25 giugno 2012

La sottile arte dello scaricabarile

Serve arte. Un'arte sottile e sinuosa, fatta di soffuse paroline e qualche minuscolo inganno. Oltre a quella gioconda voglia di non far nulla o, quanto meno, il meno necessario. Spalmare sulle spalle altrui doveri che dovrebbero essere propri, in effetti, richiede creatività e buone dosi di faccia tosta. Gli specialisti del genere godono di tutta la mia ammirazione. Scaricarsi di dosso un compito e lanciarlo di rimando a chi, poi, per forza o per altra ragione, dovrà pur portarlo a compimento, richiede stile. Non v'è dubbio. E mi costa anche un po' notare come tale tendenza si traduca spesso in talentuosa abitudine. E qui la mia ammirazione si trasforma rapida in fulminante irritazione.

[fotoby crh]

28 commenti:

  1. I tedeschi dicono:"Warum sollte ich heute machen was morgen andere in meine Stelle machen können?", che tradotto significa, perché dovrei fare io oggi quello che un altro può fare domani al posto mio?
    Mi sembra pertinente e anche carino.
    Una domanda: vedo che in questi ultimi post ti dedichi all'esame degli aspetti diciamo poco nobili dell'animo umano. Sei di natura un tantino pessimista o sbaglio?

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    1. Pensa, quella frase che i tedeschi dicono la uso anche io, a mo' di battuta, per prendere in giro le persone che fanno esattamente così.

      Hai ragione: negli ultimi post mi sto soffermando su alcune pecche del genere umano. E' che guardandomi attorno trovo ampi spazi di ispirazione e riflessione.

      Pessimista io?
      Non mi dire!

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    2. Ampi spazi di ispirazione e riflessione sulle pecche del genere umano guardandoti intorno? Davvero? E io che pensavo che tu vivessi in Italia...

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    3. pessimista no, direi... riflessiva :)

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    4. Vincenzo: non immagini neppure quanta ispirazione tragga dalla cose o dalle persone che mi ritrovo attorno. I tedeschi non ti ispirano nulla?

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    5. Riccardo: ma perché tu sei buono!

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    6. Sì, Riccardo è un buono.
      Io scherzavo, naturalmente. Ci si ispira da tutte le persone e le situazioni che si incontrano. Non potrei scrivere una sola riga se non fossi così come sono, una specie di carta assorbente.
      I tedeschi mi ispirano moltissimo: sono pieni di virtù e di difetti; dovresti stare qui per un paio di anni e te ne torneresti a casa più ricca di idee, anche perché le loro virtù sono i nostri difetti e i difetti loro le nostre virtù.
      Comunque, a mio e nostro onore, nessuno qui in Germania mi è nemico e tutti mi hanno sempre rispettato. Non c'è nulla che meravigli più un tedesco che vedere un italiano corretto, rispettoso delle regole, lavoratore e non scansafatica.
      Insomma uno che non applichi quella regoletta che ho enunciato nel primo commento e che tu pure usi per prendere in giro i fannulloni per vocazione.

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    7. Tutti quelli che scrivono, per mestiere o per diletto, non possono non ispirarsi a ciò che vedono o a ciò che vivono.

      Non sono mai stata in Germania ma sarei davvero curiosa di farci un giro, prima o poi. Viverci un paio d'anni? Non so se potrei. Ma forse se trovassi un luogo tranquillo e con parecchi alberi (Foresta Nera?) potrei anche riuscirci.

      Non conosco neppure le attitudini e le abitudini dei tedeschi. Dei luoghi comuni e degli stereotipi non mi fido. Non valgono per noi italiani e non varranno nemmeno per loro.

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    8. Se cerchi un posto alberato scendi alla prima stazione, esci fuori e sei nel posto alberato. Saresti allibita, tu italiana abituata in Italia, nel vedere il culto del verde che c'è qui. D'inverno non si butta il sale sulle strade per non danneggiare gli alberi che ne soffrirebbero.
      Basta muoversi dal centro di ogni città e già sei nel verde. Quando un albero è ammalato lo abbattono e lo sostituiscono immediatamente con uno giovanissimo. Sembrerebbe una mania, invece è un vero e proprio culto della natura, come andare a spasso e vedere scoiattoli e lepri che non fuggono, perché nessuno li aggredisce e non hanno il terrore dell'uomo nel loro DNA. Oppure vedersi attraversare la strada da un fagiano, che si sta facendo una passeggiata, e tutti frenano al posto di accelerare e travolgerlo come si farebbe in Italia.
      Questo già ti dice che i tanti luoghi comuni e stereotipi sui crucchi sono pari a quelli sugli italiani: noi "spaghettifresser" mangiaspaghetti, loro "masticakartoffel". Insomma come dire polentone a un nordico e terrone a uno del sud.

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    9. Ho capito: mi sa che sono nata nel Paese sbagliato!

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    10. No, devi essere fiera del tuo, del nostro paese. Ti rivelo un segreto: io non sapevo cosa significasse essere italiano finché non sono andato a vivere all'estero. Non aveva nessun senso quell'aggettivo, perché finché sono stato nei patri confini, a Roma, a Treviso, a Torino, a Milano, nessuno mi aveva mai chiesto se fossi italiano.
      Appena arrivato in Germania, alla prima parola in tedesco che ho tentato di formulare mi hanno subito riconosciuto, dall'accento: "Du bist italiener" così, senza punto interrogativo, cioè a dire TU SEI ITALIANO, e c'era un ombra di disprezzo nella voce del tizio.
      In quel momento Maria io mi sono sentito italiano e ho capito cosa significasse esserlo.
      Alcuni anni fa per gli europei di calcio disputati in Olanda e Belgio un giornalista della RAI intervistava a Bruxelles alcuni connazionali. A un certo punto uno gli disse: "Noi siamo italiani di serie A, mica come quelli che stanno laggiù", intendendo in Italia. Il giornalista non capiva e non capì.
      Quel lavoratore voleva intendere: noi sappiamo cosa vuol dire essere italiani, quelli che stanno in patria forse no.
      Credimi che non è retorica, ma stando all'estero ci si sente uniti sotto un'unica bandiera. Per questo aspettiamo tutti giovedì sera, quando gliele daremo per l'ennesima volta e li faremo star zitti almeno fino al mondiale del 2014.
      Ciao e grazie della tua pazienza!

