19 febbraio 2014

L'impressione di esistere

Troviamo sempre qualcosa, vero, per darci l'impressione di esistere?

Samuel Beckett, "Aspettando Godot"

Che poi vivere sia qualcosa di diverso dall'esistere è una presa d'atto che, mi pare, pochi siano all'altezza di fare. Esistere è ciò che ci avvicina ai gerani, alle nuvole e ai polli. Rispettosamente pensando, s'intende. Non filosofeggio (non potrei): mi limito ad usare la mente in dotazione. Eppure vivere deve essere per forza qualcosa d'altro. Peccato che la cornice, troppo spesso, diventi più imponente del quadro che contiene. Un gran male. Un immenso spreco. E la vita si riduce ad un'attesa o, peggio, alla rincorsa di un'attesa. I ritagli di vita che mi impongo di strappare all'esistenza rimangono miserrimi. E non posso che piegarmi al dramma.

[foto by Mar10Photography]

8 commenti:

  1. L'impressione di esistere ce l'ho da quando ho iniziato a connettere e spero di poterla conservare anche dopo morto. Una volta, non tanto tempo fa, in un post ho parlato brevemente della differenza tra essere ed esistere a proposito di Dio, sostenendo che Dio è non esiste. A chi nei commenti mi chiedeva quale fosse la differenza rispondevo che esistere presuppone un "ab quo", da quando e per quanto ancora, problema che non si pone per essere. Niente quindi a che vedere coi gerani, le nuvole e i polli.
    Vivere in fondo equivale ad essere in quel senso. Si vive per quello che si è in grado di capire dall'idea che ci siamo fatti della vita, da quanto siamo capaci di estrapolare dal quotidiano che scappa via velocissimo lasciandolo entrare a far parte di quel quadro che sta dentro una bella cornice prefabbricata.
    Ma sembrano parole filosofeggianti e quindi taglio corto e scappo via.

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    1. Dopo morto la vedo difficile, onestamente.
      Onestamente il tuo commento mi sembra un po' confuso o solo buttato giù senza troppa concentrazione. Non l'ho capito. O forse hai letto di corsa il mio post senza afferrarne pienamente il senso.

      Infatti scappi via.

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    2. Dopo morto anch'io, ma una speranza che in qualche modo continui ce l'ho. Ecco.
      Pensavo proprio di aver capito, infatti tutto il mio zelo stava per me nel dimostrare che vivere=essere.
      Non leggo mai di corsa e quasi sempre rileggo.
      Scappo quando mi accorgo di incartarmi con ragionamenti troppo filosofeggianti, che non conducono a nulla.
      Tutto qui.

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    3. Ho avuto solo la sensazione che il tuo commento fosse un po' caotico.
      Ma, forse, non sono stata in grado di capirlo.
      Colpa mia.

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    4. Penso che la colpa invece sia mia: quando uno che si ritiene scrittore non riesce a farsi capire allora è segno che qualcosa ha sbagliato.
      Qui non c'è l'editor che mette tutto a posto.
      La prochaine fois ci starò più attento.

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    5. Servirebbe il parere di un altro lettore, almeno.
      Potrebbe confermare o smentire.

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  2. i gerani non hanno giornate no. pure i polli pare, tolto quando li spennano.
    è comodo ...
    Vivere comporta impegno e continua scelta. una consapevolezza che spesso diventa scomoda. Ci sono però anche le soddisfazioni a compensare il peso della cornice

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    1. Spero proprio che almeno i gerani, le nuvole e i polli non abbiano giornate "no". Sarebbe inquietante.

      Vivere comporta una consapevolezza che, spesso, diventa un peso o una sofferenza. E' per questo che, in certi momenti, ho sperato di diventare un geranio.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.