22 dicembre 2013

Philomena (il film)

Philomena è una ragazza madre a cui hanno sottratto un figlio. Una delle tante "Maddalene" che nell'Irlanda degli anni cinquanta era stata costretta a vivere in un istituto di suore cattoliche. Il figlio di Philomena è stato venduto a una famiglia americana e lei, dopo tanti anni, vuole ritrovarlo. Philomena ha lo sguardo straordinario e il volto incantevole di Judi Dench. Una storia che commuove ed intristisce e fa pensare. Philomena ha fede in Dio, nonostante tutto. Vive della saggezza minima delle cose semplici, nella lungimiranza di una pacata comprensione. Ma è forte lo stesso. Della forza di madre e di donna. Incrollabile.

[foto dal web]

20 commenti:

  1. Se non sbaglio è in programma in una di queste serate natalizie su un canale RAI. Spero di non perdermelo, dico spero perché saremo in tanti e chi lo sa...
    Se non altro per rivedere Judi Dench che non vedo da tempo. Un'attrice strepitosa, da non perdere.

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    1. No Vincenzo, è un film appena arrivato nei cinema italiani. Non è in TV. Non so se sia uscito anche in Germania.
      In ogni caso vale la pena vederlo.

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    2. E allora son fregato! Vederlo in tedesco non è la stessa cosa che vederlo in italiano, soprattutto perché la voce della doppiatrice di Judi Dench non mi piace proprio. Aspetterò di stare in Italia tra un po' se ancora regge sugli schermi, sennò aspettare che arrivi in TV, e allora vado da mio figlio Alessandro che ha un mostro di 65 pollici con 3D.

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  2. Questa pellicola era una delle candidate, ieri pomeriggio.

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    1. Eh, lo so.
      Credo che la Dench possa almeno sfiorare l'Oscar. E' eccezionale.

      Intanto continuo ad incrociare le dita per Sorrentino e "La grande bellezza". Ci spero, almeno.

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  3. Ricordo un bel film sul tema delle “Maddalene” irlandesi: “Magdalene”. Vinse il Leone d’oro a Venezia nel 2002.

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    1. Sì Ettore. Mentre seguivo Philomena ho pensato anch'io a "Magdalene" di Peter Mullan. L'ho visto un paio di volte: mi è piaciuto molto.

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  4. Film molto bello che però un po' si perde nel finale. E comunque, da non credente, mi chiedo come si possa continuare ad aver fede dopo aver vissuto una storia del genere.

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    1. Credo che il finale sia quello della storia vera. Più o meno. Nella finzione, forse, avrei pensato a qualcosa di diverso e meno scontato.

      Non so come si possa continuare ad avere la fede di Philomena dopo quello che le hanno fatto vivere. Ma stiamo parlando di fede, un'entità talmente soggettiva e profonda che non si può spiegare né discutere.

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    2. Perché non si può spiegare e discutere? Nel senso, ho capito cosa intendi. Però un film del genere, a mio parere, quantomeno dimostra la totale inesistenza di un Dio creatore o di un Dio modellato nelle forme religiose (in particolare quelle monoteiste). Nemmeno io ho risposte certe, chi può averle, ma ci sono situazioni che dovrebbero aprire gli occhi su tante sciocchezze che siamo quasi costretti a rispettare e non si sa bene perché.

      (sì, lo so, ho divagato...eh eh eh...saran queste feste religiose che mi infastidiscono parecchio...)

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    3. Ah, finalmente! Ci voleva tal film “Philomena” con le pregnanti asserzioni di Andrea affinché comprendessimo non solo la non esistenza di Dio, ma anche, evidentemente, la non razionalità del monoteismo. Trovo interessante, soprattutto, questo secondo rilievo. Andrea consideri meno invasivo l’Induismo ortodosso ed eterodosso? Più razionale lo Zoroastrismo? Maggiormente puntuale qualsiasi forma di paganesimo? Fammi capire, per favore.
      Malgrado la sua “distrazione” rispetto al cinema, mi pare che Euridice colga, con una certa serietà, il modo di affrontare l’argomento. Citando, tra l’altro, nella sua risposta la settima proposizione del Tractatus e il celeberrimo Credo quia absurdum di Tertulliano, alla lettura del quale, prima di sproloquiar di teologia, ti pregherei di tornare: “Apologia del Cristianesimo”, Tertulliano, ed. Bur.
      Quanta pazienza!
      Un caro saluto, Jean Claude.

