18 luglio 2012

La signoria degli oggetti

Le comodità ci assorbono. Prendiamo abilmente la loro forma senza opporre resistenza alcuna. Civiltà di agi e continui aggiramenti. L'ombra di ciò che ci governa, alla fine, diventa l'essenza di un procedere per linee piatte e note. Manipolazioni che si fanno moda, desideri avvertiti solo per noia o per il tripudio di un vuoto interiore che sputa e sussulta. Siamo una sequela di oggetti che ci prendono e ci abbandonano. La lusinga dei luccichii si fa dictat e le rispondiamo imbambolati e felici. Loro vogliono, noi vogliamo. Uno squilibrio spacciato per armonia che diventa facilmente consumata smania di possesso e successivo annientamento.

[foto by filterkaffee]

18 commenti:

  1. Siamo figli del nostro tempo, con una variante sul passato: adesso tutti possono, chi più chi meno, profittare del benessere generale, visto come agi e comodità; solo qualche centinaio di anni fa potevano farlo solo i ricchi, mentre la gleba soffriva in silenzio e moriva di fame e di stenti.
    Di che ci lamentiamo? "È il progresso che ha fatto grande questa città" cantava Claudio Villa. La TV per prima e adesso Internet hanno appiattito tutti i valori, e noi anche inconsciamente -c'è una scuola formidabile negli U.S.A. dove si insegna la pubblicità occulta- facciamo quello che ci viene proposto, come il pesciolino che abbocca all'amo dove c'è la "mosca", che è un pezzettino di metallo lucente che gira e gira, mentre il pescatore tira il filo col mulinello.

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    1. E' evidente che oggi possiamo godere di "cose" che i nostri genitori, ma più di loro i nostri nonni, nemmeno osavano immaginare. Una serie di comodità e di "lussi" diffusi che, però, spesso sono solo il frutto di desideri indotti e falsati da una serie di tendenze che non portano nessuno da nessuna parte.
      Consumiamo e basta.

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  2. si anch'io, confesso. inquietantissimo. blimund.a

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    1. Non volevo inquietare. Magari solo stimolare una riflessione...

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    2. beh ma l'hai stimolata :)
      una riflessione... inquietante =D

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    3. Cos'è che vi fa riflettere in modo inquietante? Il fatto che oggi "consumiamo e basta", come dice Euri? Cosa c'è di inquietante, lo facciamo da decenni e ci siamo abituati. Allora? Il pensiero che in futuro sarà ancora paggio? Tranquilli! I manipolatori di cervelli sanno perfettamente come indorare le loro pillole: non ce ne accorgeremo e basta. Quindi non inquietarti più di tanto, Rik.:DD

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    4. Forse li inquieta il fatto che abbia usato la parola "annientamento". D'altro canto consumare significa distruggere. E noi consumiamo e distruggiamo praticamente tutto spesso dimenticando che siamo "vittime" degli oggetti che possediamo e che, come volevo sottolineare nel post, ci possiedono.

      Nulla di inquietante: semplice constatazione.

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    5. Sì, possediamo gli oggetti per amore di lusso e di comodità, per emulazione dei vicini, degli amici e dei nemici. Ci portiamo questi splendidi oggetti in casa e ne siamo posseduti e ne diventiamo schiavi.
      Tanti anni fa, quando un televisore costava mezzo stipendio di un normale impiegato e pesava una tonnellata (e c'erano appena uno o due canali), fummo invitati in casa di un nostro amico. Ci fece entrare nel salotto "buono", dove al centro della parete più larga stava questo monumento. SPENTO. Rimase spento per tutta la serata. Prima di accomiatarci chiesi all'ospite se aveva l'abbonamento al RadiocorriereTV. Mi rispose che non gli serviva, perché loro il televisore non lo accendevano "quasi mai".
      Era insomma il loro totem, e basta.
      Eravamo nel 1958 A.D.

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    6. ecco, ora lo sono di più
      AH AH

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    7. Meno male, Riccardo!
      Ero in pensiero...

      (sorrido)

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    8. Stavolta ti capisco, Rik! :DDD

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    9. E di che si parla a "Forum"? Di zombi felici e galleggianti in uno stagno quali saremo tutti fra un po', se le cose avranno il "progresso" che appare sempre più incombente?
      Tenimmese pe mmano, simmo criature sconquassate, Riccardì...:DDD

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  3. Una collega che non sopporto ha comprato l'ultimo modello di smart phone. Non per amore di lusso, di comodità o di emulazione, ma semplicemente per distinguersi e sentirsi superiore alla massa (composta da noi altri colleghi con una cabina telefonica in borsa).
    Ora non puoi nemmeno più guardarla negli occhi quando le parli, ce li ha sempre abbassati sul suo gingillo.

    Mio padre regalò il televisore a mio nonno, più o meno quarant'anni fa. Lui ogni sera guardava le previsioni del tempo di Bernacca, poi la spegneva e la ricopriva con un panno, come si fa con i pappagalli per scoraggiarne la loquacità.

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    1. I patiti di telefonia et similia credo siano creature assai bislacche. Anche perché in molti casi si limitano a possedere un oggetto di cui non capiscono niente e che usano male.
      Anche il cellulare è uno status symbol. Non lo sapevi? Se non hai un iPhone, ormai, non sei nessuno... sarà per questo che neanche mi vedono?

      La TV trattata come un pappagallo?
      Molto saggio!

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    2. Silvia, trenta anni fa ho comperato il mio primo televisore a colori; eravamo rimasti gli ultimi moicani del bianco e nero. L'ho fatto per i miei figli e perché c'erano i mondiali di calcio in Spagna. Coprivo anche io il televisore con un panno verde cucito apposta da Anna Maria.
      Non c'entra niente l'età, ma il rispetto che si ha -almeno io- per le cose misteriose che mettono anche un po' paura.
      Smartphone? E chi se lo può permettere! E poi, come funziona quel coso?
      Ah, dimenticavo: io non ancora comprato un televisore piatto, che hanno pure i gatti, ho ancora il mio Sony a cassone.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.