7 dicembre 2012

Le spire dell'idiozia

Lei parla con il cinismo osceno di chi, comunque vada, non rischia nulla perché, evidentemente, di nulla vive. La voce stridula a sottolineare che, anche se ci saranno persone costrette a perdere il lavoro, l'azienda riuscirà a mantenersi a schiena dritta. Anzi, sono eventi simili che danno lo slancio per ripensare e riorganizzare ruoli e mansioni. Ottimizzazione, dice. Ed io sento che un selvaggio demone si agita in me. Non posso mettere bocca perché non parla con me ma potrebbe comunque parlare di me. E l'impulso di prenderla a calci fino a tarda sera diviene ancora più impellente delle sue idiozie.

[foto by dallasdrummer]

20 commenti:

  1. è il fenomeno che agli esordi del rampantismo gli anziani giudicavano col il motto "braccia tolte all'agricoltura".
    orde di individui che sono passati a fare gli imprenditori senza averne lo spirito e le competenze.
    per definizione dovrebbero essere capaci di risolvere i fattori di crisi, mentre in buona parte hanno concorso e concorrono ad aggravarli.
    tagliare la testa al serpente è come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.
    credo che resti solo un giusto sfogo e prendere le distanze, prima o poi qualcosa deve accadere!

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    1. Sai teti, il dramma è che a parlare in quel modo è un consulente del lavoro. Una persona che, a mio modesto avviso, dovrebbe preoccuparsi di fare in modo che il lavoro venga quanto meno gestito correttamente. Non sembrava parlasse di persone in difficoltà, persone che con buone probabilità tra un paio di settimane non lavoreranno più, ma di "cose", di "numeri", di "unità lavorative".
      Sono ancora rabbiosa per quello che ho sentito da questa tizia!

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    2. "un consulente del lavoro"...
      fatico a commentare senza usare parole vomitevoli
      per la maggioranza di queste persone che non avranno
      mai problemi di trovare il lavoro...
      "il consulente è quello che ti dice che ore sono
      usando il tuo orologio" e io aggiungo sempre
      "anche i tuoi soldi".
      Anch'io sono rabbioso per le schifezze che riescono a
      dire parlando delle persone come fossero oggetti.

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    3. C'è una mia amica che ha fatto un parallelismo che, pur essendo molto volgare, seguiva la stessa logica del tuo.

      Sì, sono rabbiosa anche io. E auguro loro di vivere, prima o poi, quello che contribuiscono a far vivere agli altri.

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    4. da noi sono entrati in punta di piedi anni fa',
      approfittando dei responsabili idioti politici incapaci
      del momento... e non se ne sono più andati!
      Ora nessuno ha più il coraggio di dire loro che molte
      volte propongono catazze assurde... ora comandano loro.
      No, loro non vivranno mai quello che fanno vivere
      agli altri... purtroppo.

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    5. Non disperare, Riccardo.
      Col tempo molte cose riescono a cambiare.

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    6. non dispero... non serve a nulla.

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  2. Purtroppo gli imprenditori parlano con in mente solo il guadagno da dividere con gli azionisti. Ieri sera un nostro conoscente, pezzo grosso da 7000 mensili alla Mercedes, ci diceva che un'ora di lavoro di un operaio specializzato in Germany costa all'azienda 31,76 euro, che fanno 254,08 al giorno, per 22 giorni lavorativi sono un totale di 5589,76.
    Uno stesso operaio in un paese sottosviluppato costerebbe all'azienda solo 8,21 euro all'ora; cioè solo 65,68 al giorno e quindi 1444,96 al mese con un risparmio rispetto al primo di 4144,80 al mese.
    Moltiplica per mille o meglio per diecimila e vedi quanto l'azienda guadagnerebbe in un anno con lo stesso prodotto fabbricandolo in uno di questi paradisi aziendali.
    Finché ci sarà nel mondo questa differenza retributiva non ci si dovrà più scaldare troppo se un'azienda se ne va. È atroce, ma un'azienda è un'impresa costituita per investire e produrre benessere.
    È la cosiddetta logica del mercato.

