7 maggio 2012

Parentame

Famiglia piuttusto numerosa la mia. Meglio, quella di mio padre. Quella di mia madre è infinita di suo per questo si disperde da tempo immemore e per mia fortuna. Non scrivo mai di loro. Non penso che questo sia un buon posto per parlare di familiari ed affini. Di zie permalose e di cugini negletti, di rispetti da dare e rispetti da ricevere. Da queste parti funziona ancora così per quella trasmissione tutta arcaica e tutta "sudica" di mostrare riguardo e tacere al momento giusto. Di pettegolezzi ce ne sono sempre stati, quelle chiacchiere che si fanno catena di Sant'Antonio e si spostano da una cucina all'altra. Ne ho sempre riso e sorriso. Ma si sa, io sono quella stramba.

[foto by MarinaFoto]

14 commenti:

  1. piuttusto?
    e i coltelli? non li mettete nemmeno in tavola? :)

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    1. No. Sai, circolando dei bimbi piccoli e i coltelli li attraggono come poche cose al mondo...

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  2. Illusa!
    A nord di paperino, si sa ma si fa finta di non sapere e si parla, ma non con le persone interessate.
    Loro fanno così.
    Io, per la solita storia della diplomazia assente, le sparo.
    Tutte.
    E senza silenziatore!

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    1. Fanno proprio così. Un viziaccio che provo a urlare in faccia anche a mio padre che ha la vigliacca abitudine di non saper mai dire a chi dovrebbe le cose che pensa.

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  3. Buongiorni Euridice.
    Per mia immensa fortuna ho una famiglia davvero poco numerosa e il parentame lo tollero con grande difficoltà anche le due-tre volte l'anno che li vedo. Non saprei immaginare una frequentazione assidua senza lancio dei coltelli. Infatti la prima cosa che ho pensato, vedendo l'immagine, è stata che fossero volati via nell'interazione... :-D

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    1. Buongiorno a te, Sara!
      Credo che anche teti, poco sopra, abbia pensato qualcosa di simile. O forse no.
      I familiari, che nessuno può scegliere purtroppo, vanno frequentati poco e bene. Per la sanità (mentale e non solo) di tutti!

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  4. Tu la stramba nella tua? Io la pecora nera nella mia. Che carini i miei parenti più stretti. Due grandi famiglie: quella di mio padre all'antica dove quando il Capostipite parlava -era un cugino di papà- tutti tacevano; quella di mia madre, composta dai "cinque indistruttibili", cioè mia madre, sua sorella e tre fratelli, indistruttibili perché superstiti di dodici, dove ogni riunione finiva in caciara, con noi cugini che aspettavamo proprio che cominciassero a rinfacciarsi cose stravecchie dell'inizio del secolo.
    Eppure io di queste cagnare ho una nostalgia tremenda, forse perché mi riportano indietro di oltre mezzo secolo, forse per questo.

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    1. Sì quella un po' stramba.
      Ma tutto sommato innocua. Certo, continuo a non fare gruppo, a non "allinearmi" secondo certe usanze tra cugine ma non rompo le scatole a nessuno.

      I rinfacci sono proprio le cose che mi fanno ridere di più in assoluto. Ci sono parenti che sembrano avere una memoria più parecchi Terabyte tanto che sanno ricordare eventi, parole e accadimenti di cui tutti (tranne loro) hanno ormai perso ogni traccia.

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    2. Negli anni 70 durante una riunione plenaria della famiglia di mia madre scoppiò un furioso litigio tra lei e uno dei suoi fratelli.
      Lei: "Nel 1917 ti ho prestato DUE lire. Non me le hai mai restituite".
      Lui: "Te le ho ridate subito".
      Lei: "No, non me le hai ridate".
      Lui: "Sì che te le ho ridate".
      E così via per mezzora che quasi venivano alle mani.
      Mamma aveva 70 anni, zio Sante 72. Noi cugini non sapevamo se ridere o piangere.

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    3. Sono sincera: a me la "scenetta" sembra piuttosto divertente.
      Se fossi stata presente, probabilmente non avrei resistito e sarei scoppiata a ridere.

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  5. anche io sono considerata quella strana....per quello che faccio e per quello che leggo...che poi la stramberia è data solo dal fatto che non si fanno le cose che fanno gli altri e quindi non ti capiscono. ciao.

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    1. Ti capisco bene, mpt.
      All'inizio, da ragazzina, cercavo con fatica di capire e, persino, di somigliare ai miei cugini un po' più grandi. Poi ho capito che non ce l'avrei mai fatta. E sono rimasta quella che ero.

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  6. Anche nella mia famiglia paterna è un po' così...cioè molto così. Poi si predica bene e razzola male per la serie "guardo la pagliuzza che hai nell'occhio". E a dirla tutta, ultimamente vari screzi mi hanno quas fatto odiare certe zie, quelle prestate, le cognate di mio padre. Facce gialle che influenzano anche i loro mariti, i veri zii. Ma, come diceva mia nonna, il loro è sangue prestato.

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    1. Sangue prestato.
      Un po' è vero. Un po' mi fa tristezza.
      Anche i tuoi zii sono "sangue prestato" per le famiglie delle loro mogli. Insomma, a proposito di travi e pagliuzze.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.