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    4. No, le credo totalmente uguali caro Jean Claude. trovo detestabile e assurda qualsiasi forma di religione.

      a differenza di qualcuno che vedo che litiga quando intervieni, gradisco molto il tuo tono.

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    5. E tra l'altro Tertulliano l'ho letto quando avevo quattordici anni. Ho frequentato un collegio religioso per anni e anni, ho studiato e dibattuto di teologia per anni e prendevo questa questione più da un punto di vista emotivo che altro, quasi con leggerezza. Ti potrei proporre dei bei titoli da leggere anche io, molto più interessanti di Tertulliano (a mio avviso parecchio superato) ma non mi va di parlarne perchè sono questioni che non mi va nemmeno più di affrontare.

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    6. Quel qualcuno che litiga quando interviene Jaean Claude sono per caso io? Guarda che io con Jean Claude non litigherei mai e poi mai per rispetto nei suoi confronti e nei confronti di Euri che stimo molto.
      Forse hai studiato troppa teologia, quella dei preti cristiani e te ne sei imbevuto tuo malgrado. Io la sottil quistione della divinità la risolvo così: Gesù non è il figlio di nessun Dio. Non è stato mandato su questa terra per redimere l'Umanità da verun "peccato originale", dato che alcun peccato originale venne mai perpetrato perché non esistette mai un Paradiso terrestre né un Adamo né una Eva. Frottola iniziale, frottole tutto il resto.
      Gesù era uno dei mille predicatori del tempo, uno dei migliori certamente, che ruppe le scatole a qualche pezzo grosso e fu eliminato. Tutto qui. Se non ci fosse stato Paolo di Tarso il cristianesimo sarebbe rimasto una microscopica religione locale.
      Con tutto il rispetto per i miliardi di credenti nel mondo.

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    7. ah ah ah sì, vincenzo, mi riferivo a te, con affetto. in realtà studiare crea spazi di libertà e ognuno sceglie i propri percorsi. il mio percorso è stato quello di liberazione dalla religione in tutte le sue forme. anche se questo stesso percorso potrebbe essere oggetto di una disquisizione, perchè uno stesso percorso di liberazione potrebbe diventare esso stesso una forma di religione esattamente come quella da cui ci si vuole liberare. e comunque, chi, nell'occidente, si può tirare fuori dagli influssi del cristianesimo ma così anche del resto delle religioni?

      più sottile e interessante è invece il perchè (e perchè è interessante discuterne) si discute di peccato originale, di originario "paradiso perduto" (se esiste oppure no) perché coinvolge una riflessione sui percorsi dell'umanità e fra le altre cose il patriarcato, le forme di dominio, la gerarchia, lo stato, eccetera.

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    8. Ma Tertulliano e Wittgenstein li ha riassunti Euridice; che c'entra il qui presente/assente?
      Interessante, anzi fondamentale per quanto mi riguarda, il tuo appunto sulla liberazione da una rigidezza che a sua volta rischia di creare micro o altre segmentarità molari, per dirla con Deleuze. Lo trovo davvero centrale. Mi pare che più degli aspetti teologici ti interessino gli apparati di potere che si costituiscono anche grazie agli apparati religiosi. Ah, ce ne sarebbe da dire!
      Mi viene in mente un bellissimo film di Aristakjsian s’intitola L’ultimo posto sulla terra, dove un gruppo di freakettoni costituisce una comune per sfuggire agli organismi della società, ma si ritrova a costituire micro organismi ancor peggiori all’interno della comunità stessa.
      Altro che quello sprovveduto di Sorrentino. I cahiers recensendo, anzi disintegrando, La grande bellezza hanno sostenuto che Sorrentino abbia fatto un film di troppo: This must be the place.
      La perfidia del critico dei cahiers, mi diverte sempre.
      Cari saluti, Jean Claude.

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    9. Bellisimo film L'ultimo posto sulla terra.

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  5. uhm da vedere su cineblog allora :)
    l'ho scoperta ed apprezzata in Marigold hotel ...

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    1. Sì, Pier. Prova a vedere il film e mi dirai cosa ne pensi.

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  6. per chi come me ha vissuto l'esperienza del orfanotrofio ha riacceso vecchi dubbi sulla clericità pura,film verità almeno per quanto mi riguarda.Sarei curtioso ora di leggerne il libro.Lei molto brava.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.