17 dicembre 2012

L'analfabeta laureato

Nel momento in cui i morti di fame hanno avuto la pancia piena si sono rivoltati ai valori di comunità, solidarietà, giustizia sociale per cui erano stati affrancati. Questo popolo che ho amato follemente è diventato tutt'altro che amabile. Se penso a chi è oggi il mio prossimo […] Il mio prossimo è il Trota. È quella la vera sfida di oggi: il recupero dei babbei. Nella categoria dei gonzi includo anche gli analfabeti laureati. Prima avevamo analfabeti autentici, oggi li abbiamo provvisti di diploma. Si drogano di fiere, di libri, di film, di discussioni, di presentazioni, di commemorazioni, di festival. Applaudono freneticamente i nuovi guru mediatici. E si illudono di pensare. Ma è un'illusione.

Goffredo Fofi
(intervista di Simonetta Fiori - La Repubblica, 17.12.2012)
[foto by cnya]

10 commenti:

  1. Quando ero ufficiale di complemento, avevo un maresciallo che ogni qualvolta una cosa andava storta commentava "I cosuzze nostre a minghiatina funirono". E poi mi veniva vicino a mi spiegava: "A minghiazza du pupu, signor tenente, giammai a minghia nominai". Mi è venuto in mente così, forse è un nonsens, forse no. Il fatto è che tu al posto dela dicitura "commenti" hai un "voi come la pensate".
    Appunto, come quel maresciallo.
    Mi piacciono gli analfabeti laureati, coglioni con la corona d'alloro in testa.
    Siamo un popolo di laureati che non capisce una beata mazza, che però applaude al difficile -che sistematicamente non capisce- perché non applaudirlo li metterebbe fuori gioco.
    Si illudono di pensare e anche di illudersi. L'illusione infatti è cibo per pochi intimi.

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    1. Ho un piccolo problema: non capisco il siciliano!

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    2. Traduco allora il traducibile: "A minghiazza du pupu" equivale al pisellino del bimbetto. Ma dai che lo avevi capito, forse a te non piace il turpiloquio, ma certe espressioni oggidì sono diventate luoghi comuni.
      Confesso che in siciliano mi piace più che in romanesco, però la mia espressione preferita per indicare l'andazzo delle italiche cose è piuttosto aulica: "a pen di veltro".
      Ammettilo, è leggiadra e addolcisce il palato.

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    3. Onestamente: non lo avevo proprio capito!

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  2. Il recupero dei babbei è un compito per Sisifo.
    Un abbraccio e un sorriso.

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    1. Infatti anche Fofi spiega che si tratta di una sfida.
      Forse una sfida a perdere, aggiungerei io.
      Per questo Sisifo mi sembra un buon esempio!

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  3. Un tempo c'era l'Analfabeta, che poteva essere una persona intelligente non scolarizzata.
    Oggi abbiamo le analfabestie. Spesso laureate. E imperdonabili.
    (Anche se a parer mio fra questi non rientrano i "drogati di libri e di film"... avercene di drogati di libri e di film, in questo paese di amebe pleistescionizzate, di bovini inferiorizzati dalla tv, di ingegneri che se devono scrivere Buon Natale alla sorella je tocca andare a farselo scrivere al banchetto di Totò lo scrivano, come in Miseria e Nobiltà...)

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    1. "L'analfabeta" è uno dei bellissimi libri di Agota Kristof. Non c'entra niente, ma mi è tornato in mente.

      Analfa-bestie, dici. Non lo escludo.
      I drogati di libri e di film non sono necessariamente un bene. Dipende dai libri e dipende dai film, secondo me.

      "Miseria e nobiltà", in ogni caso, rimane uno dei film più divertenti e lucidi di sempre: adorabile!

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  4. La si può trovare tutta qui:

    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/12/17/gonzi-babbei-illusi-fofi-contro-il-resto-del-mondo/

    almeno fa riflettere.

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    1. Grande Andrea!

      Ti ringrazio di cuore.
      Un'ottima idea il link.
      Speriamo faccia riflettere davvero. Almeno un po'...

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.