29 settembre 2014

Chi di parole si nutre

Le parole ci sono e, fortunatamente, sono un'infinità. Eppure usarle nella maniera più efficace rimane arte di pochi. E parlo di ciò che ascolto e incontro ogni giorno. E parlo di chi per dire ciò che vuol dire fa una fatica indicibile. Il pensiero deve esserci e deve esser pur chiaro ma tradurlo in una frase lineare e luminosa diviene spesso un inciampo. Dire appare semplice, essere compresi non lo è altrettanto. Lo scorrere fluido di parole che diano corpo e sostanza ad un concetto, qualunque esso sia, si trasforma per qualcuno in una salita affannosa e contorta. Comunicare stanca? Conoscere ed usare le parole migliori è privilegio di chi di parole si nutre: non v'è dubbio.

[foto by BrokenStairway]

29 commenti:

  1. Quello che conta è pensare in modo semplice, non contorto. Poco importa la grammatica e la sintassi, gli apostrofi e gli accenti, il pensiero li ignora, ma la linearità di un concetto, la semplicità del discorso sono fondamentali. Si prende un'abitudine che si trasmette inevitabilmente nello scritto. Là occorre la grammatica e la sintassi, gli apostrofi e gli accenti. Ma questa roba si apprende dai libri, mentre la chiarezza del pensiero e la semplicità non si apprende in nessun libro e in nessun corso accelerato.
    Pablo

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    1. I pensieri sono per lo più chiari e lineari. La parte difficile può essere dare corpo a quei pensieri traducendoli in linguaggio. Credo che scrivere aiuti molto a dominare le parole, anche quelle pronunciate. Molto più utile risulta, a mio avviso, la pratica della lettura.
      Credo che chi legge poco e scrive ancora meno (e male) abbia molte più difficoltà ad usare in maniera efficace le parole.

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    2. Che poi non è detto: penso a Michele Serra che scrive da favola e in pubblico brancola (ma potrebbe essere anche questione di emotività) o a Gramellini, gran bell'oratore ma dalla scrittura barocca). Il mix ideale potrebbe essere Baricco, che (mi) affabula sia a chiacchiere che su carta stampata.. ;)

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    3. Parlare e parlare in pubblico sono due entità diverse.
      Credo che il fattore emozionale possa determinare qualche impaccio a chiunque. Esclusi coloro i quali hanno fatto della comunicazione pubblica il loro vanto e la loro vita. E penso ai politici o alla gente del mondo dello spettacolo.

      Di mix ideali ce ne sono moltissimi.

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    4. Ecco appunto: la lettura. In Italia si leggono pochissimi libri di un certo livello, ma forse dovrei dire che in Italia sia legge poco e basta. Leggono quasi solo donne, gli uomini leggono di solito solamente giornali sportivi. Se non si legge non si impara a scrivere, ma bisogna saper leggere, leggere bene cioè non a casaccio e di autori scarsi.
      Pablo

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    5. Sì, il tuo blog.
      Pablo

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    6. Leggo anche molte altre cose interessanti: libri di scienze, saggi filosofici anche se divento scemo per capirli e romanzi. Quasi tutti in tedesco, ma io vivo qui e uso questa lingua per lavoro e per necessità.
      Poi non credo che la letteratura tedesca abbia da vergognarsi di fronte a quella italiana, soprattutto la più recente,
      Insomma proprio ignorante e sprovveduto come sottilmente insinui tu non sono.
      Pablo

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    7. Non insinuo nulla.
      Ho solo chiesto se leggessi.

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  2. Inevitabilmente il tuo post mi ricorda José Saramago, più precisamente alcuni suoi passaggi contenuti nel libro "Di questo mondo e di altri", in cui in modo magistrale descrive cosa sono le parole. Credo tu lo abbia letto, evito il copia incolla per intero, ma ti lascio giusto poche righe che riassumono, credo, ciò che intendi tu e su cui mi trovo d'accordo:

    "Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare.
    Cadono su di esso le parole. Tutte le parole. Quelle buone e quelle cattive. Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane."

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    1. errata corrige: Di questo mondo e DEGLI altri.
      (Pardon)

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    2. Non ho letto quel libro di Saramago. Ne ho letti altri, ma non quello che citi.
      L'immagine delle parole che cadono sul silenzio è meravigliosa e molto azzeccata. Altrettanto interessante è il principio secondo il quale solo alcune della parole che cadono sul silenzio danno frutti.

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  3. Sono convinto che l'ignoranza dilagante nell'ambito della lingua italiana sia la causa principale della mancanza di comunicazione, o (peggio ancora) dei fraintendimenti comunicativi infiniti che si creano ogni giorno.

