7 febbraio 2012

Scarabocchi di sopravvivenza

Alcuni imparano a camminare. Altri imparano a cadere.
Il suolo di alcuni è quindi fatto per il futuro e
quello di altri è scarabocchiato per sopravvivenza.

Mia Couto, "Perle", Quarup, 2011

Il contrario di morire non è obbligatoriamente vivere. Perché anche chi non muore non è detto che sia vivo. C'è chi si aggrappa e striscia senza incappare mai in un'esistenza dignitosa. Non si tratta di limiti né di destini, neppure di aspettative o desideri. Mi domando sempre quale faccia abbia il giusto equilibrio. Ammesso che abbia una faccia. Chi procede spedito potrebbe farlo senza nessuno che precipiti a terra? Chi costruisce il suo tempo potrebbe farlo senza chi non può che accontentarsi di un presente storpio? Mi ritrovo ad intrecciare parole fatte di germogli. Non so difendermi dalla bolla atroce dei pensieri.


16 commenti:

  1. accostavo il post precedente a questo, nonostante l'oceano che divide i due soggetti citati, ci vedo un che di affine. un po' come se una nuvola di quelle un po' sfilacciate e tirate qui e la dal vento stessero passando davanti a i tuoi occhi o sulla tua testa. sbaglio?

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    1. E' una nube pesantissima che non riesce a passare del tutto. Hai perfettamente ragione. E me lo hai fatto anche notare perché, in tutta onestà, non mi ero neppure accorta che fosse così.
      Non sbagli, teti.

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  2. In realtà pochissimi sono i vivi che ci circondano. Chi procede troppo spedito senza accorgersi dell'eterna bellezza nascosta nelle pieghe del presente, è forse più morto dei poveracci che strisciano. Su sette miliardi, quanti saranno i Vivi? Mille? Centomila? Un milione? Naturalmente ci sono momenti in cui fra i morti mi ci metto pure io.

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    1. Forse è tutto tragicamente relativo, Zio.
      Anche io sono tra i morti, sai. Più spesso di quanto immagini.

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  3. io sono morta e non lo so? Evuccia

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    1. Potrebbe darsi, Evuccia.
      Ti senti poco viva?

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    2. più viva che mai senz equilibrio alcuno...;-)

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    3. Meglio viva e squilibrata che morta ed equilibratissima.
      Facciamo che impariamo a vedere quel maledetto bicchiere mezzo pieno, una volta tanto.

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  4. Sono sempre stupefatto dalla tua saggezza.
    Scusami le assenze.Cercherò di essere sereno e presente.

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    1. Non sono saggia, Veil. Sto solo diventando un po' più vecchia e terribilmente intollerante.
      Mi avevi detto che saresti stato meno presente, quindi non preoccuparti.

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  5. non credo esista l'equilibrio, quanto la tendenza all'equilibrio, e sul piano umano, alla ricerca di un equilibrio...mai raggiungibile appunto, poichè si esaurirebbe il senso del vivere...quella specie di immobilità violenterebbe anche le leggi universali...fermarsi non sarebbe cosa da umani...

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    1. Eppure ci deve essere un punto di equilibrio, quello che evita il collasso, quello che impedisce la tragedia. E' che non so dove sia e come si riconosca.

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  6. secondo me in posizione intermedia ma ugualmente condizione di vita è il sopravvivere....non sempre, o mai, è una bella soluzione....spesso non si è nè carne nè pesce......

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    1. E' quella mancanza di definizione e di nitidezza (nonché di scelta) che mi turba.

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  7. Io ho cercato di morire per imparare a vivere. Ma non sempre è così. Bisognerebbe nascere con le istruzioni per l'uso.

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    1. Farebbero comodo un po' a tutti. Ma poi, forse, diventeremmo più banali di quanto già siamo.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.