18 novembre 2013

Il nuovo analfabeta (di ritorno)

Se la passa bene perché non soffre per la mancanza di memoria da cui è affetto; il fatto di non essere caparbio gli rende la vita più facile; il fatto di non essere capace di concentrarsi è da lui apprezzato; il fatto di non sapere e capire che cosa gli succede gli sembra un vantaggio. Egli è mobile, è capace di adeguarsi. Dispone di una considerevole capacità di imporsi. Quindi non c'è motivo di preoccuparsi per lui. Contribuisce al suo benessere la circostanza che l'analfabeta di ritorno non si rende assolutamente conto di essere un analfabeta di ritorno. Si considera ben informato, è in grado di decifrare istruzioni per l'uso, pictogrammi ed assegni, e si muove in un ambiente ermeticamente chiuso contro ogni attacco alla sua coscienza. È impensabile che egli possa fallire a causa del mondo che lo circonda. Il quale mondo lo ha prodotto e plasmato per garantirsi la propria sopravvivenza indisturbata.

Hans Magnus Enzensberger
[foto by znow-white]

22 commenti:

  1. giusto un poeta poteva definire "analfabeta di ritorno" e/o "secondario" chi è "ostaggio del pensiero breve"... (invece a me che ho soltanto la 'quinta' vengono in bocca solo bestemmie...)

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    1. Il poeta non c'entra molto. L'analfabeta di ritorno rappresenta un fenomeno molto, molto preoccupante.

      Le tue bestemmie non credo abbiano a che fare con l'analfabetismo!

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    2. mah! credevo che Hans Magnus Enzensberger fosse anche un poeta oltre che ideatore della teoria... e in ogni caso, intendevo dire che da una definizione 'clemente'... anzi, direi meglio: raffinata dei soggetti che la sua analisi intende inquadrare.

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    3. Sì, Hans Magnus Enzensberger è anche un poeta ma in questa sua definizione di "analfabeta di ritorno" non leggo nulla di poetico, al contrario: leggo una visione ironica e molto acuta. E' sicuramente un "raffinato", ma a suo modo è anche spietato.

      E' che tu sei troppo... cattiva! Sorrido...

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    4. sì, sì... hai ragione, sono cattiva.
      d'ora in avanti darò del trinariciuto ai politici invece di chiamarli per quello che sono.
      poi ti dico quanti si offendono e quanti si fanno una bella risata.
      (non che a insultarli si offendano, ma almeno il messaggio è più chiaro!)

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    5. Quella dei "trinariciuti" era una vignetta classica sul Candido di Guareschi. Riguardava i comunisti del P.C.I.
      Ricordo una delle ultime, in cui un Agit-prop si precipita da alcuni compagni gridando: Fermi, fermi sull'Unità c'era un errore di stampa. Bisogna leggere "scaglionatevi lungo le rotaie".

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  2. Oggi l'"evoluzione" (Darwin-reverse) li ha resi "multitasking": ogni tasca UN neurone. Specializzatissimo e ottusissimo.

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    1. Un neurone per tasca. Sperando di avere un sacco di tasche a disposizione.
      Ma la sensazione è che ci siano poche tasche, alla fine. Forse un paio. Di più è impossibile!

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  3. Un tempo l'analfabeta di ritorno "classico" lo trovavi nelle campagne, anni e anni dopo la licenza elementare. Dimenticato leggere e scrivere, ma tanta saggezza, quella dei vecchi contadini, che sapevno di essere ignoranti ma di poter competere per via della loro esperienza.
    Oggi invece gli analfabeti di ritorno sono assolutamente all'oscuro di esserlo, usano il telefonino, xqe, nn, e simili acrobazie; non scrivono più nemmeno la nota della spesa, leggono solo la Gazzetta dello sport, titoli e guardano le foto, si bevono tutte le sciocchezze di mamma TV, RAI e Mediaset.
    E la prossima generazione?
    A quando la riedificazione dei tam-tam e delle nuvolette di fumo?

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    1. L'analfabeta di ritorno è un fenomeno tipicamente contemporaneo. Non esisterebbe se non ci fosse l'alfabetizzazione. Lui, infatti, è sufficientemente alfabetizzato: sa leggere e scrivere. Però non "cresce" ulteriormente, anzi dimentica anche quel poco che sa perché non legge e non scrive. O legge poco e male e scrive male e peggio.

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  4. io pensavo all'effimero e invece ... livellarsi al ribasso.

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    1. Esatto, Pier. C'è un costante livellamento verso il ribasso. Il problema è che questo ribasso sembra sempre più basso. O è solo una sensazione?

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  5. Come il pazzo che non sa di essere tale.

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    1. Nessun pazzo sa di essere pazzo. Per fortuna!

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    2. e i 'normali' sanno di esserlo?

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    3. I normali?
      Dovresti chiederlo a loro...

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  6. Si dice "beata ignoranza". Però provo anche un po' di pena istintiva per il nuovo analfabeta (volendo anche per quello vecchio).
    Però, poi, avendolo conosciuto ed aver assistito ai danni che è in grado di arrecare al mondo, ne sono nauseato. E lo rifuggo.
    Ma senza speranza perché la sua ignoranza gli garantisce l'invincibilità.

    Analfabeta di ritorno. "Bentornato, analfabeta. No, MALtornato!"

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    1. Analfabeta ed invincibile. La mescolanza è deleteria. E, soprattutto, complicata da sanare perché, come detto, il soggetto in questione non sa di essere ciò che è. Non può averne alcuna percezione a meno di compiere uno sforzo importante, sforzo che non ha nessuna intenzione di fare!

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  7. L'analfabeta di ritorno rappresenta l'ignoranza inconsapevole nelle sue due facce: Il rincretinimento beota, e l'arroganza di sapere tutto.

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    1. Ignoranza inconsapevole. Giusto.
      Sapere tutto, come sappiamo, vuole dire esattamente non sapere niente.

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  8. Ora che ci penso potremmo dedicare questo post alla Gelmini. Che fine ha fatto il Bosone di Higgs? Dal Gran Sasso se n'è andato a Ginevra o ha deviato per l'Everest? :D

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    1. Un episodio vergognoso, secondo me.
      Ridicolo, a dir poco.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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