27 giugno 2012

Découragez, découragez! (*)

Chi ama scrivere non si scoraggia. Scrivere non è moda né capriccio. Lo diventa per i mediocri: chi scrive perché ne ha facoltà o perché non sa cosa altro fare. Scrivere può diventare un vanto o un'etichetta da darsi, come fosse una medaglia al valore. E la dispersione si dilata fino al collasso, ingoiando anche chi vale e non ha spazio per distinguersi perché quello spazio è occupato dal clamore fumoso di chi non vale nulla, ma può comprarsi quel nulla. L'ingorgo di troppi rumori offusca l'armonia di chi merita ed avrebbe voglia di farsi ascoltare. Ma certi meccanismi si muovono solo per soldi ed è l'unica regola su cui scivola questo scivoloso pianeta.

[foto by venaya]

(*) André Gide

28 commenti:

  1. Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell'istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo. (Carlos Ruiz Zafón)

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    1. che ridere!
      sin dalle prime parole, ho pensato: ho già sentito queste parole, anzi le ho già lette, ma dove, dove, DOVE?
      ah ecco dove,
      nel gioco dell'angelo, un libro che mi sono pentita di aver comprato, giusto per restare in tema col suo incipit venale :)

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    2. Zafón parla bene. Intanto vende tanto e i suoi libri sono su tutti gli scaffali pur non essendo un grande genio letterario ma un mediocre (intendo "nella media") narratore. E' la mia opinione di lettrice, questo è ovvio, ma quelle parole pronunciate da lui mi fanno quanto meno sorridere...

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    3. Sono uno sciocco. Ancora mi stupisco quando vedo qualcuno osservare il dito e perdere di vista la luna.

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  2. Scrivere per me è una necessità, come dipingere: esprimere me stesso e il mio mondo. Lo posso fare con la parola scritta, tante sillabe allacciate insieme, e dove la parola non arriva può farcela il gesto, il segno, il colore, le sfumature, le ombre e le luci di un dipinto.
    Non mi scoraggio se non trovo chi sia disposto a investire su di me un centesimo bucato, continuo e continuerò a scrivere finché avrò qualcosa da dire in concreto. Naturalmente va chiarito che io scrivo e dipingo per me stesso, poi osservo ciò che ho fatto e decido se lasciarlo vedere o leggere agli altri. Dico in verità che ogni quadro è un figlio, ogni racconto, romanzo o poesia lo sia altrettanto. Ogni volta che ho venduto un quadro privandomene mi è venuta la malinconia, perché era un pezzetto della mia vita che si staccava da me.
    Coi libri è diverso, grazie a Dio: ti rimane come minimo il testo originale.
    Purtroppo hai ragione: la grande (sic!) e media editoria se ne frega del talento vero, non lo va a cercare e si contenta di un nome che faccia cassetta.
    Come se far soldi fosse lo scopo primario di un editore e non presentare al pubblico, al mondo un talento vero.
    Non concordo col brano di Carlos Ruiz Zafón, che non conoscevo: io non dimenticherò mai la gioia immensa provata quando Giulia Fabbri, la mia prima editrice di "Martedì dopo l'autunno", mi scrisse di aver letto il testo e di aver provato una forte emozione. "Questo romanzo non può non essere stampato". Mi vennero le lacrime agli occhi.

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    1. Chi scrive non scrive per ottenere soldi e fama ma perché non può farne a meno. I soldi e la fama possono divenire quasi un accidente. Può capitare oppure no. Ma in un mercato letterario intasato da tantissima "merce" inutile e di pessima qualità, i veri talenti fanno una fatica immensa a spiccare perché lo spazio di cui potrebbero godere è occupato da soggetti scadenti.

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    2. Ho finito di scrivere un post pochi minuti fa, dove parlo di queste cose in via indiretta e dove ti cito. Potrebbe interessarti.
      Non sono d'accordo con Zafón, come hai letto, ma con te: ai soldi non pensi mai; se lo facessi scriveresti storie false e merdose solo per fare cassa.
      Purtoppo l'ultima tua frase corrisponde alla cruda verità.

