20 settembre 2013

Chi ride la notizia atroce non l'ha saputa ancora (*)

Degli ottimisti non mi fido. E neppure di chi vuol vedere rosa perché il nero non gli sembra sufficientemente accettabile. Continuo a non capire su cosa puntarsi per sostenere il peso di una felicità che, secondo me, rimane chimera. Non c'è, semplicemente. Né in questo tempo, né in questo spazio. E ignorare ciò che non piace solo perché il resto del mondo impone sorrisi e salamelecchi è quanto meno illogico. Stordirsi di beatitudini e rimandare il grigiore alla fine dei giorni sembra mania diffusa: la blanda consolazione di chi si tappa occhi ed orecchie ma non la bocca, purtroppo. Non so neppure se saputa l'atroce notizia si sia capaci di prenderne coscienza. Basta far finta di non aver sentito.

(*) Bertolt Brecht, A coloro che verranno, 1939

[foto by crilleb50]

18 commenti:

  1. ma come?
    proprio adesso che il nano ci ha rassicurato che resta in politica?
    sei proprio una inguaribile guastafeste!
    dovresti prendere esempio da questoqui ... di tutte le minchiate sentite ieri, questa le batte tutte.
    mi chiedo quel significato abbia per costui il termine ladro.
    forse si limita a quello per chi ruba dei polli.
    e in effetti un po' polla mi ci sento spesso:(

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    1. Io prego ogni giorno sorella morte affinché venga a portarlo via con sé. Nella foto che fa da corredo al post, però, come vedi, la povera morte è stata messa in gabbia.
      Pure lei!!!

      Ho letto (e commentato) il post che suggerisci col tuo link. Ovviamente ho avuto il voltastomaco e pure parecchi nervi.

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  2. Eppuire ridi anche tu e hai pure una bellissima risata. Per fortuna.

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    1. Lo so che rido. Anche tu lo fai. E abbiamo riso anche parecchio insieme. E mi diverte, ovvio. Però, di fronte a certe situazioni e certe persone, non trovo nulla da ridere.

      La mia risata piace, a quanto pare...

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  3. Io non mi sogno di buttare tutto in politichese perché lo ritengo troppo riduttivo.
    Parto dall'affermazione di Bertolt Brecht "...felicità che rimane chimera. Non c'è, semplicemente...".
    Io non la vedo così grigia la faccenda. Per essere felici bisogna essere in salute e sereni, innanzitutto; poi si deve essere predisposti a dare più che a ricevere, altrimenti si è solo egoisti. E non chiudere occhi e orecchi ostentatamente invitando gli altri a guardarci, "Vedi come sorrido? Vedi quanto sono felice?". E fare finta di non aver capito che il resto del mondo stia andando in malora.
    Bisogna appartenersi e appartenere, verbo che troneggia nel mio vocabolario, stare con gli altri insieme, vivere con gli altri, prendendo dagli altri per dare agli altri.

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    1. Veramente l'affermazione non è di Brecht, ma la mia. Di Brecht c'è solo la frase che dà il titolo al post.

      In verità il post non vale solo per la politica. Ma anche per essa.

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    2. Allora ho frainteso, ma il senso resta ed è quello che conta.
      Che il post valga "anche " per la politica mi sta bene, dato che la politica è comunque vita, o dovrebbe essere.
      Non mi sta bene buttare sempre "tutto" in politica, come mi pare stia succedendo dalle nostre parti.

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    3. Sì, il senso resta.
      E il concetto espresso vale "anche" per la politica.
      Sinceramente facevo un discorso più generale, ma mi rendo conto che quanto ho scritto possa essere tranquillamente applicato anche ai nostri politicanti.

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  4. Wer die Wahrheit hören will, den sollte man vorher fragen, ob er sie ertragen kann.

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    1. Qui mi serve l'aiuto del buon Vincenzo!

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    2. Chi vuole sentire la verità, gli si dovrebbe prima chiedere, se è in grado di sopportarla.
      Ecco, Euri.

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    3. Mille grazie Vincenzo.
      Sei davvero gentilissimo...

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  5. Io sono lontano anni luce dai salamelecchi, come li odio, ma la gentilezza sincera che offri e ricevi, e quando la ricevi la senti che è sincera, la amo. Ci sono cose (anche) belle in questo mondo.

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    1. Per carità. Cose belle e cose bellissime!

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  6. Da una risposta ad un commento in un mio post sul ridere:

    sciarconazzi il 09/09/13 alle 00:42 via WEB
    "Non sono per niente d'accordo: quello dell' "esorcizzare" è una balla, un alibi per non affrontare le cose.
    Così come il "ridere amaro" è una maschera dietro cui nascondersi.
    Il cinema è stato connivente nell'addormentare le coscienze e ha fatto proprio un "bel lavoro".
    E a furia di ridere (amaro, dolce, acido o gusto fragola), alla fine, si avvalla perché ridere rammollisce e distrae."

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    1. Più che il cinema, credo che sia stata la TV a farci pensare che tutto possa divenire facile, brillante e a lieto fine.
      Addormentare le coscienze non è poi così difficile tutto sommato. Una volta assopite, si può chiedere loro qualunque cosa!

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    2. Che sia stato il cinema o la televisione, poco importa (anche se, cronologicamente, ha iniziato il cinema perché fino all'inizio degli anni '80 la televisione non era ancora un ospite così onnipresente come lo è oggi).
      Sì, "coscienze assopite". Messe a dormire col sorriso (ebete, come spesso è il sorriso - in caso di abuso).

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    3. Sì, probabilmente l'inizio è stato al cinema. Il fatto è che poi è arrivata la TV e tutti ce l'hanno in casa.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.