15 febbraio 2012

La grammatica dei silenzi

Ce li ho scritti in faccia i miei silenzi. In quei tre solchi che si stagliano come artigli proprio al centro della fronte quando penso e appartengo a qualche altrove. Sillabe mute che arpionano nuvole e si fanno regole di linguaggio di occhi incupiti e aspri. Esisto nel silenzio delle parole che scrivo e che non torno a leggere perché certa di non riconoscermi abbastanza oppure in quello di una cantilena sussurrata piano lungo una strada di polvere in estate. I ricordi si lasciano ricordare a modo loro e chiedono memoria. Li conservo con cura per farli ricordare a chi, come me, non smette di ascoltarli in silenzio.

[foto by soularrest]

12 commenti:

  1. Purtroppo i silenzi non si possono scrivere, perché sono convinto che potrebbero essere i migliori dei nostri componimenti.

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    1. Condivido totalmente. E' che detto da te fa un po' impressione!
      Sorrido...

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  2. Ci sono cose che non posso dire per non impressionare? Non lo sapevo... :)

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    1. Puoi dire e dici praticamente tutto. Ecco perché mi impressiona sapere che conosci i silenzi.

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  3. i ricordi certe volte mi mettono ansia

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    1. Anche a me. Ma non tutti, per fortuna. Quando capita cerco di dissolverli in fretta.

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  4. Quando scrivi o urli o sei silenziosissima

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    1. Quando scrivo o urlo o sono silenziosissima

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  5. E poi in questo cicaleccio generale dove non si parla ma si chiacchiera, le parole, quelle vere, vengono valorizzate dai silenzi.

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    1. Come per la musica no?
      Sono le pause a fare la diffenza.

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    2. Proprio come nella musica, sì.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.