23 ottobre 2014

Moglie e madre?

Non sono moglie né madre. Alla mia età? Alla mia età. Non so perché ciò dia più turbamenti agli altri che a me stessa. Sarà che ci si aspetta sempre che una persona giunta ad un certo punto debba necessariamente mettere su famiglia. Non che non ci pensi, sia chiaro. Ma mi limito al pensiero. Il salto verso una qualche concretizzazione non mi convince e non mi conquista. Ogni giorno sento colleghe impantanate a discutere di mariti, pranzi, liti, pannolini, pediatri, vomiti e maestre. Ore, ore ed ore spese a parlare di argomenti che non sento e non vivo. Farò loro persino pena perché non ho la loro esperienza ma, a quanto pare, non è che mi stia perdendo granché.

[foto by NataliaDrepina]

50 commenti:

  1. Io sono Marzia.
    Non "la moglie di...", tanto meno "la madre di..."
    semplicemente Marzia.

    (sottinteso: se non vi piaccio, non guardatemi!)

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    1. Temo che molte donne (non tutte, ovvio) si sentano "realizzate" (oddio, quanto odio questa parola!) solo in funzione di un marito o di un figlio. Mi chiedo spesso se questa interpretazione dell'esistenza sia compatibile con quella che sono. E la risposta è sempre la stessa: no.

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  2. Gli "anta" li ho già agguantati e non sono proprietà di nessuno, nemmeno di me stesso. Mio padre sosteneva argutamente che un uomo debba sposarsi prima di avere scollinato i trenta, altrimenti finisce la spensieratezza nel cercarsi una compagna e le si trovano tutti i difetti. Io dico che si sta troppo bene così: una ogni tanto, finché dura, poi basta. Impegnarsi tutta la vita e poi i marmocchi. I bambini sono bellissimi, quelli degli altri.
    Psomoi Andrómeoi

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    1. Io sono al principio degli "anta". Credo che oggi siano davvero pochissimi gli uomini (ma anche le donne) che scelgano di sposarsi prima dei trenta anni. Mi fanno decisamente paura quelli che lo fanno, onestamente. Non riesco a capire perché.
      Io ho una relazione stabili da alcuni anni. La logica "una/uno ogni tanto finché dura" mi fa un po' tristezza. L'impegno non mi spaventa e non mi ha mai spaventata.

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  3. Certi cattolici ingombranti sostengono che un uomo/una donna diano un senso alla propria vita solo col santo matrimonio e il concepimento di figli, e dato che odiano i contraccettivi pillolacei o gommacei diremmo di tanti figli, quanti un utero benedetto da un aspersorio il giorno della sante nozze possa buttarne fuori. Una tremenda e schifosa bugia. Ci si sposa per consuetudine, non per amore. I figli vengono anche se non li si gradisce. Non vengono quando si fanno salti mortali per procrearli, ma oggi ci sono millanta modi per farli e poi ci sono sempre quelli già confezionati e magari abbandonati da proteggere, crescere e colmare di attenzioni e di amore.
    Insomma sei donna non perché scarichi figli dal tuo utero, ma perché hai una sensibilità femminile che io non ho. Sono un uomo perché penso e agisco da uomo, come Cartesio insegna.
    E di chi la pensa in altro modo me ne frego allegramente.
    Pablo

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    1. Potrebbe anche darsi che molte delle ragazze/donne che conoscano mirino al matrimonio e ai figli solo perché hanno alle spalle un'educazione molto cattolica e tradizionale. Anche io vengo da una cultura del genere, ma credo di non funzionare e non ragionare come loro.

      Sono donna a prescindere da un marito e da un figlio, questo l'ho scritto anche sopra.

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  4. Pensa che molte donne non lo sono più, ridottesi spesso ad essere solo moglie e/o madre.

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    1. E' una delle cose che più m'inquietano: notare che alcune donne di mia conoscenza si annullano del tutto per potersi dire mamme e mogli. E loro dove sono finite?

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    2. Molte finiscono molto male.
      Depressione.
      Quando finisce il ruolo (madre e/o moglie) al quale si erano ridotte.

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  5. Matrimoni che, tra l'altro, durano dai sei mesi a due anni, con mariti - che Dio la mandi buona a voi donne - moderni fidanzati con se stessi ed improbabili. Uomini che se vi vogliono bene si lamentano vicino ad altri alle vostre spalle - ed io ne sento tristemente in parecchi-. E se poi ti lasciano con i marmocchi al seguito? No, credo che non ti perdi niente.

