12 settembre 2014

Chi pensa di sapere e non sa

Le critiche sono sane. Non so chi l'abbia detto ma credo avesse ragione. Ma cosa farsene di una critica senza senso? Come sempre non reggo lo schianto contro chi pensa di sapere e invece non sa o quel poco che sa lo sa male. E' come impattare contro il classico muro di gomma. Ed è uno sport di cui ho imparato a fare a meno da tempo. Posso tentare qualche approccio per ricondurre il dialogo verso un ragionevole confronto, ma se dall'altro lato continuano ad affiorare concetti sconnessi e recriminazioni prive di logica, non posso far altro che distaccarmi. Se al tutto si unisce anche l'ottusa incapacità di ascoltare, non mi resta che ritirarmi. E farlo in silenzio.

[foto by adnrey]

30 commenti:

  1. In una conversazione, quando intuisco di aver davanti questo esemplare, smetto di argomentare, improvvisamente e attacco con; - Eh! Già, d'altra parte è così, qui una volta era tutta campagna..."

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  2. Un vignettista italiano propone di rispondere con il menefreghismo. Usa un termine più colorito a dire il vero. Comunque, il silenzio a volte è l'unica risposta possibile.

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    1. Fregarsene. Una soluzione magica.
      Il mio silenzio non è che una forma di fuga.

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    1. Dal mio pulpito, ovvio.

      Comunque: mi chiedo perché tu, dopo aver sputato veleno su di me in altri luoghi, abbia la sfacciataggine di venire sul mio blog a lasciare commenti. Ma non ti vergogni neppure un po'?
      Sai: io leggo e non dimentico. Per tua sfortuna.

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    2. Sei una donna di una certa età vedo.
      Peccato che la tua età non ti porti ad essere né saggia né particolarmente perspicace.

      Comunque sei invitata a non venire più sul mio blog. Te ne sarei infinitamente grata.

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  4. Quale dialogo?
    Il dialogo si basa su una dialettica tra due interlocutori, ciascuno del quale ha proprie mappe semantiche e sistemi valoriali, credenze, morali.
    Se il dialogo arriva a tali sistemi incompatibili non potrà portare ad alcun effetto se uno o entrambi gli interlocutori non rivedono, non modificano i loro assunti, almeno in parte.
    Il dialogo diventa un dialogo ... tra sordi.
    Gli ego intervengono e cercano di difendere la propria posizione per sé.
    Il dialogo diventa scontro o cessa.

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    1. In effetti non è stato un dialogo.
      Somigliava di più a una sorta di aggressione verbale da cui preferisco distaccarmi immediatamente.
      Non riesco proprio a reggere certe situazioni.

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  5. Essere predisposti a ricevere critiche e a discuterne è fondamentale. Criticare è facile. Dire qualcosa di diverso dagli altri è semplice, a volte basta cambiare la punteggiatura. Ascoltare una critica è difficile. Discuterne ancora di più. Si tratta di contrapporre la propria opinione a quella di altri. A questo punto se, per concezione o per abitudine, non si è educati a ricevere e a come ricevere critiche si va al cozzo frontale dove poi si devono contare i cocci, molteplici, dolorosi il più delle volte e purtroppo spesso non più ricomponibili in un oggetto che abbia un senso.
    Odio le persone che stanno in cattedra per dispensare critiche, che poi -questa è la mia esperienza- non sopportano che se ne faccia a loro. È un po' un luogo comune, ma il criticone di solito è il meno criticabile perché non ne accetta. Forse perché si ritiene superiore per grazia ricevuta.
    Pablo

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    1. Criticare basandosi su fatti e conoscenze certe ha un senso. Ma sparare sentenze e strali senza avere chiara la situazione mi sembra particolarmente scorretto.
      Sarebbe stato molto più logico e di buon senso cercare prima di capire come stanno le cose e poi, eventualmente, avanzare dei dubbi e, per l'appunto, delle critiche.
      In questo modo ci si distrugge e basta.

