17 agosto 2014

Cellulare a cena

Cena al ristorante. Un tavolo vicino. Lei passa il tempo a sfiorare il display del cellulare, lui la guarda e tace. Un quadretto ricorrente. Anche a parti invertite o complementari. Telefonini che diventano commensali senza appetito e senza anima ma che fagocitano attenzioni e chiacchiere. Il silenzio che, a quanto pare, non si sa proprio come riempire. Gli sguardi si appiccicano per un po' alle pareti e scivolano sui pavimenti per poi rianimarsi solo al cospetto del bagliore bluastro di un minuscolo schermo aperto sul mondo. Il dialogo tra umani sembra soccombere al cospetto di un messaggio o di uno squillo. Fa tristezza. Parecchia tristezza.

[foto by orangefruits]

30 commenti:

  1. eh si ... parecchia tristezza. un modo per evitare di pensare, di vivere il presente.

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    1. Un modo per estraniarsi anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno.

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  2. A me capita sui mezzi pubblici la mattina, vedendo donne e uomini compulsare freneticamente il loro telefonino, pensare a cosa avranno da dire, da comunicare, con tanta sospetta urgenza. Mi sembra sempre più l’apoteosi della solitudine e del vuoto.

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    1. C'è sempre molto da comunicare, evidentemente. Mi sposto in macchina e ti assicuro che l'80% dei guidatori che mi capita di incrociare al mattino quando vado a lavoro sta parlando al cellulare (senza auricolare, naturalmente) o sta scrivendo messaggi (ancora peggio che non usare l'auricolare).
      Mi chiedo: ma c'è davvero così tanta urgenza di dire/scrivere?

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    2. posso garantire di aver visto gente controllare il cellulare, e leggere o mandare sms, mentre guidava la moto ...

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    3. Questo finora non mi è mai capitato. Ma forse solo perché qui ci sono poche moto!

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  3. La soluzione è tutta qui, nel mio nokia1100: c'è poco da compulsare. E si vive meglio. Ciao, cara. Andiamo a cena da qualche parte?

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    1. Rido... il tuo mitico cellulare archeozoico!
      Probabilmente si vive meglio, ma credo che se avessi uno smartphone lo useresti nel modo più saggio.
      Andiamo a cena. Offro io!

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  4. Hai sintetizzato benissimo una situazione ricorrente. Si preferisce comunicare con un interlocutore lontano, anziché con la persona che ti siede accanto; e se il telefonino non squilla, ci si sente perduti e si ha la sensazione di non contare nulla. Si ha paura di essere tagliati fuori da questa comunicazione continua e incessante, si va in fibrillazione quando si dimentica il cellulare o si teme di averlo perso. E poi quella smania di controllarlo continuamente in cerca di notizie, messaggi, chiamate perse, pagine facebook. E’ la droga del terzo millennio

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    1. Probabilmente hai ragione: si genera una dipendenza. Senza telefonino in tanti non saprebbero sopravvivere. Non lo spengono mai e vanno in panico se incappano in una zona priva di ricezione.

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  5. Io l'ho sempre definita "malattia sociale". I-phonite, smartphonite acuta. È sempre una tristezza quando non c'è senso della misura.

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    1. Eh già.
      Basterebbe scegliere il momento giusto. E il posto giusto.
      Peccato che per moltissimi il momento giusto per usare il cellulare sia sempre. E il luogo giusto sia ovunque.

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  6. Tristezza. Io a volte metto modalità aereo per non essere disturbata...

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    1. Wannabe!
      Ben tornata.
      Io uso il cellulare con discreta frequenza, lo ammetto.
      Ma di tanto in tanto me lo dimentico.
      Stamattina, infatti, sono tornata indietro per prenderlo: ero uscita senza.

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  7. Oramai il cellulare è diventato un totem, una divinità. Alcuni non andrebbero nemmeno a letto ma preferirebbero rimanere lì a digitare messaggi.
    Per mia fortuna passo il minimo tempo su questo aggeggio e non me ne pento.
    Pablo

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    1. Come ho scritto a Wannabe, io uso il cellulare per tenermi in contatto con le persone che non riesco a vedere facilmente. E lo uso per tenermi informata, per navigare in Internet e per controllare se ci siano e-mail in arrivo. Di tanto in tanto anche per leggere i vostri commenti.
      Ma quando sono a cena lo lascio in borsa.

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  8. condivido il tuo fastidio. far scorrere l'i-phone a tavola, mandare messaggi fare telefonate è una cafonaggine innanzitutto per la compagna di tavolo e poi per gli altri frequentatori del locale.
    ml

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    1. Nel caso in questione la cafona è proprio la donna della coppia. Credo sia stata concentrata sul display del suo cellulare durante tutte le pause intercorse tra una portata e l'altra. Poi, magari, mentre mangiava qualche parola a suo marito o fidanzato l'avrà pure detta.

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  9. adoro le parole trancianti e irrimediabili...

    tipo, fagocitare.

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    1. Uso abbastanza regolarmente il vergo "fagocitare".
      Almeno mi sembra.
      E quali sarebbero le altre parole trancianti che adori?

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  10. ho un carissimo amico che è "vagamente" dipendente dal telefono...
    a cena in compagnia, siamo d'accordo, che i cellulari non debbano essere estratti!

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    1. Anche io ho almeno un paio di amiche che "dipendono" dal loro cellulare.
      E, forse, il fatto di essere in compagnia di persone che si conoscono bene le fa sentire più che autorizzate a sentirsi libere di continuare ad usare il cellulare anche quando sarebbe meglio evitare.

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  11. "Il silenzio che, a quanto pare, non si sa proprio come riempire."
    Ecco il grande problema!
    Si ha paura del silenzio e non lo si apprezza più!
    Il cellulare diviene la "droga" con cui colmare quel silenzio!
    A cena si dovrebbe prestare attenzione a chi ti è vicino, invece si continua a ricorrere a "mezzi tecnici" e non umani.
    Che tristezza!

    Bello il tuo post!
    Ritornerò da te!
    :-)
    gelsobianco (gb)

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    1. Salve gelsobianco.
      Il silenzio, come la solitudine, spaventano un po' tutti. Ne abbiamo parlato con Remigio in diverse circostanze.
      Non ci si può annoiare. Non ci si può fermare.
      E rimanere da soli col proprio silenzio pare una specie di peccato mortale.

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    2. ..."pare"!
      Non è invece un peccato mortale.
      Il silenzio è salutare talvolta.
      E bisogna fermarsi ed ascoltare se stessi in silenzio.
      So che questo può fare paura!

      A presto! :-)
      gelsobianco (gb)

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    3. Fa più che paura: terrorizza.

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  12. quante litigate per far mettere via il telefono al mio ex...
    eeeehh, che pazienza!

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    1. Sarà anche per questo che è diventato un ex?!

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  13. Come scriveva Giovanni Lindo Ferretti, protesi connettive che dispensano barlumi di vitalità.
    Mah.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.