6 settembre 2013

Chi d'illusioni vive

Visto che coi tempi che corrono non esiste più nulla di sano; visto che il vino che si beve, la libertà che si proclama, sono merci adulterate ed irrisorie; visto infine che ci vuole una discreta dose di buona volontà per credere che le classi dirigenti sian degne di rispetto e che quelle addomesticate meritino d'essere soccorse oppure compiante, non mi pare né più ridicolo né più folle, chiedere al mio prossimo un totale d'illusione appena equivalente a quello che egli spende ogni giorno a scopi imbecilli...


da "Controcorrente" di Joris Karl Huysmans
(regalo di Veil)

[foto by crilleb50]

12 commenti:

  1. Cosa è illusorio, cosa è reale? Siamo veramente in grado di stabilire dei canoni precisi per non fare confusione?
    Abbandonarsi a ciò che esiste, comunque esista, e credere che non ci sia altra alternativa a portata di mano in diemnsione di sogno o di astrazione, credo che sia la sola maniera di far funzionare tutto nel solito modo cui siamo abituati senza correre il rischio di ribaltare ogni probabile soluzione che ci metterebbe in crisi esistenziale.
    Non rileggo per non farmi venire il capogiro...

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    1. Questo brano del libro di Huysmans mi ha colpito molto. E' estremamente attuale. E' stato pubblicato nel 1884 ma non si direbbe.
      Viviamo di illusioni, tutto sommato. Perché non c'è quasi più nulla di autentico e di sano. Ci siamo assuefatti, purtroppo, e non ci facciamo più caso: addomesticati.

      Sono sincera: non ho capito il tuo commento. Domando scusa.

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    2. Avevo infatti concluso"non rileggo per non farmi venire il capogiro" non a caso. Ma ritengo di dover fare uno sforzo per capirci io e chiarirlo a te, per quanto sia possibile.
      Il brano da te riportato mi aveva ftto fare una considerazione di quelle che di solitto faccio tra me e me, ecco spiegato il motivo...
      Mi sono chiesto dove cominci l'illusione e dove finisca la realtà. Dato che non si capisce bene, tanto vale far finta che quello che si vive sia realtà e che la fantasia non esista, non porsi il problema e vivere alla giornata ogni evento senza chiedersi se domani se ne dovesse presentare uno diverso.
      Spero stavolta di averti illuminata sulla mia oscurità non voluta, e sono io a chiederne scusa a te, in quanto non era il commento troppo difficile per te, ma troppo per me renderlo più chiaro.

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    3. Ecco, ora è meglio.
      Stavolta ho capito!

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  2. io credo che le illusioni si siano sempre vissute, pensando al passato c'è sempre stato il desiderio di cambiare e di disilludersi .... pensa ad Utopia di Moro, è del 1515 ma descrive così bene le paure e le realtà del nostro tempo

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    1. Probabilmente con-vivere con le illusioni è proprio del genere umano. Non facciamo altro che circondarci di cose fasulle, posticce, ma verosimili. Forse rende la nostra esistenza più vivibile. Artificiale è bello?

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    2. non saprei .. forse prima si tende a voler cambiare le cose ma poi (per pigrizia) ci si accontenta d'averci pensato

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    3. Sorrido.
      Ci si accontenta, per l'appunto!

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  3. “À rebours” è davvero un libro eccezionale, che ha fatto scuola. Ne “Il ritratto di Dorian Gray” è il libro giallo che Harry regala a Dorian. Altra opera straordinaria di Huysmans,diversissima, è “Alla deriva”, definitiva esegesi dell’alienazione impiegatizia.

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    1. Sì, so che Oscar Wilde ha fatto regalare il libro di H. al suo Dorian. E non è stato un caso, ovviamente. Devo immaginare che all'epoca in cui è uscito, "Controcorrente" abbia fatto scalpore. A noi, forse, oggi, appare un libro abbastanza "normale", ma nell'800 non lo era affatto.

      Non ho letto altro di H. ma non è detto che non lo faccia...

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  4. Illusioni come non mai, visto che viviamo nella società dello spettacolo.

    ==============
    E senza dubbio il nostro tempo... preferisce l'immagine alla cosa, la copia all'originale, la rappresentazione alla realtà, l'apparenza all'essere... Ciò che per esso è sacro non è che l'illusione, ma ciò che è profano è la verità. O meglio, il sacro si ingrandisce ai suoi occhi nella misura in cui al decrescere della verità corrisponde il crescere dell'illusione, in modo tale che il colmo dell'illusione è anche il colmo del sacro
    (Feuerbach, Prefazione alla seconda edizione de L'essenza del Cristianesimo).

    Citato da Guy Debord all'inizio de "La Società dello spettacolo" dove la parola illusione non so quante volte compaia.

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    1. Sto ascoltando gli ospiti di "In Onda" (su La7). Si fa uno sproloquio (nemmeno tanto illogico) sull'illusione.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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