10 giugno 2013

Cresco per sottrazione

Detraggo orpelli e respiro. Scorporo rami secchi ma anche foglie appese, sorrisi posticci e gomitoli di indifferenza. Vivo calcolando in meno ed è l'unico circuito che abbia un senso, per me che esisto. Cresco per sottrazione: elimino aggiungendo spazio. Con il tempo ho imparato a gestire il servibile e non l'evitabile. Cose e persone: libere di tornare libere. Non lavoro per costrizione e non voglio vedermi costretta, un vizio che ho fin da bambina. Rimuovo residui ed estrometto ridondanze. Gioisco delle mie sintesi e non ammetto dispersioni di parole né di essenza. Opinabile ma tant'è.

[foto by MartinStranka]

11 commenti:

  1. Un metodo stupendo, altro che. Non so il motivo, ma il pensiero mi corre al metodo del P.O.R.C.O., che secondo alcuni dovrebbe essere il vademecum cui ogni scrittore dovrebbe attenersi una volta terminato di scrivere un manoscritto.
    P = programmare.
    O = organizzare.
    R = ripensare.
    C = cancellare.
    O = omettere.
    In effetti ciò che va bene per un nuovo libro dovrebbe funzionare anche nel programmarsi l'esistenza, quello che fai tu.
    Sono alcuni anni, me ne sono reso conto un po' per volta, che mi sto spogliando di rami secchi, cui restano purtroppo attaccate anche foglie vive, ma il metodo funziona. Mi sento meglio, più leggero. Solo non ero arrivato a fare la riflessione che hai fatto tu, così brillantemente.
    Tu sei fiato che alimenta fuochi, Euri.

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    1. Il metodo del P.O.R.C.O. non lo conoscevo. Non sotto questo nome, almeno. Devo ammettere che è interessante. Sarebbe anche particolarmente vantaggioso, ammesso che venisse messo in atto. Purtroppo molti scrittori non lo fanno proprio e continuano a sciorinare tonnellate di parole inutili e prive di fascino.

      Il sistema delle "sottrazioni" l'ho imparato col tempo. Invecchio, ovvio, ma spero di divenire migliore. E il meccanismo funziona: fa sentire meglio anche me!

      Sono fiato che alimenta fuochi? Sorrido... bella immagine.

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    2. Concordo in pieno: certi scrittori di grande fama riescono a scrivere in pochi mesi (!) libri dalle 500 pagine in su, piene di parole e non di immagini.
      Bisognerebbe però andare a chiederne ragione agli editor delle case editrici, sempre di grande nome, chiedere se fanno un minimo di editing oppure se ne dimenticano.

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    3. Ho la sensazione che il lavoro di editing, sempre più spesso, venga praticamente bypassato. Si pubblica robetta, o robaccia, con il puro intento di fare soldi. La qualità di quanto viene pubblicato, ovviamente, è un optional. Un disastro!

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  2. Uhm...è un modo troppo codificato per il mio gusto.
    Vado più ad istinto e a lune. Faccio quel che va fatto quando mi pare necessario (e fattibile).

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    1. Pragmatico, l'Isilbrando!
      In fondo lavori per sottrazione anche tu. Di certo ti muovi nel campo delle necessità: che è un buon muoversi, secondo me.

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    2. Il metodo è simile (o analogo). E' che magari non sono così analitico nell'approccio. Sì, applico il pragma.

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    3. Ma io faccio solo un po' di letteratura...

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  3. Parafrasando Jep (Gambardella): faccio solo cose che mi va di fare.
    :)

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.