2 luglio 2014

Tra le filigrane dell'io

E' in ciò che traspare quel che serve davvero. Nella montatura di sé ci sono limiti e movenze che rimandano riflessi fumosi e apparenze necessarie a viversi senza troppe complicanze. Non mi concentro mai troppo sulle parvenze perché distolgono e, generalmente, restituiscono menzogne. E' solo tra le filigrane dell'io che si deposita la sostanza autentica, il concentrato cristallino di ciò che veramente si è e si fa. Negli atti, nel perché e nel come. Un'alchimia di impalpabili trasparenze che scintillano in tutto il loro fugace candore. Stille di verità da strappare nel silenzio della penombra e con la cura minuziosa di un sapiente.

[foto by mylittlebluesky]

33 commenti:

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    1. Toh...
      Mister o Miss faccina.
      C'è altro?

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  2. Sei inciampata anche in queste considerazioni negli ultimi tempi? Parli come chi si nasconde in trincea assalito da innumerevoli nemici. Ma chi sono e quanti sono questi fetentoni che ti vogliono far del male, o piuttosto sei tu che ne vedi in ogni anfratto?
    Cosa dici in questo tuo post? In sostanza mai fidarsi delle apparenze "che rimandano riflessi fumosi". Cercare invece "con la cura minuziosa di un sapiente" nelle pieghe più profonde del carattere altrui "la sostanza autentica...di ciò che veramente si è e si fa". A me pare la scoperta dell'acqua calda, amica mia. E mi sembri alquanto fumosa e fumogena, "negli atti, nel perché e nel come".
    Correggimi ti prego se sbaglio, e spero di sbagliare.
    Cucciolo

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    1. Non ho nemici particolari. A parte quelli che chiunque può incontrare ovunque. Nulla di particolare insomma.

      Il mio post è chiaro. Devo spiegartelo?
      Non dico di non fidarsi delle apparenza, ma prendersi il tempo e la voglia di osservare ciò che non si vede, non si dice, non si fa. Come osservare in negativo. O guardare in controluce per notare meglio quello che normalmente si nasconde o si preferisce evitare.
      Acqua calda?
      Può darsi.

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    2. "Non dico di non fidarsi delle apparenze, ma prendersi il tempo e la voglia di osservare ciò che non si vede, non si dice, non si fa".
      E io che cosa ho detto? Se non è zuppa è pan bagnato, dall'acqua calda naturalmente. Naturalmente c'è chi sa dirlo con eleganza come fai tu, e chi invece va giù con la zappa come faccio io. Ma se sotto terra c'è una pietra grande e spessa si rovina il filo della zappa e ci si sbatte sopra il grazioso muso.
      Grazie della cortese spiegazione, ma c'ero arrivato da solo. Vedo anche attraverso la nebbia, ho una vista molto acuta.
      Cucciolo

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    3. Beato te!
      Io sono miopissima.

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    4. Si chiama "aberrazione ottica" -così almeno me l'ha venduta la mia oculista- : ho dodici diottrie per occhio. Riesco a leggere cartelloni pubblicitari al buio da circa quaranta metri. Bello? Col ciufolo! Sapessi di notte quando guido, se c'è traffico devo mettere gli occhiali da sole perché mi sento spilli penetrare dentro le pupille ogni macchina che incrocio. In compenso a letto chiacchiero al buio assai spesso con la mia partner e vedo le facce che fa, ma non le dico niente....per carità cristiana.
      Cucciolo

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    5. Volentieri: due diottrie per occhio, così io divento normale e posso guidare di notte senza più problemi e tu riusciresti di sicuro a leggere meglio attraverso le parole dei commenti. Affare fatto e...a buon rendere.
      Cucciolo

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    6. Perfetto!
      Sei molto gentile.

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  3. è un viaggio affascinante quello di non accontentarsi dell'apparenza e di inoltrarsi nell'altro, captare sfumature, cogliere essenze, farsi rabdomante alla ricerca dell'essere vero. Ma è anche un viaggio faticoso e raramente gratificato dall'accettazione dell'altro ad essere sì compreso ma anche spogliato della difesa dell'apparenza.
    massimolegnani

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    1. Comprendo perfettamente le tue parole perché sottoscrivono il mio post.
      Hai afferrato il senso del valore di ricerca e di sforzo che la comprensione della vera essenza degli altri comporta. Ammesso che ci sia chi voglia intenderla in questo modo e non si ferma alla maschera che si sceglie di indossare.

