4 novembre 2012

Amour (Michael Haneke)

La vecchiaia è una malattia mortale, l'hanno già scritto. Ma Haneke ha saputo farne poesia. "Amour" è un film delicatissimo e spietato. L'empatia che stringe con chi lo segue somiglia a certe magie che solo il grande cinema partorisce. "Amour" precipita dentro perché nutre paure ancestrali e tragedie possibili. Haneke, in ogni caso, si tiene a distanza come un demiurgo. E' un genio statico e, per questo, teatrale e imponente. L'amore sincronico di una lunga vita, quello di Anne e Georges, non si incrina nemmeno se è ormai fuori tempo. La malattia, infatti, lo esalta fino al compimento della massima glorificazione.

[da una promessa fatta all'amico je_est_un_autre]

22 commenti:

  1. E' vero, Euri: è proprio quel distacco che rende grande Haneke preservandolo dai facili patetismi che sono un rischio concreto in un film del genere, al contempo rendendolo davvero "teatrale e imponente".

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    1. Ecco je!
      Haneke sa essere glaciale, chirurgico, appunto.
      E' una dote che ammiro molto perché va dosata ed amministrata con enorme sapienza. Infatti, come hai correttamente osservato, sfociare nei patetismi è facile. Soprattutto in questo genere di film.

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  2. è una delle tue recensioni che mi piace di più.
    si avverte una intensa assonanza, sempre per come la vedo io, tra le intenzioni tue e del regista, soprattutto riguardo alle increspature che, come le rughe, creano continui e mutevoli chiaroscuri quasi invisibili da leggere e interpretare, tanto che sono davvero rari coloro che sanno raccontarli e in questo post, sempre secondo me, ti è riuscito proprio bene.

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    1. Ho "sentito" molto questo film. Come mi succede di rado, devo confessare.
      Grazie per l'apprezzamento nei riguardi del post, ma ti assicuro che questo film merita davvero. Spero riuscirai a vederlo così mi dirai la tua.

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  3. Conosco poco Haneke. Di lui ho visto in lingua originale "Der siebente Kontinent" e "Die Klavierspielerin" con una favolosa Isabelle Huppert.
    Mi sono molto piaciuti entrambi, ma non sono uscito dal cinema con gli occhi trasognati come certi vicino a me.
    Forse non sono in grado di entusiasmarmi più di tanto.
    Mi sembra che "Amour" abbia vinto Cannes, o no?
    Al cinema non vado quasi mai, quindi rimarrà in sospeso finché qualche figlio o nipote non compra una cassetta.
    Volevo solo controbattere quel che hanno già scritto, come tu citi, che la vecchiaia sia una malattia mortale.
    Ma chi lo ha scritto? Qualcuno ancora giovane che la teme, evidentemente.
    La vecchiaia è l'età dell'oro, la più bella dell'uomo, come ben sapevano gli antichi. Tutti i fremiti giovanili sono tarpati, tutte le stupidaggini evitate da malformazioni ossee, da pressione arteriosa troppo alta o viceversa, da tachicardie improvvise e incontrollabili, dall'ora della medicina in cui devi stare a casa, et similia.
    Cosa ti resta, ti chiedi tu?
    Tutto il resto, ti rispondo io.
    Quello che adesso snobbi e non apprezzi, perché hai altro cui pensare e correre dietro.
    E poi vuoi mettere vedere tante formiche correre impazzite dietro a guadagni ventilati, dietro a cosse che tu sai dureranno l'espace d'un matin, e tu potertene finalmente fregare.
    Vedere crescere i tuoi nipotini, senza sbuffare per le loro vogliette, per i loro piagnistei, per i loro capricci.
    Ti pare poco, Euri?
    A me no.

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    1. Questo mio post non voleva essere un attacco agli anziani. Ci mancherebbe!
      Svevo, ne "La coscienza di Zeno", ha scritto che "la vita è una malattia mortale". Qualcun altro (non so chi, sono sincera) ha preferito dire che "la vecchiaia è una malattia mortale". Perché, nonostante tutti i lati positivi che spieghi, la vecchiaia comporta parecchie brutture. Questo film, però, riesce a parlarne con intelligenza e delicatezza perché Haneke è, a mio avviso, un grande regista.

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    2. seneca diceva che "la vecchiaia è una malattia inguaribile", ma l'espressione "la vecchiaia è una malattia mortale" l'ho trovata migliore di quella.
      trovo sia una sintesi efficace di un complesso dato di fatto di cui ci si rende conto a inizio declino.
      lo sguardo si rivolge a occidente e si apprezzano tante cose, seppur con spirito diversamente realista che nemmeno i vegliardi arzilli potrebbero negare di avere.
      dure conquiste e su tutte quella che più si fa presente, rispetto alle altre età della vita, e cioè la sua fine.
      quindi sul concetto di vecchiaia come preludio di morte, colgo assoluta verità!

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    3. Svevo è solo un po' più drastico (o pragmatico?) di Seneca. Ma anche a me piace di più la sua constatazione.
      Il dato, come dici anche tu, è incontrovertibile. Non c'è scampo. E' natuale e giusto così. Per tutti.