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    3. Ho visto. Non ho letto tutto il post perché è troppo lungo e perché delle tue disavventure editoriali sapevo già.

      Di gente che scrive solo perché pensa che non si faccia troppa fatica e si possa guadagnare molto ce ne è tantissima. Molto più di quanta tu possa immaginare.

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  3. Il piante di fatto sta scivolando verso una nuova babele.

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    1. Figurati!
      Una nuova Babele?
      Secondo quella vecchia non ha mai avuto fine.

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  5. "Clamore fumoso e troppi rumori". Già, perché non è che ci voglia poi tanto a capirlo: un mondo in cui scrivono tutti è un mondo in cui non scrive nessuno. Per questo non so se prendermela di più con le centinaia di merdolette raccomandate o con i milioni di mitomani che pretendono di scrivere e pubblicare senza mai aver letto un solo libro. Per un certo periodo me la sono presa con entrambi, Adesso non me la prendo più con nessuno. Mi sono stancato, di prendermela. Dico solo una cosa: dimostratemi che c'è posto per cento scrittori e che io sono il centounesimo, e mi farò da parte! Perché il mondo sta cominciando a rompersi il cazzo di avere duecento "scrittori" per ogni rione di ogni paese...

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    1. Troppi scrittori. Pochissimi lettori. E' questo il dramma. Ne abbiamo parlato anche altrove e in diversi momenti. Purtroppo questa è una realtà che, con tutta la buona volontà, non finirà mai di darmi fastidio.

      Quante migliaia di libri si pubblicano?
      Quante migliaia di libri hanno oggettivamente la qualità sufficiente per arrivare ad essere pubblicati?
      E quanti di questi libri vengono poi letti?

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    2. Hai risposto a ruhevoll che gli editori non sono istituzioni di beneficenza. Qui sopra ti poni tre domande fondamentali e illuminanti.
      Vediamo di capirci:
      che gli editori facciano gli editori per guadagnare è sacrosanto, quando però investano il loro danaro e non ne chiedano agli autori.
      Scartati gli pseudo-editori, i migliori o i più grossi, pubblicano tutto e di tutto un po' purché si venda su un mercato molto ristretto.
      Però vengono pubblicati decine di migliaia di titoli all'anno, di cui almeno la metà non dovrebbe arrivare nemmeno alla correzione della bozze.
      Quanti ne vengono letti? Ben pochi e sempre gli stessi, quelli della linea gossip-scandalo-sesso-sangue e arena, nel senso di libri di emeriti sportivi, calciatori e simili, i cosiddetti idoli delle masse, che appunto in massa ne comprano le storie scritte da un editor qualsiasi.
      Triste, ma questa è la nuda e cruda verità.

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    3. In Italia si legge poco, pochissimo. E spesso si leggono le stesse cose. Molte persone decidono di comprare un libro solo perché ne hanno sentito parlare in TV. Magari perché la De Filippi o qualche altro "personaggione" ha spalmato sul piccolo schermo la copertina di un libro.
      La TV è la cassa di risonanza primaria anche per quanto riguarda la divulgazione libraria. E' per questo che esistono strani soggetti come Fabio Volo, solo per citare un nome.
      E' per questo che questo mondo non naviga in buone acque: gli italiani (molti, non tutti) non sono in grado di scegliere delle buone letture.

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  6. Leggendo la tua risposta a Zio Scriba ho pensato che l'editoria non ha necessariamente a che fare con la qualità. Anche in musica è spesso così, come nel cinema e nella pittura. Il cosiddetto campo artistico è un campo ormai pieno d'infestanti, che vengono scambiati per frutti ma in realtà alimentano solo le tasche dell'industria editoriale, talvolta soffocando i rari germogli buoni. Ma non c'è molta scelta, un autore forse deve autofinanziarsi (con la presunzione di avere qualcosa da dire), perchè se aspetta un editore sta fresco... Ma così gli editori lucrano su chiunque, non importa le schifezze che uno scrive, basta che se le paghi e son tutti contenti.
    Eccetto i lettori.

