16 settembre 2014

I territori della pazienza

I territori della mia pazienza sono mutati col tempo. L'età, e ciò che l'accompagna, ne hanno dilatato i confini. Ho imparato lo splendore incontaminato dell'attesa, i cangianti respiri del silenzio oltre al potere immane di lasciar vivere chi vive. Non manca, però, l'impressione di non riuscire ad oltrepassare certi limiti. Perché la pazienza è comunque un patire e la sofferenza, per quanto sostenibile, non può divenire il sottofondo di un'esistenza. Ecco perché, mi dico, non sono obbligata ad aver pazienza sempre e con chiunque. La tolleranza non mi appartiene poiché prevede sopportazione e, onestamente, non sono disposta a sopportare ogni cosa.

[foto by ashsivils]

20 commenti:

  1. Io sono di quelle sempre tolleranti e quando, a ragione, esplodo poi mi sento in colpa...

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    1. Beata te!
      Io riesco a reggere fino ad un certo punto.
      Poi non posso non esplodere.

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  2. Meglio che non dica (scriva) nulla, in quanto non ho quasi mai avuto pazienza. Tolleranza ancor meno. Non che ne vada orgogliosa, tutt'altro. Ma tant'è.

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    1. Anche io, un tempo, ero un'impaziente.
      Poi, come ho scritto, l'età e ciò che l'accompagna mi hanno portata ad averne di più. Senza forzature.

      Credo che la pazienza si impari, per cui credo che anche tu, un giorno o l'altro, potrai diventare più paziente.

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  3. più che pazienza mi sembra autocontrollo che ti costa una certa fatica.
    non che sia un difetto :-)
    ml

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    1. Non è autocontrollo, massimo.
      E' semplice accettazione di determinate situazioni, senza fare fatica.
      E' una presa d'atto, non una forzatura.

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  4. Il termine tolleranza non mi appartiene, lo usano spesso i preti per mimetizzare il loro odio. Lasciare liberi gli altri di essere belli o brutti, questo sì. Alla tolleranza preferisco l'indifferenza, perché certe dinamiche mi permettono di realizzarla senza alcun senso di colpa. Se invece la stupidità raggiunge livelli troppo violenti allora scatta il rifiuto più granitico, sostenuto da una indomabile lotta di opposizione e resistenza. E' in quest'ultima frase che dimora la mia pazienza.

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    1. Neanche io sopporto il concetto di tolleranza perché la tolleranza è solo un modo più "moderno" per indicare la sopportazione ma non ha nulla a che vedere con l'accettazione.

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  5. Tolleranza zero, la mia. Soprattutto nei confronti di chi ruba il mio tempo e le mie già scarse energie. Condivido tutto quello che hai scritto.

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    1. Grazie per la condivisione, Massimiliano.

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  6. La pazienza ha un limite, si mormora. La mia ha limiti assai brevi, per esempio. Io questo lo so bene e cerco di riflettere ogni volta prima di ingaggiare un confronto, perché poi so che potrebbe andare a finire a pezze sul muso. Penso che prima di esprimere qualsiasi giudizio negativo si debba almeno essere sicuri di quello che si dice e non basarsi su ipotesi del momento o sensazioni a fior di pelle.
    Pablo

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    1. Sì, la pazienza ha sempre un limite. Il mio l'ho descritto nel post.
      Scrivi: "prima di esprimere qualsiasi giudizio negativo si debba almeno essere sicuri di quello che si dice e non basarsi su ipotesi del momento", parole sante, ma evidentemente difficilissime da mettere in pratica.

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    2. Vale per entrambi, pensaci bene.
      Pablo

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    3. Ci posso pensare quanto vuoi, ma la situazione non cambia.

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  7. la pazienza in effetti, è una virtù...

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  8. Riassunto diventa: una volta mi arrabbiavo più spesso, ma anche adesso ogni tanto mi vengono i cinque minuti.

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  9. "Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all'errore. Non resta che perdonarci vicendevolmente le follie" (Voltaire). A proposito di virtù.. ;)

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    1. Ma quanto sei saggio di recente.
      Cosa è successo?
      Sorrido...

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.