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    4. Guarda che non ce l'avevo con te, ed avevo anche capito il senso del tuo post, ma non potendo parlare di un film che non ho visto ed essendo in fase di piena ho detto la mia su un argomento abbastanza inflazionato: la vecchiaia, come malattia, come preludio alla morte. Caro Teti 900, ogni attimo della vita è un preludio alla morte. Hai presente la strage del sabato sera? Di tutti i sabati sera? C'è per caso coinvolto qualche vecchietto?
      Il fatto è che quando ci si sente lontani da detto preludio non lo si considera affatto, se ne parliamo è forse per esorcizzare un pochetto l'idea che prima o poi saremo anche noi a toccarci la schiena, malfermi sulle gambe, eccetera eccetera.
      Per quel che mi riguarda grazie a dio la settimana scorsa ho fatto tutte le analisi annuali: "Meine Werte", i miei valori sono eccellenti. Il mio specialista mi fa: "Herr Iacoponi, questi sono valori di un uomo sui 50 anni". Io fra tre mesi ne avrò 29 di più.
      Me la godo. Anche se non ho mai pensato, in nessun momento della mia vita, al preludio o all'anticamera della morte, che poi, detto tra noi, per me non sarebbe una tragedia, ma l'inizio di una scoperta misteriosa. Vi pare poco?

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    5. La morte di un ragazzo è semplicemente contro alcune regole umane e logiche. Anche se avviene e continuerà ad avvenire. E' sempre stato e sempre sarà.
      Parlare della morte, che per molti rimane un argomento tabù, non mi ha mai spaventato. Penso anche a come sarà la mia e, sia seriamente sia scherzandoci su, la immagino e la pianifico.
      Il mio compagno mi sgrida e non vuole sentire questi discorsi. A me non creano disagio, li trovo del tutto spontanei.

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    6. Continua a farne, visto che sei così intelligente da non temere la cosa più logica che ci sia: una volta nati non si può che morire. E poi non è una malattia infettiva che, con molta attenzione e cautela e con un buon vaccino immunizzante, si può evitare. Perché appunto la morte non è una malattia, ma una condizione del nostro organismo, che cessa le sue funzioni vitali. Quindi morire si deve. È la risposta che ho dato sempre io a chi mi diceva, mia madre o mio padre o un ufficiale superiore in grado o qualsiasi datore di lavoro qui in Germania egli fosse, "tu devi fare questo, tu devi fare quell'altro": sempre io rispondevo con il mio "Ich muss nur sterben", che significa
      io devo soltanto morire, il resto lo faccio se voglio.
      Neanche io vorrei morire, ma devo. Pazienza, la prossima volta voglio nascere immortale!

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    7. La morte, in effetti, è una sorta di obbligo con cui tutti dobbiamo confrontarci. Inevitabilmente!

      Nascere immortale?
      Ma per carità!

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  4. Non l'ho ancora visto ma cercherò di farlo quando arriva nel cinema dove lavoro (posso vederli gratis)

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    1. Puoi vedere film gratis???
      Santapace!
      E dov'è che lavori?
      Posso lavorarci anche io lì?

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    2. lavoro in un multisala in svizzera, 6 giorni settimana (oggi o ieri riposo), sveglia alle 5 di mattina e rientro più o meno a mezzogiorno. film "d'incasso" ma in una sala mandano anche film migliori, per poco però e ho visto che questo di Haneke dovrebbe arrivare settimana prossima.

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    3. Anche se non amo la fantascienza, ogni tanto, mi capita di farne per conto mio.
      E tra i sogni fantascientifici che faccio c'è, guarda caso, proprio quello di avere un cinema. Lo so che non è facile e forse non sarei nemmeno capace di gestirlo. Un po' come una libreria. Mi ridurrei a prendere solo opere di mio gradimento fregandomene del mercato e degli incassi. Infatti fallirei dopo tre settimane.

      Ma fai un bel lavoro, Andrea!
      Bravo. Sono felice per te.

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    4. ma non so se faccio un bel lavoro, faccio pulizie e arrivo a casa morto e decisamente sporco e con le mani rotte ma va bene così, posso stare quasi sempre da solo.

      sulle librerie, sarebbe anche il mio sogno ma forse oggi come oggi sarebbe un fallimento, pensa che qui in Ticino è fallita una catena con 3 librerie per colpa sia del franco forte ma anche di sconti, ebook, eccetera.

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    5. Credo che tutti quelli che amano leggere come noi nutrono, o hanno nutrito, il sogno di avere una libreria. Ma hai ragione: molte librerie stanno chiudendo. Il mercato si sta incanalando verso altri sistemi e altre forme distributive. Un po' mi spiace, ma non ci sono soluzioni.

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    6. Le librerie che chiudono sono una grande tristezza. Sì, ci sono altri sistemi distributivi, ma il libraio, che ad una tua richiesta, va a cercare un libro, lo rintraccia, lo tira fuori, gli dà una spolveratina e te lo consegna non esiste più. L'anno scorso in una grande libreria di Udine ho chiesto un titolo. La commessa ha cercato nella memoria del suo PC, poi è andata verso una serie di scaffali mormorando "Esse tre" e mi ha portato il mio libro. Ci sono rimasto un po' male.

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    7. L'idea romantica di libraio che hai tu, Vincenzo, è ormai agli sgoccioli. Spesso chi vende i libri lo fa per puro spirito commerciale.
      E dentro le librerie non ci sono librai ma, come hai scritto giustamente, dei commessi. Potrebbero vendere libri o scarpe o marmellata o tubi di plastica. Per loro non cambia granché.

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  5. Mi ha sempre attratto il trailer. Vorrei andare a vederlo prima che le sale cinematografiche smettano di trasmetterlo. Qui a Teramo, però, presso il multisala (ovvero solo tre sale) non l'ho ancora visto. C'è il solito James Bond di turno, hotel TRansilvania e l'ennesima storia di esorcismo, the possession. Ti farò sapere.

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    1. Da queste parti c'è un multisala da otto sale che, di solito, mette in programmazione ben dieci film diversi. Eppure "Amour" non l'hanno preso.
      Sono riuscita a vederlo a Roma, cinema "Quattro fontane", non molto lontano dalla casa di Giorgio Napolitano!

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.