23 gennaio 2013

Intimità che non so dire

Tacere è l'essenza dello scrivere: condicio sine qua non, dicono i più bravi. Non è solo silenzio, ma la scelta di ammutolire. Tacere è sapersi ascoltare e trasformarsi in inchiostro e pixel. Le parole dette tradiscono per indole. Nel loro midollo si dissolvono entità che il parlare gonfia a dismisura o annienta senza ritegno. Per questo scrivo. Per affrontare intimità che non so dire, per governare appendici di realtà che non potrebbero appartenermi. Così posso reinventare il mondo, rubarlo a quello che è per restituirlo seguendo un'altra condotta, non prevista nemmeno da me che la immagino di volta in volta.

[foto by scarecrowhollows]

20 commenti:

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    1. Anche una bella fatica, in certi casi.

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  2. Il problema sono quelli che "parlano" (anzi, blaterano) anche quando scrivono. E la tragedia, in epoca di fruizione di massa, è che vengono considerati "bravi" proprio per quello!!

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    1. Chi non smette di parlare nemmeno quando si mette a scrivere, in sostanza, non scrive. Continua semplicemente a non-tacere.
      Che poi vengano considerati anche "bravi" è un delitto. Per loro e per chi li giudica tali, temo.

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  3. Penso che hai scritto una cosa assai intelligente sullo scrivere, e l'hai scritta molto ma molto bene!

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    1. Scrivo bene cose intelligenti.
      Peccato che non serva a molto. Se non a compiacersi un po' e a non smettere di pensare.

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  4. E' affascinante ciò che svisceri.. buona giornata

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  5. Posso solo sottoscrivere quello che hai "scritto", lasciandone a te il copyright naturalmente.
    Scrivere è l'unica cosa che faccio in assoluto silenzio, ascoltando una voce che viene da lontano, forse da dentro di me, forse da un alter ego lontano anni luce.
    Dipingo ascoltando la mia voce che dialoga con un altro alter ego, voglio pensare, che da lontano mi pungola, mentre l'alter ego letterario mi detta.
    Leggo la tua risposta a ruhevoll (beato lui che è pieno di pace) e non posso che darti ragione: tu scrivi sempre cose intelligenti, che servono molto, credimi, a chi ti legge per fare riflessioni intelligenti. E poi che male c'è a compiacersene un po', dato che ti consentono di continuare a pensare.

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    1. Se scrivere è l'unica cosa che fai in assoluto silenzio, ho la sensazione che tu sia un gran chiacchierone!
      Forse.

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    2. Bingo! Sono un parlatore convinto, cui piace dialogare, discutere, confutare, controbattere e quando è il caso litigare; cui piace anche il suono baritonale della propria voce.
      Nessuno è perfetto, io meno di altri.

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    3. Non so perché, ma ti immaginavo proprio così come ti descrivi!

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    4. Mi fa piacere, vuol dire che hai una fresca immaginazione e che ci azzecchi. Ma io ti ho facilitato il giudizio: infatti i miei commenti non sono mai due frasette. A me non piace solamente parlare, piace anche scrivere.
      Facile dedurlo per una persona perspicace come sei tu.
      Buona serata.

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    5. Sì, molto facile... forse non serve molta perspicacia!

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  6. Difficilissimo e semplicissimo scrivere. Riguardare ciò che si è scritto e dire Ok, va bene così, è ancora più difficile. Più difficile ancora per il cervello discuterne con chi vorrebbe magari pubblicaterlo e ragionarci sopra insieme, valutare strade inesplorate, passaggi, particolari, difetti, potenzialità.

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    1. Difficile e semplice, hai ragione. Riguardo poco ciò che scrivo, di solito. Anzi tendo a dimenticarlo.
      Nessuno mi hai mai chiesto di pubblicare, se dovesse capitare ti saprò dire!

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  7. "Il bel tacer non fu mai scritto", diceva mio nonno.
    però lui parlava sempre!

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    1. Tuo nonno la sapeva lunga. E sapeva pure raccontarla, credo!

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.