      Attento all'acqua calda però...
      Sorrido.

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    2. bè, io sono un rabdomante un po' frustrato dalle maschere tenaci.

      quanto all'acqua, è quella fredda che temo :-)
      ml

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    3. Le maschere tenaci sono le più faticose.
      Ma anche le più affascinanti, quando vengono dismesse.

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  4. Toc…toc…posso? Non vorrei disturbare questa simpatica e interessante diatriba.
    Io credo che ognuno di noi abbia una maschera ben nascosta in qualche cassetto dell’anima; e quando le esigenze lo richiedono - ma talvolta anche senza volerlo, a sua insaputa - la indossa con cura e con eleganza. L’aveva capito già un grande pensatore del ‘600, che conosceva molto bene il mondo, un certo Francois de La Rochefoucauld, il quale così scriveva: “In ogni situazione ciascuno assume un contegno e un atteggiamento esterno per sembrare come vuole che lo si creda. Perciò si può dire che il mondo è composto soltanto da maschere”. E poi, non siamo forse governati da maschere?

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    1. Prima di tutto, Remigio, ben arrivato sul mio blog.

      Monsieur de La Rochefoucauld ha colto nel segno: "sembrare come vuole che lo si creda". E' questione di opportunità, comodità, scaltrezza o necessità. Si indossa la parvenza che serve. E lo si fa spesso. Anche senza una piena consapevolezza, come scrivi tu, Remigio.

      L'arte di non fermarsi troppo a lungo nell'osservare la maschera ma di recarsi al di là di essa, tra le trasparenze evanescenti dell'io, è sottile e, come diceva Massimo, anche faticosa.

      Cosa intendi con "governati da maschere"?

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    2. Proprio ieri parlavo con una mia amica e collaboratrice, intelligentissima non ottusa, di questa maschera di cui parlate, gente.
      Pensavamo che gli uomini sono in qualche modo costretti a porsi questa maschera per non apparire quello che siamo in effetti: deboli e sprovvisti nei confronti delle donne. Guardate un po': se un uomo massacra una donna -non sto parlando di femminicidio dio me ne scampi, ma di massacro verbale, o insomma altre cose per cui le donne emettono alti lai- se un uomo massacra una donna dicevo viene definito un vigliacco, un mascalzone, un delinquente comune e additato al pubblico ludibrio. Se invece è una donna a massacrare un uomo c'è una prolungata standig ovation. Ma che brava, poverina, lo doveva fare eccetera. La maschera serva a coprire i solchi delle ferite, l'amarezza profonda e lo sdegno per questi comportamenti tipicamente femminili. In fin dei conti infedeltà, insincerità, malvagità, grettazza sono tutti sostantivi che vanno declinati al femminile, gente.
      Adesso appioppatemi la targa di antifemminista, di maschilista e siamo a posto, ma io non sono affatto un maschilista. Dico solamente quello che penso, e la mia collega era ieri d'accordo con me. Ma lei mi conosce bene.
      Cucciolo

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    3. Non ho ben capito cosa abbia a che fare il massacro verbale che un uomo compirebbe ai danni di una donna con la maschera che l'uomo in questione potrebbe indossare.

      In merito al fatto che se il massacro (sempre verbale) è compiuto da una donna sia sacrosanto mentre non lo è più se fatto da un uomo, non si tratta di maschilismo ma di più triste qualunquismo. E, anche in questo caso, non ho ben chiaro quale sia l'attinenza col mio post.

