11 luglio 2014

Il perdono prevede dimenticanza

Il perdono prevede dimenticanza. Ed è esattamente ciò che non mi riesce: dimenticare. Pare sia prerogativa di femmina: così vuole il luogo comune ed io credo di incarnarlo appieno. Non ci sono forzature, la forzatura sarebbe ignorare il peso di un torto o di un'ingiuria. Non so farlo. Per questo mi limito a tacere e a prendere la distanza che serve. Scelgo di non esistere perché assolvere dal peccato non è il mio ruolo né vorrei mai che lo fosse. L'oblio pretende la restituzione di una stima calpestata e per sempre persa. Risuona l'eco di un orgoglio ferito, ne ho coscienza. Mi rimane un unico, salvifico rifugio: l'indifferenza.

[foto by anapt]

36 commenti:

  1. Siamo umani, difficilmente dimenticheremo.
    Al massimo possiamo chetare il rancore.

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    1. Il rancore può sfumare, col tempo, fino a divenire una forma leggermente più pacata di risentimento.
      Ma dimenticare non si può.
      Almeno: io non posso.

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  2. Capisco il tuo punto di vista e in un certo senso lo condivido. Ma io sono un uomo e ragiono per altre strade.
    Una domanda, se è lecita: quanto è recente il torto che hai subito? Per farmi un'idea.
    Comunque non sono d'accordo sul tuo principio: per perdonare devo dimenticare e basta. E poi l'atroce conclusione, l'indifferenza.
    Ora ti dico la mia opinione, solamente la mia, nessun valore universale bada bene. Per poter perdonare bisogna voler perdonare. Dimenticare mai. Il torto è stato fatto. L'ingiuria è arrivata. La stima ritirata (non finita). Che senso avrebbe dimenticare? E poi? Si ritorna come prima? Amanti? Amici? No, dimenticare mai, solo eliminare la rabbia e il rancore che produce, altrimenti non c'è perdono. Ma tu vuoi perdonare? Chiediti perché. Chiediti anche perché non vorresti perdonare. Era una persona importante? Quanto importante? Se vuoi la perdoni altrimenti la dimentichi per sempre. Ne sei capace? Cosa te lo vieta? Fatti le domande e datti le risposte.
    Ma poi bisogna mettere in conto anche quel che pensa l'altra persona, quella che ha ingiuriato, perché lo ha fatto e come.
    Naturalmente ho detto qui quello che solitamente faccio io, ma io sono un uomo e percorro altre strade, e sinceramente ignoro le vie che l'anima femminile percorre in simili momenti.
    Cucciolo

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    1. Ho letto una frase da qualche parte e non ricordo neppure chi l'abbia pronunciata o scritta, suonava più o meno così: gli uomini perdonano e dimenticano, le donne perdonano e basta.
      Perdonare senza dimenticare, secondo me, non funziona.
      Perdonare vuol dire cancellare un torto, rimuoverlo, cassarlo dalla propria mente e dalla propria anima.
      A me non riesce.
      Se subisco un torto o un'ingiuria non sono capace di cancellarla e fare finta che nulla sia successo. L'ho scritto: forse ho uno smisurato orgoglio. Magari è solo amor proprio...

      Io non voglio perdonare chi mi ha fatto del male. Per questo cado nell'indifferenza. E' la soluzione migliore che sia riuscita a trovare.

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    2. Allora vuol dire che non sono un uomo. Cosa vuoi che ti dica? Io perdono ma non dimentico mai. Restituisco la stima tolta se è il caso di perdonare, vuol dire che la persona è degna della mia stima, ma dimenticare mai. È sbagliato. Significa dirsi che non è mai successo. Errore. Deve essere un monito per l'ingiuriato e per l'ingiuriatore che non avvenga più.
      Cucciolo

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    3. Allora vuol dire che abbiamo solo due modi diversi di vivere determinate situazioni. Tu sei capace di restituire stima e fiducia, io no. Quando certi rapporti si incrinano, per me, è difficile restituire quello che non c'è più.

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  3. Perdonare non vuol dire dimenticare: se hai subito un torto, non se ne andrà mai dalla tua mente. Perdonare vuol dire dare una seconda possibilità - a volte anche una terza, una quarta... ma personalmente io credo nelle seconde possibilità; ho già dei forti dubbi sulle terze, e dalle quarte in poi non le concederò mai.

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    1. Per me invece perdonare significa necessariamente dimenticare.
      E nelle seconde possibilità credo pochissimo. Figuriamoci nelle terze o quarte.
      Quando hai solo dei cocci in mano è impossibile ricostruire: cocci sono e cocci restano.

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  4. C'è dimenticare e dimenticare. Quando si ricorda ormai con un sorriso forse è dimenticare e anche perdonare.

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    1. Credo che per arrivare a ricordare con un sorriso anche certi dolori, di solito, è passato molto, molto, molto tempo.

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  5. Ciò che hai scritto è solo una possibilità logica, uno stato di cose. I fatti sono diversi. Non voglio portare esempi - sarebbe volgare- ma di recente, dopo essere stata decisa e perentoria in una determinata situazione, successivamente hai soprasseduto. Insomma, mi pare che ci sia molto io ideale in te quando scrivi di cinismo, di indifferenza: la realtà sembra essere differente, ed è bene che sia così. Infatti: "Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose" e ciò che hai scritto è solo uno stato di cose non sussistente. Ti saluto,
    Jean Claude.