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    1. I matrimoni fragili sono tanti. Probabilmente in molti si sposano pensando di essere all'altezza di un certo tipo di rapporto e di vita. Forse non riflettono a sufficienza o credono in buona fede di essere tagliati per essere buoni coniugi e buoni genitori. Poi falliscono. E si lamentano e magari portano avanti rapporti matrimoniali solo perché non saprebbero come cavarsela altrimenti.

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  6. Alcune scelgono di definirsi attraverso la famiglia, altre attraverso il lavoro. Io spero di appartenere alla seconda categoria (belle parole dette da una disoccupata!).

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    1. Il lavoro non esclude la famiglia. E la famiglia non esclude il lavoro.
      Ammiro chi riesce a portare avanti entrambe le cose.

      Sarai disoccupata per poco, non preoccuparti.

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  7. Io non sono marito di nessuno ma convivo con la mia compagna che è anche la madre di mia figlia, che è come essere un marito. Già l'amore di per sè è una grandissima rottura di palle, detto con ironia ma anche con una certa attinenza alla realtà, è poi ovvio che l'amore "incatenato" al sacramento o come nel mio caso impantanato nel quadro di una convivenza non sempre semplice da gestire può a maggior ragione complicare la digestione. Ma essere genitori è un'altra cosa. Perchè non si è quelli di prima con qualcosa in più con cui fare i conti, si è qualcos'altro nella sostanza e quel quid, quel valore che si aggiunge al complesso di emozioni di uno che diventa genitore, che si attacca alla corteccia dello spirito senza mollarla più, non lo può comprendere chi genitore non è. Non è come dire che non si è attratti da un viaggio che non si vuol fare ipotizzando quello che vi si troverebbe, è un viaggio interiore che finchè non lo hai fatto non ne puoi veramente parlare con cognizione di causa. Quindi per quanto comprenda la perplessità di chi non è genitore nel sentir parlare della quantità innumerevole di incombenze che quel ruolo implica, mi sento di dire che è una esperienza che non ha a che fare con la'more spicciolo tra due esseri umani ma con qualcosa di totalizzante che ha un senso solo nel momento in cui ci sei dentro.

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    1. No, chi non è genitore non può capire fino in fondo cosa sia. Ma il mio discorso, forse, è leggermente diverso. Per questo ti chiedo: tu saresti diverso da te se non fossi padre? Non conosco molto il mondo della paternità perché sono praticamente assediata solo da madri. E a volte mi sento sfinita dai loro discorsi, dalle loro lagne, dalle loro recriminazioni. Qualcuna si maledice platealmente e quotidianamente da un "chi me l'ha fatto fare".
      Appunto: perché farlo se non si è pronti o sicuri o grandi abbastanza?

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    2. E' questo il punto, io sono padre, e non so concepirmi diversamente, non è un abito che puoi mettere nel cassetto neanche ideologicamente, neanche ipotizzandolo. E' come se io ti chiedessi se saresti diversa da te stessa se fossi te stessa. Sei tu e basta e non riesci a ipotizzare qualcosa di diverso. Però certo non sono sempre stato padre e ti dico che quando ho appreso che lo sarei diventato, pur aspettandomelo, in quel medesimo istante, nonostante una normale fase di riassestamento mentale iniziale, da subito ho sentito di non esser più quello di prima, ma più di prima. E’ come una illuminazione che ti prende e non va più via. Lasciando stare le lamentele spicce, specie quelle sulla libertà di fare o non fare cose che non si hanno più tempo di fare a volte, o quei spicopatici che fanno figli e abbandonano, in un contesto di sanità mentale l'essere genitore non toglie libertà, dà un senso al concetto di libertà, a un livello più profondo.

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    3. ...volevo dire...come dire se saresti diversa da te stessa se NON fossi te stessa

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    4. Però qualcuna l'ha presa nel primo commento; ha dato il meglio nel secondo. Quindi, non essere intransigente, su! Come stai cara? Un saluto, Jean Claude.

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    5. Il dimostrare di non essere un robot è una punizione per gli anonimi? Anche per quelli che ti seguono da tanti anni? Considera che non ho più la vista di una volta, non farmi fare questi esercizi.

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    6. madonna ho scritto quei psicopatici in vece di quegli!!! vado a buttarmi giù dal molo :)

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    7. Ma come? Quest’io che mi porto appresso intercede per te presso il soviet M.S.E. (Mia Sintassi Euridice) e quel tu, smarrito nei meandri dell’ortografia, s’indigna?

      Replica.

