29 agosto 2014

Qualcuno che non so

Il morbo le sta cancellando l'anima. E' partito in sordina, qualche anno fa, limitandosi a far sparire una parola a caso e a mettere in disordine i ricordi. Quel tanto che bastava per farla arrabbiare con se stessa e con quelle frasi che non volevano saperne di arrivare veloci come un tempo. Lei che le frasi le ha insegnate per anni ai bambini, ortografia e grammatica incluse. Ora i suoi occhi sono più azzurri ed ingenui di sempre. Seguono le parole che dico senza lasciare la voglia di domandare dove possano portare e perché. Si ferma a ripetere monosillabi rassicuranti e appena tracciabili. Il morbo l'ha tramutata in qualcuno che non so.

[foto by eikoweb]

15 commenti:

  1. Quando ci si trova faccia a faccia con "qualcuno che non si sa", viene da chiedersi perché la dignità umana possa essere distrutta in questo modo. Un modo subdolo, silenzioso che lentamente si impossessa di ciò che siamo stati e ciò che siamo e ci trasforma in chi non ha più identità.
    Mi fa rabbia questa ingiustizia. Sì, la considero tale. E sono sorda a chi dice "che vuoi farci, è così". Così un cazzo. (scusami, mi è scappato).
    Rabbia e dolore.
    Nell'impotenza che ci resta nel prenderne atto, non possiamo farcene una ragione. Perché non è umano. E' disumano.

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    1. Ci sono mali che non hanno cura né limite.
      La medicina, la chimica, la farmacologia sono riuscite a farci vivere molto, molto a lungo. Forse più di quanto sarebbe giusto e tollerabile.
      Ma in condizioni del genere è ancora vita?
      Dove finisce la persona che era?
      Le degenerazione della mente, forse, è ancora più grave e inquietante della degenerazione del corpo.

      Sì, è disumano.

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  2. perchè disumano? siamo una macchina che si deteriora progressivamente, niente di più "naturale" che si deteriori anche il cervello.
    e per quanto sia un evento penoso, fortunamente fa soffrire più noi che assistiamo a questo inarrestabile decadere che non il diretto interessato che poco è consapevole del suo lento sparire intellettuale.
    ml

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    1. Secondo me è disumano pensare che prolungare la vita di una persona sia sempre ed incondizionatamente un bene.

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  3. sono cose che mi sprofondano nell'abisso queste. perchè mi chiedo sempre: ma se accadesse a me?

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    1. È la stessa domanda che angoscia anche me.
      E non so rispondere.

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  4. Credo sia una cosa che mi spaventi e mi affascini al tempo stesso.
    Reputo il mio cervello una macchina funzionante e, a modo proprio, efficiente. Di conseguenza certamente mi spaventa l'idea di non poter contare su di lui, però al tempo stesso mi chiedo come sia possibile e, soprattutto, se me ne renderei conto. Non dovrebbe affascinarmi, io credo eppure non riesco a farne a meno...

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    1. L'idea che il mio cervello possa smettere di funzionare come vorrei mi atterrisce.
      Ma so anche che se dovesse accadere potrei non essere capace di accorgermene. Ed è questo il problema.

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    2. tempo fa mi accadde di parlare con una vecchina che aveva momenti di lucidità, e si rendeva conto di essere presente e non ricordare affatto ciò che era accaduta tra il momento precedente e quello che stava vivendo. Mi disse: è un po' come essere sbronzi, e ci fece su una risata.

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    3. Un meraviglioso esempio di ironia.

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  5. Euridice solo una domanda: le faresti tu ( non un altra o un medico) un veleno rapido e indolore?

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    1. Non sono contraria all'eutanasia. Ho scritto e detto ai miei familiari e agli amici che per me, nel caso fosse possibile e necessario, vorrei fosse applicata.
      Non posso scegliere la stessa cosa per un'altra persona.

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    2. Capisco Euridice ma, in mancanza di una chiara decisione della diretta interessata, le faresti l'iniezione? Questo è uno dei punti chiave: scegliere per un altro qualcosa di definitivo. Ciao

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  6. Per come scrivi, io credo di poter ipotizzare tu abbia un cervello che funzioni (e credo funzioni anche bene).
    Se da un punto di vista personale ti atterisce, come tu dici (e mi trovi perfettamente d'accordo), da un punto di vista puramente esterno non trovi sia affascinante? Se mai mi capitasse, vorrei poter vivere all'interno ed all'esterno di me stesso, così da poter vedere e provare i limiti del mio cervello, ben sapendo quali siano. Tutto sommato, credo sia meglio saperlo (e soffrire) piuttosto che non saperlo e pensare di vivere una vita normale...

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    1. Il problema è che quando la degenerazione della mente arriva a determinati livelli non hai più alcuna percezione di cosa sia o non sia il tuo cervello.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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