4 settembre 2014

Fai bene e scorda

Fai bene e scorda. Lo diceva spesso mia nonna. A cui faceva da contrappeso fai male e pensa. Perché del bene fatto ci si deve necessariamente dimenticare. Forse perché a ricordarlo basta chi lo riceve. Chi fa bene non può permettersi troppa memoria né il diritto di sentirsi in credito. Si fa e si tace. Si fa e si cancella. Nello stesso identico istante. Non so quanto di cristiano ci sia nelle parole di mia nonna, ma voglio pensare che il bene fatto o da fare non abbia dèi alle spalle né comandamenti a puntello. E' un atto che prescinde dal cielo e dalle sue leggi. Per questo è meglio lasciarlo precipitare come se non ci fosse mai stato.

[foto by ENZZOK]

30 commenti:

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    1. Sagge nonne.
      Qualcuno dice che i vecchi non dovrebbero mai morire. E forse questo qualcuno ha ragione.

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  2. concordo, il bene deve essere questione di terra, non di cielo.
    e non deve essere sbandierato.
    ml

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    1. No, non deve essere sbandierato né pubblicizzato né ostentato.
      Si fa e si tace. Appunto.

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  3. "Ciò che dai è tuo per sempre, ciò che tieni è perduto per sempre" dice il Corano.

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    1. Un principio molto francescano, tra l'altro.

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  4. Una persona sentita di recente (forse a La Zanzara di Cruciani?) diceva che possono fare bene (beneficenza) solo coloro che riescono e che riusciranno a sostenere la mancanza di gratitudine.

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    1. La persona che hai sentito di recente potrebbe aver ragione.

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  5. Fai bene e scorda è una massima che dovrei applicare sempre alla mia vita in ogni suo contesto. Fai al meglio un lavoro e non stare a compiacertene, anche, per dire.
    E dovremmo applicarla anche come "popolo": imparare a fare bene e scordarlo all'istante, per non stare ad aspettare un riconoscimento...

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    1. Infatti credo che la mia nonna per "fai bene e scorda" non intendesse "fai beneficenza e scorda", ma "comportati bene, fai del tuo meglio, dai tutto quello che puoi e scorda".
      Applicare questo principio alla vita di ogni giorno è piuttosto difficile. Soprattutto la parte che prevede l'atto di scordare tutto.

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    1. Sei tanto cara, ma non ce la faccio proprio.
      Mi spiace.

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  7. Ma il libro della Tartt? Ero interessato al tuo parere. Ancora le tue idiosincrasie per i libri troppo voluminosi? Ho guardato su Lankelot, ma finisco sempre per piantarmi sulla foto con la camicia rossa, e non andando avanti non leggo le recensioni.
    Paolo de Benedetti, a proposito di persone sagge, sostiene che un libro dovrebbe essere scritto in modo tale che, una volta pubblicato, nel caso in cui dovesse cadere su un piede, non dovrebbe far male alcuno. Ovviamente parla dell’attualità , perché non si potrebbe portare tale argomentazione né per dostoevskij né per tolstoj. Forse sarai d’accordo con quel meraviglioso vecchietto.
    Un caro saluto, Jean Claude.

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    1. Ma quella virgola tutta sola? Accidenti: mea culpa! E adesso? Proverò a dormire comunque.

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    2. Ho letto alcuni capitoli di quel libro quindi non posso dirti molto a parte qualche sensazione. La mia idea non è molto diversa dal solito: sicuramente "Il cardellino" è un libro imponente e ciò mi ha depresso fin da subito. In generale penso che la storia funzioni e che i personaggi siano molto ben strutturati, il problema è la quantità di parole che la Tartt utilizza. Avrebbe potuto usarne la metà per raccontare le stesse identiche cose. Conosci la mia idea: dire tanto con poco. Lei dice tanto con tantissimo. E' uno sperpero di risorse che non capirò mai.

      Ogni volta che leggo autori così prolissi non posso non pensare alla bellezza della sintesi della Kristof, che tu mi hai insegnato. In un racconto di una sola paginetta lei sa addensare un mondo intero. Come faccio ad innamorarmi della Tartt?

      Il libro che leggo ora (devo ancora iniziarlo, a dire il vero) mi è stato inviato dall'autore stesso, Iacopo Barison. Sembra un giovane talento emergente. Non so. Lo leggerò e ne parlerò un po' con lui. Poi deciderò se sarà il caso di recensirlo o meno.

      Problema virgola solitaria: non preoccuparti, farò finta che non sia tanto sola.

      Devo cambiare foto?

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  8. Sul giovane talento emergente citerò una mia “vecchia” amica: “ Sei tanto cara, ma non ce la faccio proprio”.
    Dire tanto con poco, mi trovi d’accordo. Ci sarebbe un testo che è perfetto in tal senso: l’Evangelo secondo Marco con una buona traduzione, mi raccomando.
    Se togli la foto togli anche un mio ottimo motivo per andare su Lankelot. Faccio il piacione hai visto?

