22 ottobre 2012

Piazzale Est

Lei ha le labbra strette e gli occhi amari. Lui tenta una sorta di abbraccio senza trovare approdi. Non c'è più niente, forse. Sembra un addio. E forse lo è davvero. Lei si accende una sigaretta ed incrocia le braccia. Lui ha l'aria arresa: sa che non potrà farle cambiare idea. Qualsiasi sia l'idea. Sono sul treno e riesco a vederli. Aspettano che quel tempo già morto li strappi via l'uno dall'altra ed è evidente che non ci saranno altre parole. Lei fa accenno ad un diniego mentre sputa del fumo. Il treno deve partire e lui sale. Intorno a me c'è gente e caos eppure sento lo stesso il silenzio gelato di quell'addio.

[foto by Hengki24]

24 commenti:

  1. Un piccolo romanzo in poche righe. Sarà stata la fine di un amore conclusasi poi con una partenza? È toccante assistere a certe scene soprattutto quando immagini che la cosa possa interessare noi stessi. E in qualsiasi modo accadano, le partenze dei treni col proprio carico umano mi mettono sempre tanta tristezza.

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    1. Ho sempre pensato che le stazioni nascondano interi romanzi. Ieri ho raccolto queste impressioni mentre ero in attesa che il mio treno partisse.
      Quei ragazzi mi hanno fatto ricordare momenti di rottura che anche io ho vissuto. Sarà per questo che ho "sentito" la loro separazione.

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  2. Una rotaia che taglia e delinea. assorbito con voluttà. Brava.

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    1. Binari che separano vite. Senza troppi ripensamenti.

      Grazie.

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  3. Un addio è sempre un dramma, è una storia che finisce, un attimo di vita che si spegne. Per chi assiste, che abbia la tua sensibilità o la mia, è una sofferenza, forse perché raschia dal fondo della botte ricordi tenuti tenacemente occultati.
    Ho assistito dalla finestra della mia cucina ad una situazione analoga a quella cui dai voce tu: l'inquilina del piano di sopra ha dato tedescamente il benservito al suo ex-convivente.
    Le tedesche sono specialiste di abbandoni in tronco: dicono una sola parola "Schluss", che significa chiuso esaurito, e la cosa è definitiva.
    Mentre lui tirava fuori dal garage le sue cose, lei già pronta per andarsene per i fatti suoi telefonava guardando altrove. Lui passa e spassa e lei telefona.
    Poi lui si guarda indietro per vedere -forse - solo se qualcosa ancora è rimasto -ma io penso che volesse darle uno sguardo e vedere se lei l'avrebbe salutato- lei imperterrita continua sta telefonata con chissà chi, lui sale sulla sua macchina e parte.
    Immediatamente dopo lei fa altrettanto e buona notte.
    Col treno è ancora più duro per lui, ma lei almeno lo ha accompagnato e lo ha guardato salire, fumando come la mia coinquilina telefonava.

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    1. A me è sembrato un addio. Una rottura tra due ragazzi che, evidentemente, non avevano più molto da dirsi. Ma magari ho solo immaginato tutto... è che vedo letteratura un po' ovunque!

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  4. Un bellissimo addio. Sembra un colpo di fulmine al contrario, senza tuono. Praticamente il Nulla.

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    1. Un colpo di fulmine al contrario.
      Bella immagine.

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    2. C'è anche il fumo...

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    3. Nei colpi di fulmine (al contrario o meno) c'è fumo?

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    4. Così si dice: http://youtu.be/7fjNYMf0Nrs

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    5. Questa mi mancava... (e forse non era un male!)

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  5. a me gli addii fanno star male.

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    1. Anche se non sei tu a darli?

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    2. come si dice?
      "a prescindere" =D

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    3. Capisco.
      Sei sentimentale... da qualche parte.

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    4. Forse sotto gli occhialini da pilota!

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    5. beh dai, più probabile sotto il caschetto XD

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    6. ora che mi stavo divertendo ;D

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  6. Leggendo mi è scesa una lacrima, il ricordo di un addio mi fa star male ancora oggi.

    Non riuscirò mai ad abituarmi.

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  7. Le stazioni hanno tutte la stessa aurea romantica e decadente, come se i muri e i tabelloni e gli orologi assorbissero la struggente tristezza di coloro che l'arrivo del treno separa.
    Mi ricordo i saluti a Tecum quando ripartiva per la naia.
    Mi ricordo UN saluto a Tecum una di queste volte.
    Mi ricordo che era un sette di aprile di sera e che indossavo una tuta, una maglietta che mi aveva portato mia sorella dall'inghilterra e un golfino grigio.
    Mi ricordo che avevo addosso il profumo secco ma incomparabile del tonico della atkinson con cui a casa mi ero pulita il viso prima di recarmi all'appuntamento.
    Non l'ho più usato, ma saprei riconoscerlo all'istante, e avrebbe ancora il sapore di quell'abbraccio.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.