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    11. Ovviamente stavo scherzando. Essere italiana non è malissimo anche se, qualche volta, vivere in questo Paese non è esattamente semplice né gratificante.

      Immagino che gli italiani che non sono in Italia sentano la loro italianità in maniera molto più forte di noi che qui ci siamo. Ma forse tale "sentire" è legato ad una certa nostalgia e al desiderio di appartenere ad un altro luogo.

      Giovedì sera: nuova sfida Italia-Germania. Beh... io aspetterei a prevedere il futuro. Loro (i tedeschi) sono più forti, secondo me!

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    12. So che scherzavi, ormai ho capito chi sei. Vivere in Italia non è certo gratificante per cento ragioni.

      L'italianità all'estero è sentita come orgoglio di nascita, nostalgia e desiderio di tornare là dove si appartiene. Ma io conosco stranieri, tedeschi tanti, che vivono da anni in Italia e non sono nostalgici del loro paese. Il fatto è che qui il volgo, la gente comune con cui sei in contatto quotidiano, ti fa sentire questa nostalgia; da noi invece siamo come la carta assorbente e socializziamo anzi famigliarizziamo subito con tutti.

      Io non prevedo il futuro, io me lo sento. E credimi sarebbe una iattura se stavolta vincessero perché diventerebbero di una superbia spocchiosa senza uguali. Se penso a mio figlio che lavora in una compagnia assicuratrice unico italiano in mezzo a un mare di tedeschi mi vengono i brividi per lui.
      Sono più forti? Forse, ma hanno una paura di noi maledetta. Entrare in campo con le brache calate significa stare già 0-1 prima del fischio d'inizio.
      Speriamo bene!

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    13. Non conosco i tedeschi, io. Tu sì. So che noi, in genere (ma non sempre), riusciamo a far sentire a casa molti stranieri. Con le dovute eccezioni.

      Sei un sensitivo?
      Questa mi mancava... sorrido.
      Non credo che l'Italia andrà in campo con le brache calate. Sarà un partita molto divertente, sono sicura.

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    14. In un certo qual modo sì, sono un sensitivo. Ridi tu e rido anch'io.
      Noi non ci lasceremo calare le brache, questo è sicuro.
      Comunque in bocca la lupo, Italia e crepi il lupo naturalmente.

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    15. Povero lupo. Lo fanno crepare in continuazione!

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  2. a volte si chiama delega che fa più "fine";)

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    1. Esatto!
      Certe volte la lingua italiana raggiunge vette di ineguagliabile raffinatezza...

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  3. Dall'ammirazione passi all'irritazione quando mi sembra le spalle possono essere le tue.

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    1. L'ammirazione, a dire il vero, era meramente ironica. Non ammiro affatto quel genere di persone. Di solito le schivo e vado per la mia strada. Ma quando mi accorgo che certi atteggiamenti diventano una regola di vita, allora mi arrabbio davvero.

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  4. IO ho imparato da poco a scrollarmi dalle spalle il peso che mi viene dato dagli altri.....non si finisce mai di imparare!:)

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    1. Sei stata in gamba. Eppure a volte non ci si riesce...

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  5. Sono in colpevole ritardo anch'io, come mpt, nell'apprendimento delle modalità di scanso all'arrivo del classico barile scaricato. Una novellina.
    Il problema è che sono così ingenuamente tonta che la maggior parte delle volte non capisco nemmeno che quello che mi trovo a portare non è roba mia. Me la trovo addosso e la porto, senza pensare da che parte arrivi.
    Oppure me ne accorgo quando l'ho già belle pelata, la patata bollente, e ... come si dice .. chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato scordiamoce u' passato!

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    1. Sono sicura che, un po' alla volta, anche tu sarai capace di distinguere e di fare le differenze tra chi fa il suo dovere e chi non lo fa e ti scarica addosso carichi che non ti toccherebbero.

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  6. Continua il mio viaggio nella tradizione dei detti popolari dei miei nonni. In questo caso avrebbero detto: se non ci fossero i "fessi" gli approfittatori non camperebbero. Chi si fa erba "moscia" gli altri la usano per pulirsi il **** (bip). Talentuosa, hai scritto bene. Sì, perché ne fanno sfoggio come se avessero un talento invidiabile. Buoni a nulla!

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    1. Sono sempre più convinta che i nonni non dovrebbero morire mai.

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  7. Vedi che ogni tanto mi dai ragione...
    Non sapessi scrivere... passi.
    Ma, dato che un non so che di talentuoso trasuda da codeste righe, dovresti smettere di caricare sulle spalle altrui doveri che dovrebbero essere tuoi.
    Tu, da specialista del genere, godi di tutta la tua ammirazione.
    E, in fondo, dato che siamo buoni, anche della nostra.
    Che, a differenza di te, non ci arrabbiamo.

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    1. E qual è il dovere che starei caricando sulle spalle altrui?

      Anche se un minuscolo sospetto ce l'avrei...

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.