      Compagno sei chiamato dalla Storia a evitare l’indignazione, perché M.S.E è occasione di crescita personale, per una cittadinanza critica e consapevole, evitando a noi tutti di farci cadere nei classici topos della sinistra italiota.
      Qui non si fa mera opposizione di principio alle proposizioni scorrette, per M.S.E. non esistono periodi di transizione per la nostra lingua. Si ricordi, quindi, che il suo socialsciovinismo è inutile, anzi inammissibile!
      Dunque, si rialzi, non si lamenti - come un controrivoluzionario qualunque – poiché la sua risposta è quanto di più grave e inappellabile si possa costituire come argomentazione!
      Buttarsi dal molo? Ma scherziamo! Se tutti coloro che scrivessero come lei si buttassero dai loro reazionari moli, chi resterebbe al sopracitato M.S.E. da educare?
      La sua proposta è stata quindi definita poco seria, semplicemente puerile.
      Saluti alla resistenza sintattica tutta.
      Jean Claude.

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    8. Ankio sono socialsciovinistaaa..annonima reagenta

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    9. Non sei un robot, Jean. E quella antipatica procedura è stata disattivata da un bel pezzo qui. Nessuno dovrebbe visualizzare i cosiddetti "chapta". A te capita di dover riconoscere dei caratteri prima di procedere alla pubblicazione del commento?
      Mi spiace.

      Questo M.S.E. mi sembra interessante. Anche se non so esattamente quale ruolo e quale rilevanza abbia. Mi spiegherai.

      Ma attento alle "annonime"!

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    10. Sì so che li avevi disattivati. Quando mi è capitato di scrivere non li avevo più trovati infatti. Questa volta sì è capitato. Ma sono leggibili. Una volta erano davvero irritanti.
      Ma se quello è un Manifesto per M.S.E! Ho già scritto molto su cosa sia.
      L'annonima immagino sia ironica. Anche se nel contesto M.S.E. si tratta evidentemente di una menscevica della nostra lingua. Insomma, una martoviana.

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    11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    12. Scusate se mi intrometto. In effetti comprendo di aver fatto casini ortografici di un certo spessore :) e aver prestato davvero poca attenzione, tuttavia leggendo la replica mi è passata la voglia di buttarmi dal molo, forse c'è gente che sta peggio :)

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  8. da una parte non riesco a darti torto...

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    1. credo che molto di quello che si vede in giro sia esagerato... ma sono sempre pareri personali.

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    2. stiamo parlando di donne/madri.

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  9. La buona riuscita di un matrimonio si fonda su tre caratteristiche fondamentali: bisogna essere sordi, muti e ciechi :-)

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    1. Non credo sia molto saggio quello che dici.
      O forse sì?

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    2. Era solo una battuta...:-)

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  10. l'importante è che siano vere scelte e non più o meno velate costrizioni. Questo sia che si decida in un senso che nell'altro.
    ml

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    1. A volte, magari, possono esserci anche contingenze varie.

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  11. Davvero non ti affascinano pannolini pieni e vomiti a spruzzo?! Quasi non ci credo ;-)
    Quoto massimolegnani: poter scegliere, sempre!

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    1. Perché c'è qualcuno che resta affascinato da pannolini pieni e vomiti a spruzzo?

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    2. Forse quelle mamme che ne parlano in continuazione ;-)

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    3. Più che affascinate a me sembrano stremate.
      Ma è solo la mia sensazione...

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  12. Non m'era piaciuto l'epilogo del post ("non è che mi stia perdendo granché") ma in qualche risposta hai corretto il tiro.. l'importante è non generalizzare affermando che tutte le mogli/mamme annullano la donne che è in loro. Ci sarà chi lo esalta quell'essere donna, chi lo vive in altra maniera, chi ne è meravigliosamente felice, chi impara ad essere madre, padre, moglie, marito senza ubbifdire ciecamente ad una convenzione. Nelle nostre diversità credo ci si debba considerare sempre deficitari e non superiori. Io sono marito ma non padre. Probabilmente avrei voluto esserlo ma il destino decide a suo piacimento e io mi godo la mia libertà. Non sto certo a piangermi addosso, ma neanche a ribadire di essere più fortunato di non aver a che fare con pannolini o figli che rientrano alle tre di notte magari. E l'idea non deve convincerti o conquistarti. E' un puro stato di cose, di combinazioni, eventi, incastri. Quello che ci guida giorno per giorno. ;)

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    1. Non so, io parlo per quello che vedo/sento. Mi sembra che molte mamme (visto che coi papà ci parlo poco) si siano dimenticate in fretta di essere anche donne e magari anche altro.

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    2. C'è che a volte - e vale anche per me, sia chiaro - parliamo per quello che vogliamo vedere/sentire, e questo mi sembra uno di quei casi.. ;)

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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