30 maggio 2013

L'arte di rigirar frittate

Certi post arrivano per caso. Magari partoriti da chiacchiere e sorrisi, affinità e confronti. Proprio come questo. Un post nato da una frittata. Una metaforica, ma nemmeno tanto. Perché? Perché io non so girare la frittata. Non so farlo. Cucino persino bene, ma la frittata è un'arte. E girarla per me è impossibile. Non riesco anche se a volte converrebbe. Soprattutto quando quello che vedi non ti va proprio a favore e magari sarebbe il caso di rivoltare atti e parole. Ma no, sono un'incapace. Ogni volta che provo lei, la frittata, mi scivola da una parte. Ho capito: ci rinuncio. Rigirar frittate non fa per me.

22 commenti:

  1. Tu non potrai mai rifirar frittate: sei troppo diretta, troppo sincera, cara Euri. Le frittate le girano quelli che partono con la frittata capovolta e poi te la rifanno vedere bella e cotta, capito? Gente come te, come me, come Silvia, come Zio Scriba non potranno mai girare frittate, anche se lo facessero se ne accorgerebbero anche i poppanti.
    Se poi alludi a quella vera, io ci ho provato varie volte quano vivevo solo, ma mi premuravo di farlo sopra il tavolo così poi raccoglievo i pezzi. Avevo una nonna specialista, le tirava alte giusto la misura per farle ritornare dentro la padella. Che nonna brava!

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    1. Alludo ad entrambe le frittate, Vincenzo.
      Non so girare frittate di parole e azioni ma non so girare neppure le frittate vere, quelle fatte di uova.

      Anche mia nonna era bravissima. Come sua figlia, mia madre. Sono io che non so proprio girarle, 'ste frittate!

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  2. Non accostiamo l'alchimia della cucina con l'alchimia delle parole. Non sono neppure parenti. E se lo sono è un caso.

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    1. A volte, però, ci si può giocare.
      No?

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    2. Sì, ma i risultati dell'alchimia delle parole sono sempre imprevedibili.

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    3. E può essere uno spettacolo!

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  3. Le mie, che inizialmente sono tondeggianti e precise, all'atto della girata si trasformano in amebe.
    Per fortuna che non perdono il sapore insieme alla forma!

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    1. Le mie non sono tonde nemmeno prima. Poi diventano solo strapazzate.
      Il sapore è accettabile, ma la forma lascia molto a desiderare, purtroppo.

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  4. Ma senza lanciarle in aria - con padella e coperchio da rigirare, intendo - è facile, e se ci son riuscito io figurati se non ci riesci tu. Quanto a quelle metaforiche, lì sono davvero una frana.

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    1. In aria? Non ci penso proprio, figuriamoci.
      Visto che tu sei capace, dovresti insegnarmi... anche se ci hanno provato anche altri senza alcun successo.

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  5. le frittate non le giro per rispetto della loro fragilità, ma le crespelle le faccio saltare come Paperino ... le prime cinque, poi mi stufo.
    le altre, invece ...
    il divertente è che ci sono persone che affermano di non saperle rigirare, invece ne sono così naturalmente capaci che nemmeno se ne rendono conto.

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    1. Ah, be'... con le crespelle faccio faville. Solo con quelle però!

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    2. Scusate l'ignoranza, gentildonne: che sono le "crespelle"?

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    3. Ti lascio questo link, Vincenzo.

      http://ricette.giallozafferano.it/Crepes-dolci-e-salate-ricetta-base.html

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  6. a me lo dicono ogni tanto però non capisco...
    io credo che il più delle volte sia una scusa quando il mio interlocutore non sa più cosa dire...
    o forse non do' risposte che lo soddisfano (ma non sempre le risposte possono soddisfare, no?)

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    1. Quindi?
      Le rigiri o non le rigiri 'ste frittate?

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    2. onestamente non sono il tipo...
      tranne quelle vere =D

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    3. Beato te... io neppure quelle!

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  7. Si tratta comunque di handicapp, come quello di chi dice di non saper dire bugie. Chi non sa dire bugie a questo mondo che è "un paradiso di bugie", è un handicappato come chi non sa girare al momento opportuno e con arte sopraffina le frittate.
    Perdonatemi, ma la penso proprio così.

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    1. E' la tua opinione, va bene così.
      Non ho nulla da perdonarti... tranne la parola "handicapp" che si scrive con una sola "p".

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    2. Hai ragione, mi è scappata una p di troppo per un tremito della mano sui tasti, che peraltro in questa tastiera che mi hanno regalato sono un po troppo piccoli, proprio dei tasticoli.

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    3. Adesso mi dirai che a "po" ci vuole l'apostrofo; scusa, è ancora una volta colpa dei tasticoli.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.