25 marzo 2014

Meno è sempre meno

Il trucco è non aspettarsi nulla. Esattamente nulla. Non parlo della ricetta della felicità, quella, per forza o per fortuna, non esiste e non si inventa neppure. Dico del solo modo per non farsi o farsi fare troppo male. Dico del fatto che è sempre meglio non aspettarsi mai troppo dagli altri. E magari neppure da se stessi. Perché le aspettative presuppongono la speranza e la speranza presuppone la fiducia e la fiducia è una mercanzia che si paga cara. Niente e nessuno sarà mai come uno se lo aspetta ma, nemmeno poi tanto stranamente, sempre al di sotto. Anche poco meno, ma è sempre meno.

[foto by spare-bibo]

28 commenti:

  1. Penso che i termine aspettare e aspettativa siano troppo passivi.
    Preferisco desideri e aspirazioni.
    :)

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    1. I desideri possono essere devastanti.
      In certi periodi della mia vita ho desiderato non desiderare affatto. Perché i desideri sono la causa delle peggiori sofferenze che abbia patito. Desiderare mi rende vulnerabile e non sopporto le mie debolezze.

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    2. Desiderio e... bramosia.
      Forse intendi la seconda? I desideri portati all'eccesso?
      MI dispiace, Tua Euridice.
      Sofferenza e gaudenza viaggiano sempre a braccetto, non si sa bene chi arrivi prima e chi dopo, ma sempre insieme sono.
      O tutte e due o nessuna.

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    3. No, intendo i desideri in senso puro.
      Quelli semplici, quelli che si esprimono ad occhi chiusi.
      Non bramosia. Quella mi sembra malata...

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  2. Come dire che le delusioni ci attendono sempre e ovunque e quando meno te l'aspetti.
    Mi sembra logico, siamo noi a pretendere troppo, dagli altri e da noi stessi.
    Cristiana

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    1. Maggiori sono le aspettative, maggiore è il rischio di ricevere una delusione. Scientifico, direi!

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  3. L'aspettativa è quella che noi mettiamo negli altri.
    Quindi è quello che noi vorremmo che fosse.
    Quando viene disattesa non è colpa dell'altro, ma colpa nostra per aver creduto di poter aspettarci cose diverse.

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    1. Perfettamente d'accordo con te.
      La logica mi sembra schiacciante.
      Proiettare un desiderio e immaginare che un'altra persona possa incarnare ciò che vorremmo è sempre sbagliato, secondo me.
      Evitare le aspettative permette anche di evitare il senso di colpa che arriva immediatamente dopo il senso di delusione.

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  4. aspettative ... forse come dice l'uomo in cammino bisogna saper guardare oltre.
    una sorta di moderata autostima che rende inefficaci le delusioni.

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    1. Quando si rimane delusi è difficile cancellare la delusione come se niente fosse. Soprattutto se ci si aspettava qualcosa di meglio o, più semplicemente, se ci si aspettava qualcosa.

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  5. Non avere un'aspettita è comunque averne una. La speranza, le aspettative, le illusioni fanno parte del genere umano, non esiste la ricetta magica per evitare le delusioni e per evitare di soffrire... mi sbagliavo c'è solo una cosa che può mettere fine a sofferenze, disillusioni, amarezze ma è meglio non prenderla in considerazione...
    Xavier

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    1. Non avere aspettative vuol dire non averne.
      E' normale sperare ed è altrettanto normale illudersi.
      Il problema viene dopo, quando ci si rende conto che speranza e illusione spesso vengono a impattare contro una realtà ben più misera e scolorita di quanto si era immaginato.
      E allora perché non prevenire?

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    2. Non avere aspettative significa che ha l'aspettativa di non averne.
      In questo caso la "prevenzione" non è possibile perchè entra in campo il "fattore umano" e che tu voglia o non voglia non sei e non sarai mai "sentimentalmente asettica".
      Xavier

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    3. Se non ricordo male (credo d'averlo letto sul tuo blog) tu sei molto giovane, Xavier. Diciassette? Giusto?

      Si può imparare a diventare sentimentalmente asettici, se non ancora più aridi, cinici e disillusi. Credimi. Ne riparleremo tra una ventina d'anni. Ok?

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    4. Se ne parli vuol dire che ancora provi qualcosa, non sei diventata arida, cinica o disillusa. Se avesi operato questa trasformazione non ne parleresti per il semplice motivo che non ti procurebbe più nessuna sofferenza.
      Xavier

      p.s. Si può essere disillusi, cinici, aridi, emotivamente asettici ad ogni età, dipende dalle esperienze che vivi.

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    5. Si può anche parlare di esperienze vissute. Recuperate come ricordo. Ormai metabolizzate. Esperienze che hanno generato dolore e che mi hanno costretta a diventare diversa da quella che ero.

      Ora non soffrirei più come un tempo. Di questo sono certa.
      Si diventa immuni, in certi casi.

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  6. e purtroppo è vero... e sottolineo purtroppo.
    si parla molto, si parla troppo... si parla... e null'altro.
    e fa' male... male dentro.

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    1. Sbaglio o nel tuo commento c'è un'amarezza che sembra mescolarsi ad esperienze personali non proprio positive?

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    2. sono fatto male... lo so :'-)

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    3. Non so come tu sia fatto.
      Ho solo percepito una certa amarezza figlia, forse, di un qualche dolore passato.

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    4. forse ancora non passato ;'-)
      grazie :-*

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  7. A volte, io credo non si riesca a guarire dalla malattia. E nemmeno ad imparare a starne alla larga.
    Si può solo cercare, quando arriva la botta che possa farti meno male dell'ultima volta.
    Ho scoperto il tuo blog dopo il premio ricevuto da Vincenzo Iacoponi.
    Molto interessante.
    A presto.

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    1. Secondo me a furia di starne lontani, dalla malattia si guarisce. O, quanto meno, ci si ammala molto, molto meno. Che non è proprio una sciocchezza.

      Quindi il premio di Vincenzo serve a questo?
      A fare un po' di pubblicità agli altri blog?
      Uhm...

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    2. No. Serve a farti conoscere altri mondi. E a volte a far nascere empatia tra le parti. Succede, non sempre ma succede.

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    3. Capisco.
      E' che i premi "blogghici" non mi interessano. Ogni tanto è capitato che me sia stato assegnato qualcuno.

      E speriamo che sia empatia.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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