23 aprile 2013

Di quei giorni di troppe parole

Ci sono giorni in cui converso solo coi silenzi. E possono bastare. Quei giorni di troppe parole in cui tacere è l'unico atto sopportabile. Il ticchettio delle lancette e il fluttuare traverso della polvere paiono contemplabili. Tutto il resto fa solo rumore. Un rigonfiamento di sillabe, spinte tra lingue e denti, di cui nessuno sentirebbe la mancanza. Io men che meno. Trovare qualcosa da dire su tutto e tutti, evidentemente, è un'abitudine tramutata in urgenza vitale. Si fugge dal silenzio come da un male o da un amore avvizzito. Lo si riempie di parole, temo, solo per non sentirne la scintillante oscurità.

[foto by calis]


12 commenti:

  1. Commentare a volte è un vizio.

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  2. allora sto a posto, passano mezze settimane senza aprire bocca neanche per dire buongiorno al gatto.
    in compenso scrivo, che per me è un po' come parlare.
    insomma invece di quel che dice baricco, che: "scrivere è una forma raffinata di silenzio" potrei dire che scrivere è una forma di urlo più discreto:)

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    1. Anche per me scrivere è una forma di dialogo. Parlo con te, adesso. Anche se non sto aprendo bocca.
      Lo faccio in silenzio, è vero. Ma parlo.

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  3. Leggendoti in questi post poetico-esistenziali la tua scrittura somiglia a quella della Bellonci, sul serio. La stessa musicalità ed eleganza che trovo in quelle pagine. Ecco perché quella narratività in cui sto nuotando da parecchi giorni ha un ché di familiare.

    PS
    Ho un nuovo suggerimento di lettura che potrebbe piacerti:
    " Antonietta e i Borboni" di Emilia Bernardini. Le stesse atmosfere de Il resto di niente, mi sembra di aver capito. Quando mi capita di imbattermi in nuove conoscenze letterarie su biografie romanzate, romanzi pseudo-storici, ti faccio sapere.

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    1. Post poetico-esistenziali?
      Può darsi...

      Come sai non ho letto la Bellonci, però mi sembra un complimento notevole.

      E ti ringrazio anche per il nuovo suggerimento di lettura!

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  4. Dialogare col silenzio a me non potrebbe succedere mai, anche se -lo ammetto- è profondamente inquietante ed attraente. Io dialogo costantemente con i miei alter ego, ne ho dozzine e sempre ne spuntano di nuovi. Ho iniziato questo iter paroloso da quando ero molto piccolo, unico bambino in una famiglia numerosa di soli adulti, che chiacchieravano sempre tra loro con sussiego, mentre -allora- lasciavano me ai margini della loro privata società. Io creai la mia società sta da me e me e dai tanti me che ogni giorno mi inventavo. Fantasia non mi à mai mancata, per cui non soffrivo la solitudine. E poi mi incantava il suono della mia voce. Forse sono un ablativo assoluto.
    Però mi piace la "scintillante oscurità" del silenzio. Raffinato come sempre il tuo linguaggio, Euri.

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    1. Io dialogo in continuazione coi silenzi e attraverso i silenzi. Ci vuole uno stato d'animo particolare. E forse bisogna esserci portati. Tu, per indole, non lo sei.

      L'oscurità può scintillare. Non l'avevi mai notato?
      Sorrido...

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  5. sintesi ... a volte mi manca, a volte ci vorrebbe.
    poche e concrete parole

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    1. La sintesi è la parola d'ordine dei miei post.
      Lo si nota, d'altro canto: ogni post è sempre e solo di poche righe.

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    2. eh lo so ... si nota.
      :)

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.