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  6. Io so di non sapere.
    La prendo in prestito da "qualcuno".

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  7. "A volte, alla stregua di un ragionamento ineccepibile, non si può rispondere che con una bastonata" diceva, mi pare, Campanile.

    Qui si parla della differenza delle critiche costruttive, rispetto alle critiche inutili.
    Quelle inutili vanno prese, accantonate in un angolino e "aggiungerle alla lista di cose di cui non me ne può fregar di meno". Nel mentre, ovviamente, si deve annuire con fare serio ed accondiscendente. u_u

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    1. Infatti ho aggiunto quelle critiche alla "lista di cose di cui non me ne può fregar di meno" che sta diventando chilometrica, tra l'altro.

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  8. Nooo, assolutamente questo tipo di persone conviene farle crogiolare nella loro inutile ragione e regalare loro qualche attimo di soddisfazione nella loro scialba giornata.

    Noi, illuminati, continueremo a vivere sereni appena voltati...

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    1. Rido...
      Infatti, alla fine, le ho dato ragione.
      Le ho detto che era colpa mia, tutta colpa mia.
      E poi basta.
      Silenzio.

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  9. Non c'è niente di peggio di una critica buttata lì tanto per dire qualcosa. Non ha proprio senso.

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  10. hai ragionissima, se le critiche sono fatte con la roncola.
    Però che nei blog il difetto maggiore non siano le critiche immotivate, ma la quasi totale assenza di osservazioni negative ponderate.
    possibile che ci spertichi sempre in elogi e non si trovi o non si abbia la franchezza di far notare nemmeno una virgola fuori posto?
    ml

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    1. Nei blog non si critica ma si offende, si insulta, si vomitano perfidie e tanto altro.
      No, nei blog le critiche non esistono.

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    2. Spesso si riesce a discutere con raziocinio, anche partendo da punti di vista differenti. Il confronto ci sta. Poi capitano anche a me gli imbecilli. Quando posso li depenno o, alla peggio, ignoro.

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    3. Come ho scritto poco sotto a massimo, anche io cancello dei commenti.
      Capita di rado, ma capita.
      Il post che leggi è il post n. 630.
      Questo vuol dire che ci sono diverse migliaia di commenti. Ad oggi ne avrò cancellati una decina, forse meno.

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  11. Mi sono sfuggite le offese ma probabilmente cancelli i commenti maleducati.
    Forse se li lasciassi sarebbero boomerang per gli autori.
    ml

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    1. Le regole per i commenti sono scritte qui in basso.
      Cancello i commenti indesiderati, i commenti volgari, i commenti "bestiali".

      Dei boomerang mi interessa poco o nulla.
      Il blog è un po' la mia casa e non voglio che qualcuno la rovini.

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  12. QUI un mio post dal titolo "La rete è per sua natura estremista?".

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    1. Sì, temo che la rete sia estremista.
      Forse perché qui viene facile inveire o forse perché si può muoversi con molta più libertà che fuori di qui.

      Non voglio rivangare storie vecchie a cui non voglio pensare, ma so per esperienza che ricevere insulti pubblicamente su un blog (anche se poi quegli insulti vengono cancellati) non è un'esperienza gradevole né dimenticabile.

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    2. Gli insulti rivolti a me non li ho mai cancellati. A che pro cancellarli? Gli altri si devono rendere conto. E non ho mai ribatutto agli insulti, non perché sia un vigliacco, ma perché quelli che insultano non aspettano altro che la rissa. Il miglior modo per farli incazzare e ignorarli del tutto.

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    3. Molti degli insulti rivolti a me non erano su questo blog per cui non potevo cancellarli, anche volendo. Li ha cancellati l'autore degli insulti probabilmente per cattiva coscienza e per non mostrare al mondo che genere di personaggio sia davvero.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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