15 aprile 2013

Parole antipatiche

Parole antipatiche, certo. Proprio come una creatura detestabile. Parole che evito perché insopportabili, perché inflazionate e usate a sproposito. Banalizzate, scialbe o semplicemente sgradevoli. Ce ne sono diverse. C'è carino, un aggettivo che non pronuncio mai per quella nausea che mi sale alle labbra appena l'avvisto. C'è solare di cui abusano in troppi e in troppe. C'è attimo o attimino utilizzati da chiunque e con accezioni varie e fantasiose. Senza parlare di parole che fanno moda: dagli errimi sparati a casaccio agli ma anche no spiattellati ovunque. Queste le mie. E le vostre?

[foto by rickystuffedpie]

18 commenti:

  1. Concordo su carino e derivati, tipo carinissimo, caruccio e carinello che però a me romano è più simpatico, vuoi mettere?
    Al solare preferisco il lunare, che nessuno adopera, forse proprio per quello.
    Odio chi usa gli attimini, tanto ini quanto insopportabili, e mi faccio venire conati di vomito all'"assolutamente sì e assolutamente no". Scusino lor signori: un sì e un no non sono affermazioni assolute per conto loro?
    Mi piace il rasceliano "invece pure", tanto attuale oggidì ascoltando le lagne quotidiane di Bersani, che invoca il cambiamento della politica.

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    1. Ricordo che qualche anno fa, sul mio vecchio blog su Libero, scrissi un post dedicato al fatto che fossi "lunare" a giammai solare. Mi divertiva l'idea di contrappormi a tutti quei profili, una marea, di persone che si definiscono "solari".

      "Assolutamente", in realtà, avrebbe già di per sé un'accezione positiva. Appiccicare un "sì" o un "no", in realtà, è un errore.

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    2. Ricordo quel post, sì. :)

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    3. Ops... questo vuol dire che vieni da Libero anche tu. E che c'eri già quando io scrivevo sul mio "Rizoma".
      E, di grazia, chi saresti?

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    4. Odette prima, a.bassa.voce adesso.
      :)
      Ciao!

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    5. Ah...
      Mi ricordo di te. Per me, al tempo, eri Odette.
      Bentrovata!

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  2. Tutte le espressioni troppo di moda, che in quanto tali tradiscono pecoronismo, iperesposizione televisiva e/o cervello piccolo.
    E se alle personcine comuni si possono (quasi) perdonare orrori come "wow", "Ah, okèy", o lo schifoso "assolutamente", o l'odioso aggettivo multiuso "importante" (ormai mi dà talmente l'orticaria che m'impongo, assurdamente, di evitarlo anche quando sarebbe azzeccato!), non riesco invece a perdonare quei giornalistucoli che dovrebbero dare buon esempio, e invece scagazzano su ogni pagina orrori come "bipartisan", o peggio ancora l'ormai vomitevole "2.0".
    L'attimino mi sembra bruttissimo ma quasi superato, mentre non ho nulla contro "carino" (forse perché non conosco nessuno che ne abusi?), a dimostrazione che poi queste cose sono anche molto soggettive.

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    1. "Importante" è un aggettivo che uso poco. Forse utilizzo molto di più l'aggettivo "interessante".

      Numerosi giornalisti (molti dei quali non so bene come abbiano fatto ad entrare a far parte dell'ordine) compiono errori madornali, soprattutto nei loro scritti. A volte penso che dovrebbero tornare a studiare un po' di grammatica italiana e a ripetere a memoria qualche verbo al congiuntivo.

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  3. mi unisco per 'l'assolutamente', spesse volte neanche accompagnato da un no o un si, tanto che devi pure sforzarti di capire se è sì, no, ironico o assoluto.
    (appendice ironica, dai non prendertela:) e poi chi usa rispondere ai commenti facendo ricorso reiteratamente a 'in realtà' ^_^

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    1. Non me la prendo, tranquilla!

      Non mi sembra di aver letto, qui, commenti in cui si reitera "in realtà". Forse perché sono sbadata...

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    2. "Assolutamente", in realtà, avrebbe già di per sé un'accezione positiva. Appiccicare un "sì" o un "no", in realtà, è un errore.

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  4. Non ho parole che mi indispongono particolarmente.
    Forse non presto abbastanza attenzione.
    Non mi sono mai soffermata a pensare se quella parola può starmi sui maroni più di un'altra.
    Ci penso ed eventualmente riferisco.

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    1. E' che io sono malata di parole. Faccio caso praticamente a tutto: parole scritte, dette, pensate.
      E, soprattutto, bado agli strafalcioni e anche alle parole antipatiche.

      Aspetto i frutti delle tue riflessioni.

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  5. Io non sopporto piuttosto che usato in maniera scriteriata, oppure e quant’altro alla fine della frase, amaca con l’accento sulla prima a, o ancora l’espressione che ho sentito oggi sul pullman, mi dà per scontata. Non mi piace puntuale usato come sinonimo di preciso, es: una critica puntuale. Come te rabbrividisco quando qualcuno si definisce solare. Ce ne sono altre ma per il momento non mi vengono in mente.

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    1. Dell'orrido "piuttosto che" usato con funzione disgiuntiva ho parlato addirittura in un post intero, un po' di tempo fa. E ciò la dice lunga sul mio ribrezzo in merito a tale pessima abitudine linguistica.

      Sono certa che ti verranno in mente molte altre parole antipatiche!

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  6. Ci sono parole che mi sono antipatiche ma proprio ora non me ne vengono in mente perché ci penso solo quando le leggo o le ascolto.
    Ora un tuo commento genera in me un dubbio: quando si usa la parola "piuttosto che" e quando no? Qualche volta l'ho scritta, vorrei capire se ho errato e magari evitare per le prossime volte.

    Ho scritto qualcosa di antipatico?

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    1. No, non hai scritto nulla di antipatico! Sorrido...

      Facciamo così, ti suggerisco di leggere questo mio vecchio post: http://lafavoladiorfeo.blogspot.it/2012/07/piuttosto-che-non-e-o.html

      Spero sia comprensibile. Se hai altri dubbi, scrivimi.

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  7. Lo sapevo che tra le parole antipatiche avresti citato "solare"!
    Io le amo tutte, quando vengono usate in modo appropriato, o anche nuovo ma in modo poetico. Mi infastidiscono un po' quelle "scoperte" all'improvviso dai giornalisti e infilate dappertutto, tipo "spalmare" adattato a qualsiasi contesto, o certi neologismi orripilanti che vanno di moda per un periodo e poi vengono abbandonati (per fortuna, direi).

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.