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    1. Sai Jean, ci sono diverse forme di "offesa", chiamiamola così.
      Se ti riferisci alla richiesta fatta a Cucciolo da parte mia con la quale gli chiedevo di non scrivere più sul mio blog, posso dirti che c'è stato un utile chiarimento tra me e lui. Ovviamente in privato e in altra sede. Abbiamo risolto la questione con un briciolo di buon senso.

      La questione che ha dato origine a questo post è ben più grave e più articolata di una frase sopra le righe scritta su un blog.

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  6. Era ovvio che la questione fosse più grave, infatti mi sono tenuto sul generale.
    Mi fa piacere che ti sia chiarita con cucciolo. Che dici non è ora di farlo uscire dalla clandestinità? Sorrido.
    Un caro saluto a entrambi.

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    1. Clandestinità?
      Non mi sembra un clandestino.

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    2. La tua risposta mi lascia perplesso, perché non vi colgo ironia alcuna. A me faceva piacere che tu avessi chiarito con cucciolo perché anche la sedia sulla quale sono seduto sa chi è cucciolo. Lo dico con simpatia, sia chiaro. Va be' un po' basito m'allontano. Un saluto.

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    3. Temo che la tua sedia si sbagli.

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    4. Mi sembrava piuttosto sicura di sé, ma è una sedia. Tendo a concedere un margine di errore alle sedie. Alle sedie.

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    5. Fai bene. Le sedie, in fondo, non sono sempre affidabili.

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  7. Anche per me ci sono cose che non perdono e non dimentico. L’indifferenza è un obiettivo ma a volte emergono un odio e un disprezzo profondi, che una parte di me, confesso, ama coltivare. A mente fredda, credo, però, che questo sia un errore, uno spreco di energie. Meglio arrivi presto l’indifferenza, che è davvero una tomba. C’è un detto cinese che mi piace molto: “Lascia che il fiume ti porti il cadavere del tuo nemico”.

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    1. L'indifferenza è un sistema di difesa. Un modo per evitare la coltivazione di quel disprezzo di cui parli.

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  8. molto perplesso. ho in mente episodi differenti in cui mi sono comportato come te o all'opposto. Quindi non credo che l'atteggiamento che descrivi dipenda tanto dal carattere (e tanto dall'essere uomo o donna), quanto dall'entità dello sgarbo o offesa, dalle circostanze e soprattutto dalla capacità dell'offendente a pentirsi e a farsi perdonare.
    massimolegnani

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    1. Farsi perdonare è un passaggio importante. Ma se l'offendente non pensa minimamente di aver torto o di aver detto o fatto qualcosa di offensivo, c'è poco da fare.

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  9. Tutta questa pantomima ė a dir poco assurda, e a dire il vero nauseante!

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    1. Ancora?
      Pantomima?
      Qual è il tuo problema?

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  10. Sai che anche a pensarci non ricordo cose pazzescamente gravi (ma anche di entità minore) da dover perdonare? Avessi dimenticato? ;)

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    1. Sicuramente hai dimenticato.
      Non ho dubbi!
      Sorrido...

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    2. ..e per l'ultimo mio post ho dovuto spulciare.. non credere.. ;)

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  11. Io posso anche perdonare una persona che mi ha fatto un torto. Ma questo non significa che io debba dimenticare il torto subito. Perdonare è un sentimento nobile, è un atto che dipende dalla nostra volontà, che scaturisce dall'educazione che abbiamo ricevuto, dalla nostra cultura, dall'ambiente in cui viviamo. Dimenticare, invece, significa essenzialmente cancellare dalla memoria: ma non è un atto materiale che ci appartiene, non dipende dalla nostra volontà. Si può dimenticare un numero di telefono, ma non credo si possa dimenticare una grave offesa ricevuta da una persona, anche se quella persona in cuor mio l'ho perdonata. In altre parole io non posso ordinare alla mia memoria di dimenticare.

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    1. Come fai a perdonare se non cancelli il torto?
      E' questo il nocciolo della questione.
      Il passaggio che proprio non riesco ad afferrare.

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  12. Credo di non aver mai dimenticato qualcosa che mi ha fatta soffrire.
    Credo anche di non aver mai perdonato nessuno.
    Ho ricostruito, ho superato, ma non perdonato né dimenticato.
    Non ho neanche mai chiesto o preteso di essere perdonata.
    Brutto carattere...

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    1. Ecco. Credo di sentirti più vicina di altri.
      Non dimentico e non perdono.
      Non ho un buon carattere, me lo dico e me lo dicono.
      Ma forse i buoni di carattere sono solo quelli troppo facili da accontentare.

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  13. Se fosse possibile dimenticare, tutti lo faremmo. A fregarci è l'assoluta autonomia della memoria. Perdonare... e chi sono io per concedere il perdono? E' umano metabolizzare, digerire, sistemare e, caso mai, usare tanta pazienza e rispetto per i limiti umani. Ma il torto subito, specie se ha fatto danni importanti, non si perdona. E non mi vengano a dire i buoni e i bravi che hanno 'perdonato' perché sarei pronta a smascherare in ogni modo la sottesa ipocrisia di quel pensiero. L'indifferenza è frutto di un percorso, fin quando non ci si è perdonati (questo sì, in modo riflessivo, è possibile) per avere prestato il fianco non è possibile approdare all'indifferenza. Il male che ci è stato fatto è male che abbiamo, in qualche maniera, permesso. Bisognerebbe prima preoccuparsi della propria cecità e poi il resto ne conseguirebbe.

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    1. Appunto: non sono nessuno per poter concedere il perdono.
      Però c'è chi dice che riesce a farlo. Forse perché il torto subito non era poi così grave né così doloroso, dico io.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.