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    1. Gli editori fanno gli editori per guadagnare qualcosa, non per fare beneficienza agli scrittori. Il fatto è che in questo mondo vale, sempre più spesso, la regola dei grandi numeri. Pubblicano di tutto e di più perché sperano che, nel mucchio, qualcuno possa sfondare. E a volte capita. Ovviamente meglio se è possibile avere il supporto di una rete di pubblicità e marketing di qualità.

      In merito alle auto-pubblicazioni sono del tuo stesso avviso. Ci sono editori che campano solo così. E tanti scrittori (o pseudo tali) che pensano di pubblicare solo così.

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    2. Per essere ancora più chiaro: tutti hanno il diritto di scrivere, ma assurda è la pretesa di essere Scrittori per diritto divino. Tutti abbiamo il diritto di cantare sotto la doccia, ma non ci sono milioni di italiani che si dichiarano Cantanti d’Opera, non ci sono milioni di italiani che pretendono di fare un provino come chitarristi dei Pink Floyd, non ci sono milioni di italiani che spediscono alle case discografiche cd automasterizzati con sopra loro che strimpellano la chitarra e la bisnonna che li accompagna col piffero. Con la scrittura invece accade qualcosa di simile alle suddette assurdità. Non c’è nessun rispetto per un Mestiere così raro e difficile!

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  7. a me dispiace avere poco tempo per leggere i libri...
    a volte anche i post =D

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    1. Che tu non abbia tempo è un gran peccato.
      Prova a spegnere un po' la TV e a dedicare venti minuti al giorno ad un libro.
      Mi dirai.

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    2. ah ah bellissima!!! la tv è già spenta :D
      a proposito, cosa ha fatto ieri sera l'Italia?
      (giusto per darti una idea =D )

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    3. Immagino che tu sappia già come sia finita la partita.
      Però un libro potresti leggerlo ugualmente. Magari lo tieni in bagno!

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    4. AH AH si, però non so come è finita ieri sera =D
      ...mmmmm... "TOPOLINO" va bene lo stesso?
      scherzo ne ;)

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    5. Topolino e anche Braccio di Ferro.
      Purché si legga!
      Ché di capre in giro ce ne sono fin troppe...

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  8. Appunto.
    Tu che sai distinguere certi meccanismi, mi puoi consigliare l'armonia di chi merita e avrebbe voglia di farsi ascoltare?
    Diciamo i primi 50 titoli che ti vengono in mente(anche perchè siamo rimasti un po' indietro e devo recuperare...)?

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    1. Guarda, facciamo così. Puoi andare sul mio profilo anobii (link nella colonna a destra, "Io, altrove") e leggi tranquillamente quello che vedi segnato con 4 o 5 stelle.

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  9. Ti dirò francamente che anche se il mercato è intasato chi sa scrivere viene fuori, che i grandi sono per forza di cose sempre rari e che allo stesso modo vengono riconosciuti sempre dopo e letti con cognizione di causa solo da pochi.
    Il discorso letteratura su i blog è fantascientifico nel 90 % dei casi e de gustibus... qui da te hai la possibilità di esprimere le tue valutazioni che a mio parere sono viziate nel fondo da un'astiosità incomprensibile. La regola dei grandi numeri è una tortura indegna ma vale da sempre e ovunque, tu ed io siamo comunque liberi di leggere quel che vogliamo e di pontificare su quel che vogliamo. E' già molto io penso, ci sono società in cui si legge un unico libro perchè tutti gli altri sono al bando e la popolazione è quasi completamente analfabeta.

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  10. Ancora una volta da queste parti, per una nuova empatia. Ti abbraccio (forte)

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.