. Intendi dire che non ti accettano solo quelli che ti hanno meglio conosciuta, poi abbandonata oppure da te sino stati abbandonati? Potrebbe essere anche uno come me, che ti conosce da poco, a non accettarti, non provando né nostalgia né rancore alcuno.
    Non è il mio caso, sta tranquilla. Non starei qui altrimenti.
    Psomoi Andrómeoi

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    1. No, la tolleranza non mi si addice. Non sopporto neppure il concetto. Riesco a sopportare per tempi minimi, poi devo necessariamente liberarmi e tornare ad un situazione che sia "accettabile" e non "tollerabile".
      Forse in questo siamo simili, Psomoi.

      Non parlavo di chi non mi accetta, ma di chi non sta. Cioè di chi, per una ragione o l'altra, non c'è o non c'è più. E quindi, probabilmente, vive di nostalgie o rancore.

      Chissà se sono riuscita a spiegarmi...

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    2. Sì, sei riuscita a spiegarti molto chiaramente. Avevo interpretato quel tuo "chi sta" come un errore di battuta, pensavo a un "chi ci sta", ma adesso è chiaro.
      Psomoi Andrómeoi

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    3. Me ne stavo a rimuginare nella mia testa sulle tue mille e una donna che si nascondono una dietro l'altra come scolaretti in fila indiana e mi è ritornato alla mente un ricordo di tanti anni fa, quando mia madre -mi ero appena iscritto all'Università- mi disse che aveva scoperto un nuovo me, diverso dalla decina che già aveva incontrato. "Sei come tuo padre. mi disse, me ne ero innamorata a diciotto anni, poi l'ho sposato e mi è passata. Dopo tanti anni ho scoperto di avere accanto un altro uomo, che non mi piaceva. È solo da poco tempo che ho trovato un terzo uomo, di cui mi sono innamorata a colpo. Ma tu adesso guai se glie vai a riferire quel che ti ho detto". Mi sembrò bellissimo, allora e ancor più adesso.
      Lo so che non c'entra niente col significato del tuo post, ma per me è un bellissimo ricordo.
      Psomoi Andròmeoi

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    4. Evidentemente dentro ogni essere umano (uomo o donna che sia) esistono moltitudini. Tua madre ne ha scoperte almeno tre nello stesso uomo. E' stata paziente e anche molto intelligente.

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  5. Malati di eclettismo, di voglia di tutto, siamo qua, io e i miei me, a leggerti curiosi. E questo ci basta (anche se non a tutti) ;)

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    1. E tra quei tutti, quei te a cui non basta cosa vorrebbero?
      Giusto per curiosità...

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    2. Ti vorrebbero diversa, ovvio. Come vorrebbero diverso me, questi altri miei me.. incontentabili... ;)

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    3. Ecco perché piaci..(a un sacco di me..)

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  6. "Una" non sei di sicuro. Molte te, più di mille. Con un comun denominatore: l'irriducibilità. Non guasta, un carattere forte piace a gente forte, per mettersi in una specie di colluttazione mentale con l'altra persona. A me piaci come sei, anche se so in partenza che devo pesare le parole con te, perché tra le più di mille c'è pure quella scorbutica assai, che non dorme mai, solo dormicchia, che salta su e fa tacere tutte le altre.
    Per un uomo sei un banco di prova, un termine di paragone, insomma non sei come le altre. E questo è un fatto incontrovertibile.
    Pablo

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    1. Le colluttazioni mentali mi piacciono quando sono ispirate, costruttive, affascinanti ed equilibrate. Non sopporto, come sai, le provocazioni vuote, le dietrologie appiccicose, i sospetti privi di senso.
      La scorbutica, a dirla tutta, forse non è una sola me. Forse ce ne sono diverse e sono tutte piuttosto intrattabili.

      Non sono come le altre?
      Me lo hanno detto diverse volte ma è completamente falso.

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    2. Visto che te lo dici da sola, la mia opinione è che ce ne sia qualcuna tra le mille che non è scorbutica, ma sono pochine.
      No, non sei come tante, sei diversa e non me ne importa un fico secco se te lo abbiano detto in tanti. Sei diversa: hai un paio di marce in più.
      Pablo

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    3. Ovviamente ce ne sono diverse di non-scorbutiche.
      Qualcuna delle mie me è un po' più gestibile e rassicurante, pacata e discreta. Ce ne sono anche di simpatiche, brillanti, ironiche. Insomma... ci siamo capiti.

      Sono diversa. Se lo dici tu.

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    4. Pensi veramente che tutte siano mille e forse più? O che abbiano un paio di marce in più? Molte hanno marce in meno, e tantissime sono "une" e basta. Trovata quella non c'è più niente da scoprire se non la noia. Con le tue gestibile, con la rassicurante, con la pacata, con la discreta, con la simpatica, con la brillante, con l'ironica, non ci si annoia mai. Basta star attenti a non svegliare le scorbutiche e le faticose nascoste un po' dappertutto. Un gioco da ragazzi.
      Buona notte molteplice.
      Pablo

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    5. In genere una donna è spesso mille e più persone insieme.
      Non è un gran novità.

      Con me non è proprio un gioco da ragazzi, ma comunque...

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    6. Era un'iperbole, perbacco!
      Comunque sempre meglio sfruguliare una delle tue scorbutiche che mettere la testa dentro le fauci di una leonessa affamata. Non trovi?
      E poi io sono coraggioso e sfacciato e le curve più sono pericolose più le faccio veloci, te capì?
      Pablo

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  7. In completa sintonia con ogni singola parola del tuo post, con le virgole e anche i punti. Meraviglioso. Buona serata. A.

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    1. Grazie cara A.
      Sono felice di trovare sintonia.

      [Poi, un giorno, mi dirai cosa nasconde quella A.]

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    1. vedo: cos'hai in mano? =D

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    2. Sorrido...
      Stasera ho vinto un giro di briscola.
      Non ti conviene!

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    3. "Sorrido"...
      ho vinto ;-)

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    4. un sorriso non è affatto poco =D

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  9. Meglio essere mille che unici e monotoni. Solo che però è difficile delineare i contorni del tuo carattere. Enon c'è cosa più affascinante del contenere moltitudini.

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    1. Lo so che non è facile catalogarmi. Non lo faccio di proposito. Il consiglio è quello di non tentare di farlo tanto sarebbe fatica sprecata.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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