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    4. Come spesso ti capita non hai capito un beato ciufolo.
      Cominciamo dalla fine. Non ho che risposto al commento di Remigio, dove si parlava di maschera sul volto, mia cara Euridice.
      Tu lo giudichi triste qualunquismo. Dal tuo punto di vista tipicamente femminile lo trovo addirittura logico, mia cara Euridice, e con ciò confermi quel che io ho sostenuto, grazie.
      Proprio non hai afferrato che la maschera l'uomo se la deve mettere non per il massacro verbale o meno che lui ha fatto sulla donna, bensì su quello assolutamente non indolore che una donna fa e sa fare su un uomo. La maschera gli serve per mimetizzare le ferite, la delusione, l'amarezza che prova, mia cara Euridice.
      Chiaro oppure ancora no?
      Cucciolo

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    5. Prima di tutto, non permetterti di parlare con me usando questi toni e questi termini. Non mi conosci e io non conosco te. Quindi: modera le parole e gli atteggiamenti. Non sono disposta a tollerare la maleducazione di chicchessia.
      Chiaro?

      Come spesso mi capita capisco ben oltre quello che tu non riuscirai mai a capire. Ma è un tuo limite.
      Ovviamente dal tuo commento precedente non era affatto chiaro il tuo ragionamento. Prova a rileggerti.

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    6. Dov'è la maleducazione? Ho detto che non hai capito. Scusa il ciufolo mi è scappato.
      Io non ho finora trovato limiti alla mia capacità di comprensione. Mi congratulo con la tua capacità di comprendere oltre. Ne voglio prendere atto, ma tu non permetterti di dire -per par condicio- che io non sia in grado di arrivare oltre come te. Non ti conosco, ma nemmeno tu conosci me.
      Avevo opportunamente riletto il mio penultimo commento. Era chiarissimo e se l'avessi letto attentamente lo sarebbe stato anche per te. La storia delle maschere e quando gli uomini le indossano l'avevi proprio travisata.
      Cucciolo

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    7. Lasciamo stare, è meglio.
      Non mi va di arrabbiarmi coi fantasmi. Né tanto meno con fantasmi arroganti e presuntuosi.

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    8. Si può anche lasciare stare e far finta che tutto sia in ordine. Se ti sei arrabbiata me ne dispiaccio. Quanto all'arroganza e alla presunzione mi pare che sia stata tu a presumere di essere di vedute superiori alle mie. Quanto all'essere o meno fantasmi ti dirò che a volte sono le varie circostanze a costringere la gente a rimanere anonima.
      Cucciolo

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    9. Io non ho presunto nulla. Sei tu che mi attribuisci atteggiamenti o pensieri che non ho.
      Io non mi sento superiore a nessuno.
      E i tuoi modi, lo ripeto, non mi piacciono affatto.

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    10. "Come spesso mi capita capisco ben oltre quello che tu non riuscirai mai ca capire. Ma è un tuo limite"
      Questo ho chiamato e chiamo presumere.
      Ammetti qualche volta che anche gli altri possano avere ragione.
      Per quel che mi riguarda questa polemica è chiusa, diciamo in parità, ma non sullo zero a zero, ci siamo fatti qualche gol.
      Cucciolo

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  5. Bisognerebbe capire se l' "essere" è anche la maschera.

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    1. Non saprei, eSSe.
      Probabilmente quella maschera è, necessariamente, il riflesso di ciò che si è. Ma a volte i riflessi non restituiscono un'immagine pulita o veritiera.

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  6. Ci sono persone "libri aperti" ed io mi sento una di queste. Grande fregatura alla fin fine. Niente sorprese nel cassetto, niente scheletri nell'armadio, niente assi nella manica, niente filigrana controluce.. banconota fasulla? Libro aperto alla pagina sbagliata? Chissà... di solito chi scava negli altri è cosciente delle proprie umazioni.. quelle che "preferisce evitare" (ammesso ci riesca..)

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    1. Non credo molto ai "libri aperti". Sicuramente c'è chi è solito avere atteggiamenti più aperti, schietti e immediati. Ma in tutti gli esseri umani, e sottolineo TUTTI, esistono regioni insondabili, lontanissime e ben nascoste che non vengono alla luce. E anche in questo caso possono interessare quelle filigrane di cui sopra.

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  7. Nessuno mai è veramente nudo.

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    1. Temo di no.
      Ma non è detto che sia un male.

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  8. Tanto, come affermi, neanche la nudità verrebbe percepita. La trasparenza per nascondere è una bella mossa, tutti vanno oltre...

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    1. Trasparenza fasulla, però.
      Una maschera che non sembra tale ma che nasconde comunque.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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