25 febbraio 2013

Intelletto in fiamme

Patisco qualche ermetismo di troppo. Non mi comprendo fino alla fine e forse non è propriamente un delitto. Il mio riscatto passa attraverso un'inquietudine o altre sostanze mentali. Come l'oscillare tra il senso del vero e quello del presunto vero. Ho un'età che oltrepassa i diritti di appartenenza o di comunione a prescindere: ho imparato la rilevanza delle distanze parallele e legittime. Le pretese del circuito planetario innescano reazioni a scalare che non sempre ho voglia di sconfinare e comprendere. Seguo solo rapita le ascese e le decadenze del mio intelletto in fiamme.

[foto by LostOneself]

8 commenti:

  1. Sì, il tuo intelletto è proprio in fiamme, ma è una fiamma che arde, non una fiamma che brucia e consuma. È il seguito di quello dell'altro giorno. Non ti comprendi, il tuo ermetismo non contagia solo gli altri, ma comincia da te. Probabilmente sei nella fase in cui ti chiedi: valgo molto o è solo presunzione? Da qui l'oscillazione tra il senso del vero e del presunto vero.
    Devi darlo per scontato.
    Se ciò che scrivi -così naturalmente oscuro che a volte, quasi sempre, va riletto con calma, da qui la definizione "linguaggio ermetico"- ti viene fuori spontaneo, almeno così lo recepisco io che mi intendo di spontaneità, allora credici, perché il succo del tuo pompelmo è proprio gustoso.
    E tira avanti convinta, senza porti troppe domande. Lo dico, ma so che non sei il tipo da non porti domande...

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    1. Ecco. Torniamo alla normalità: il primo commento è (sempre) il tuo. Mi rassicura.

      E' un intelletto in fiamme nel senso che non sa spegnersi mai. Brucia e si nutre di tutto. Eppure ci sono cose dalle quali preferisco distanziarmi, persone ed eventi che non voglio scavare.

      Il mio ermetismo? Non è costruito. Arriva. E' così che trovo la misura giusta per scrivere ciò che sento. Lo so che a volte non sono comprensibile, ma non è detto che voglia sempre essere compresa.

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    2. A volte la normalità è sintomo di piattezza, qui è diverso, grazie a Dio: rassicurante come intendi tu.

      La fiamma è eterna, cantava D'Annunzio ne "La figlia di Iorio" se non ricordo male. Un tuo conterraneo, guarda caso. Una fiamma che è autonoma dalla tua volontà.

      Che il tuo ermetismo fosse spontaneo lo avrei giurato. Credo di averti capita. Tu sei un "unicum". Non sei incomprensibile, sei comprensibile con difficoltà, mai al primo impatto. Parlo dei tuoi scritti, naturalmente, di persona dovresti essere assolutamente trasparente, o mi sbaglio?

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    3. Non c'è un'autentica volontà, in effetti. E' così. E se un tempo sentivo questa fiamma come qualcosa che produceva differenze e distanze, ora la vivo con estrema naturalezza.

      Non sono comprensibile a primo impatto. Ed è per questo che non credo di appartenere molto a questa epoca che, invece, vive solo di primi impatti. Costo un po' di fatica, lo riconosco. Ma non posso chiedere nulla di meno a chi mi legge.

      Sono una persona piuttosto trasparente, sì.

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  2. Adesso comprendo meglio il post sull'arroganza.
    Il tuo ermetismo è causa del tuo intelletto in fiamme, non hai tempo per spiegare, scolpisci le parole andando dritta all'essenza, il fuoco brucia tutte le scorie inutili. Forse consideri l'eccesso di parole e spiegazioni un segno di decadenza.
    In ogni caso il tuo ermetismo mi avvince.

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    1. Permettimi un piccolo intervento, ruhevoll, visto che entrambi la pensiamo allo stesso modo riguardo la creatività e le capacità di scrittrice della nostra amica Euri. Lei non è ermetica per dottrina, ma per natura. La fiamma che le crepita dentro produce immagini in continua trasformazione, che lei intuisce, interpreta e trasmette immediatamente così come le vede. Per questo riesce difficile ad essere capita. Per me è un po' diverso, sono avvantaggiato dal fatto che, essendo un artista intuisco al volo là dove stia camminando, tuttavia preferisco sempre rileggere.
      Il suo ermetismo ti avvince? Capita sempre di fronte ad una cosa bella e misteriosa. Ma dentro il suo ermetismo c'è una enorme carica di autocritica, di cui l'arroganza è la parte interna, non esterna. Lo dico perché mi rassomiglia alla mia arroganza. Una fortuna averla incontrata, almeno sul web, anzi forse meglio sul web, perché qui lei trasferisce solo la sua parte immaginifica e deduttiva, il suo spirito, non le piaghe giornaliere, non i conti da pagare e le liti coi vicini troppo ignoranti, tanto per fare esempi banali.
      Come lei stessa dice nella risposta al mio commento: "Lo so che a volte non sono comprensibile, ma non è detto che voglia sempre essere compresa", come a dire io sono come sono e basta. La capisco assolutamente, perché questo è ciò che vado ripetendo a tutti coloro che mi conoscono da una vita ormai.

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    2. Non amo gli eccessi di parole, ruhevoll, hai perfettamente ragione. Credo si deduca platealmente dalla lunghezza dei miei post!
      Più di una volta ho sottolineato la "bellezza" della sintesi. Qui e anche altrove.

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    3. Sai, Vincenzo mi fa uno strano effetto sentir parlare di me, di come sono e di come scrivo in maniera tanto vicina a ciò che sono e di ciò che scrivo.
      Ma è vero: hai afferrato magnificamente alcuni lati della mia personalità. Forse perché, sotto certi punti di vista, ci somigliamo.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.