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    1. "Non ce la faccio proprio...". Mi è capitato di dirlo qualche mese fa alla responsabile di una casa editrice (Socrates di Roma) grazie alla quale ho conosciuto il meraviglioso Christian Bobin. Dopo avermi fatto scoprire questo meraviglioso scrittore, ha avuto la bislacca idea di inviarmi il libro di una scrittrice tedesca. Ci ho provato, ma "non ce l'ho fatta proprio" e gliel'ho confessato apertamente. Lei ha compreso perfettamente.

      L'Evangelo secondo Marco mi manca. Oltre a molto altro, ovviamente.

      Non ho detto di togliere la foto, ma di cambiarla. Forse quella che c'è ti turba?
      (Vedo che fai il piacione, ma mi sembri divertente...)

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  9. Ecco, brava, se mi segnali autori che scrivono di, per dirla male, temi religiosi, mi fai molto piacere. Non conosco Bobin, ma voglio sapere assolutamente perché si meriti l'aggettivo di meraviglioso. Devo mettermi al passo.
    In realtà la mia era una citazione più vicina nel tempo: delle 10.52 di oggi per l'esattezza. Era la tua risposta a Wannabe - sei distratta, così mi rovini le battute!

    La sola idea di una nuova foto mi entusiasma, ma temo che il risultato non cambierebbe: finirei per piantarmi ugualmente.
    Immagino che in quanto piacione non possa apparire altro che divertente (sei stata molto carina a usare questo eufemismo).
    Mi interessa molto questo tuo lavoro (?) di recensore. Ogni tanto raccontamene. Come oggi. Ciao.

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    1. Ops... non avevo minimamente notato che la tua era addirittura una mia citazione. A questo punto devi spiegarmi perché hai espressamente sottolineato quel "vecchia". Non è molto elegante da parte tua!

      Bobin ti piacerebbe, secondo me. Ne ho scritto un po' su Lankelot. Ti suggerirei L'uomo che cammina e Francesco e l'infinitamente piccolo.
      Mi dirai.

      Allora proverò a cercare un'altra foto, magari sortirà effetti diversi.
      Come piacione sei divertente, certo. Cosa avrei dovuto/potuto dire?

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  10. Che fai? Oggi mi cadi nel “ciocca per brocca”?
    Il virgolettato non sottolinea, anzi! Non mi permetterei mai confidenze di tal fatta.
    Ti ringrazio del suggerimento. Ma voglio ricambiare. Non so quali, per dirla con ghezzi, cinemi frequenti, ma ti mando una recensione di un mio amico – scrive su Gli spietati – che tratta di un film documentario che passano proprio questa sera su rai 5, ma che trovi anche qui: https://www.youtube.com/watch?v=-1IRJ7_JaqE
    Ecco la recensione: http://www.spietati.it/z_scheda_dett_film.asp?idFilm=2246
    Vinse nel 2009 il TFF. Se avrai voglia in futuro di visionare qualche film lungo, noioso, senza musica né troppe parole (ovviamente senza un minimo di diegetica) chiedi pure: ne ho in quantità. Non è il caso di questo film documentario.
    Un’altra foto? Così fai la mia felicità da feticista di Euridice. Sei molto carina ad alimentare le mie perversioni.
    Ah, avresti potuto dire “ridicolo”, “divertente” è un ottimo compromesso, grazie.

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    1. Non sarò stato invasivo spero? Facevo il piacione, ma con una certa discrezione.

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    2. No, non sei stato invasivo. Un piacione discreto.

      Lankelot, tra l'altro, ha seri problemi tecnici per cui potrò cambiare la foto solo tra qualche giorno.

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    3. Ma dài! Accondiscendi ad un mio desiderio? Mi fai tutto contento così: viziatissimo.

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    4. Perché no?
      E' solo una foto, alla fine.

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    5. Come sei prosaica. Un po' mi fa ridere darti della prosaica...proprio a te.

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    6. E allora non darmi della prosaica!

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  11. Le nonne hanno tanta esperienza alle spalle e, se hanno avuto occhi per guardare, orecchie per ascoltare ed un cervello per pensare, allora sono fonte di insegnamento preziose come l'oro. In caso contrario, saranno fonti da cui apprendere ragionando sulle comunque mille esperienze più di noi. Il tempo è un crudele insegnante che prima ti offre la lezione e solo dopo te la spiega.

    Dovremmo sempre ascoltare ciò che gli altri hanno da dirci, soprattutto se hanno visto molte più cose di quante noi riusciamo ad immaginarne.

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    1. Con mia nonna, quella da cui ho imparato parecchio, litigavo molto spesso. Questione di età e di punti di vista. Ed anche di una certa "capa tosta" che, in fin dei conti, devo pur aver ereditato da qualcuno.

      Ascoltare è una dote che si perfeziona col tempo. Credo che si nasca senza.

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  12. "non sappia la mano sinistra..." qualcosa di vero c'è nelle religioni. E queste verità non arrivano dal cielo.

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    1. Certe verità arrivano da molto più lontano, infatti.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.