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    1. E' evidente che gli imprenditori ragionano secondo la loro utilità. Fino a quando i nostri governi non decideranno di rendere il nostro lavoro meno caro per i datori di lavoro, andremo sempre più verso il baratro.
      Anche perché nei Paesi meno "evoluti" (diciamo così...) il costo del lavoro (visto che i lavoratori hanno pochissime tutele o spesso nessuna) rimarrà basso ancora per molto e noi "evoluti" ne pagheremo le conseguenze perdendo il lavoro. Un'emorragia senza fine.

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  3. un tempo c'era la ricollocazione, ovvero prima di sbatterti fuori si preoccupavano di capire se eri ricollocabile in altre aziende ... ora è mors tua vita mea.

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    1. Ricollo-che?
      Non ci pensa nessuno.
      Accampano qualche scusa a margine di contratti farlocchi e chi s'è visto s'è visto.

      Agghiacciante, caro Pier.

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  4. Non mi parlare di lavoro, euri, non me ne parlare, che ho un diavolo per capello.
    pensa che da noi la cisl ha firmato un contratto in cui dobbiamo lavorare due ore in più alla settimana, da 36 a 38, e prendere di meno. l'hanno firmato alla chetichella senza dire niente a nessuno.
    Ora siamo in stato di mobilitazione sindacale appoggiati dalla CGIL che non ha firmato.
    Ci sono colleghi che non vogliono scioperare perchè non vogliono perdere la paga della giornata, e io mi sto mangiando la bile ma sto anche prendendomi la soddisfazione di fare del buon vecchio sano mobbing ai crumiri.

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    1. Se puoi "mobbare" certi individui fai pure. Potessi farlo io!
      Dei sindacati non mi fido praticamente per niente. Tra loro e i politicanti che blaterano in TV non c'è alcuna differenza. Personaggi da prendere a calci (come la tipa di cui sopra).

      Disaster!

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  5. Ieri sera ho visto "L'economia della felicità". Interessante, molto interessante. Chi parla sempre e solo di ottimizzazione, mobilitazione, crescita e produttività, di solito non ha gli strumenti per comprendere gli esseri umani e il valore della vita umana.

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    1. Un cinismo e una freddezza che mi hanno sconvolta. Si parla di tagli, razionalizzazione, ottimizzazione ma di solito sotto questi termini ci sono persone che perdono il lavoro e, in molti casi, non sanno dove sbattere la testa.
      Ma loro ottimizzano!

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  6. Quel dettaglio del prenderla a calci "fino a tarda sera" che è così tuo, è quasi struggente. Io sono talmente abituato al mio precariato che (quasi) non ci faccio più caso. Anche se la rabbia a volte prende anche me. Perchè poi si parla di cultura, e vedere come è maltrattata in questo Paese (cartelloni cancellati dall'oggi al domani, teatri che chiudono) fa male. Molto. Scusa, ho invaso uno spazio che è tuo. Ti abbraccio.
    L.

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    1. Non c'è stata alcuna invasione, anzi. So quanto sia complicato per un attore poter lavorare con continuità e serenità oggi come oggi. Praticamente non esiste né la prima né la seconda condizione.

      La rabbia è un impulso che nasce spontaneo, sinceramente. Il "prendere a calci", ovviamente, è un modo per far capire quanto sia grande il mio disgusto nei riguardi di certa gente e certe situazioni. Ma tu le conosci meglio di me e da più tempo per cui non devo spiegarti nulla.

      T'abbraccio anche io.

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  7. Questi sono tempi bui per gli onesti imprenditori, ma tempi felici per i ricchi/spregiudicati imprenditori. Questi ultimi, a differenza dei primi, fanno affari migliori e ha l'occasione buona per togliersi dai piedi i dipendenti meno sudditi ... anche se sono in genere i più capaci. Ai primi servono i capaci ... ai secondi NO! Ti abbraccio! (wu)

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    1. Le persone più capaci vengono ben gestite e ben amministrate da datori di lavoro altrettanto capaci. Al contempo, un datore inetto non sa fare grandi distinzioni e tende a tenersi accanto (o attorno) solo persone che lo assecondano e che non fanno critiche.

      Ti lascio un abbraccio anche io!

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.