    Andrea

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    1. Sono d'accordo con te, Andrea.
      La scarsa attenzione che si dedica allo studio e al rispetto della lingua italiana, o della lingua in genere, determina difficoltà comunicative piuttosto serie.
      Purtroppo il fenomeno non sembra particolarmente intercettabile eppure esiste. Basterebbe mettersi ad ascoltare con maggiore attenzione il "modo" in cui le persone parlano.

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    2. Credo che la gente non se lo ponga neanche il problema. E quindi non puoi risolvere un problema che non sai di avere.

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    3. No, la gente il problema non se lo pone perché immagina di non avere alcun problema comunicativo. Purtroppo.

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  4. C'era una tanghera _ola, balla bene, buona cultura, testa brillante, anche carina.
    Ecco, ogni volta che entr(av)o in contatto con lei, mi diluvia di o milioni di gigabyte di parole discorsi faccende.
    Non ce la posso fare, ogni volta mi veniva indigestione di parole.
    Dovuto allentare i contatti.
    Iperalimentazione verbale? No grazie.

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    1. Questo è un altro fenomeno che tollero poco.
      Del "logorroico" ho parlato qualche tempo fa in un post.
      E' un parlare male anche quello.

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  5. La nostra lingua abbonda di parole. Usiamole bene :-)

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    1. Usiamole.
      Sarebbe già un successo.
      Basterebbe sforzarsi di arricchire i nostri discorsi con parole nuove.

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  6. Sono d'accordo quando dici che usare le parole giuste è privilegio di chi di parole si nutre: leggi e saprai scrivere (e parlare). Eh! La teoria la si sa, attuare qualche strategia perché le cose cambino mi sembra pratica ancora lontana.

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    1. Leggi e saprai scrivere: lo ripeteva di continuo la mia maestra alle elementari. Si potrebbe estendere il concetto: leggi e saprai scrivere e parlare. Purtroppo non tutti sono convinti.

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  7. Secoli or sono un insegnante mi ha detto che le parole di una frase costituiscono solo una minima parte di ciò che comunichiamo a chi ci ascolti. La maggir parte del lavoro di comunicazione lo fanno tono di voce e mimica. Certo, su carta ci sono soltanto lettere stampate su un foglio, ma non è a questo che ti riferisci, io credo.
    Io credo tu veda direttamente il crollo della capacità altrui di scegliere le parole corrette perché la frase sia di senso compiuto o, comunque, abbia il senso che volevamo offrirle.
    Non so cosa sia capitato al mondo. Credo che si stia andando sempre più verso una semplificazione del linguaggio (Orwell insegna).

    Dato che la luna è alta e le stelle risplendono, metterò in riproduzione una canzone e mi assopirò con la sua voce che mi canta ciò che questo post mi ha ispirato...

    "...e se anche tu andresti a cercare le parole sicure per farti ascoltare...

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    1. La comunicazione verbale, come giustamente osservi, può essere sostenuta da diversi altri supporti: la mimica, il tono della voce, il movimento delle mani, le espressioni degli occhi. E' una mescolanza di elementi che la rendono preziosa ed importantissima. Ma credo che il cuore della comunicazione orale tra esseri umani rimangano le parole. Sceglierle ed assemblarle nella maniera più corretta e riuscita sembra però essere un'arte sempre più complicata. Mediamente le persone dovrebbero conoscere una buona quantità di vocaboli, ma si riducono ad utilizzare sempre gli stessi e spesso con qualche tentennamento.

      Spesso ci si fida dell'intuito o dell'intelligenza di chi recepisce il messaggio perché chi quel messaggio lo invia non ha molta competenza comunicativa.

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  8. Si dice che per comunicare bastano un migliaio di parole. Un indigeno di medio/bassa cultura ne usa 5/6mila. Poi ci sono le eccezioni: a Sgarbi ne basta una (capra).

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    1. Un migliaio?
      Probabilmente, nella vita comune, se ne usano meno della metà.
      Ed è tristissimo.

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  9. Dovrebbero leggere un po' di più. La lettura, oltre ai mille piaceri che trasmette, aiuta tanto a migliorare la proprietà di linguaggio e ad acquisire la conoscenza di tanti nuovi termini, parole che rendono l'idea senza fare troppi giri. Poi bisogna anche essere dotati di una buona lingua biforcuta per pungere e freddare con parole giuste al momento giusto.

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    1. Leggere, come dici anche tu, aiuta a conoscere meglio le parole e il loro potere. Servono tempo, pazienza ed impegno.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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