26 luglio 2011

La sottile arte del rimandare

Non capisco il talento di chi fa finta di non vedere delegando al fato possibilità che il fato non avrebbe diritto di possedere. Diluire tempi, differire compiti, dilazionare responsabilità è un'arte filiforme e tagliente che non risolve e non sa dare risposte. Lasciar correre o ignorare perché un problema è un problema solo quando diventa irrisolvibile denota, solitamente, una feroce leggerezza. Sottostare alle paranoie dei dettagli non è sano così come fasciarsi le ossa prima di essersele frantumate, ma non alzare un dito di fronte alla catastrofe imminente (ed annunciata) è una scelta che continuo a non tollerare.

[ foto by navidoutlaw]

12 commenti:

  1. hai perfettamente ragione! il guoaio è che io a volte indulgo in queste perdite di tempo veramente deleterie.....:) ciao!

    RispondiElimina
  2. Lo facciamo tutti. Certo è che se quello che io rimando danneggia altre persone, allora diventa insopportabile.

    RispondiElimina
  3. a volte si stratta di pigrizia, sia essa fisica o mentale... un abbraccioe grazie per la visita

    Signor_Omicidi

    RispondiElimina
  4. A volte si tratta di pura indolenza.

    Grazie a te. E poi mi piace l'immagine che hai scelto per il tuo profilo. Siamo lontani parenti: figli di Tim Burton!

    RispondiElimina
  5. siamo sulla stessa lunghezza d'onda oggi.

    RispondiElimina
  6. In genere affronto un problema quando si presenta. Il senso d'impotenza mi sta logorando da un po'.

    RispondiElimina
  7. E' vero, espe. I problemi si affrontano quando si presentano. Ma mi sto accorgendo che, molti individui, anche quando il problema si presenta tappano semplicemente la falla con un pezzetto di scotch e se ne fregano. Ovviamente sperando che regga il più possibile e rimandando la vera soluzione a data da destinarsi. Nel frattempo la falla potrebbe tramutarsi in una frana di dimensioni colossali.

    RispondiElimina
  8. Io sono il campione del mondo, a rimandare. Prima o poi dovrò risolverlo, questo problema. Ma non adesso. Tra un po'.

    RispondiElimina
  9. Io convivo con l'ansia, la gestisco abbastanza bene ( anche se in alcuni momenti è lei a gestire me!) e sarebbe una catastrofe emotiva rimandare la ricerca di soluzione di un problema! Specie se tale problema non coinvolge me sola.

    P.S.: Stai leggendo Jorge Amado. Il mio autore preferito tra i latinoamericani. E' ironico, sensuale, libero.
    Leggendo le sue storie ho come la sensazione di essere accarezzata dalla brezza calda e umida di mare.
    La sua è una scrittura densa, pastosa, morbida.
    Mi "ubriaco" spesso di Amado e delle atmosfere di un Sud interiore che sento vicino, essendo una donna del sud.
    Ne ho bisogno come di una carica a corda del tipo che si dà alle vecchie bamboline che poi trotterellano sorridenti battendo le mani!
    Ne ho bisogno perchè ho una natura malinconica, perchè la "saudade" che spesso mi trascina nella sua corrente impetuosa, pare assestarsi in un giusto equilibrio in cui respiro con più leggerezza!

    RispondiElimina
  10. @ je_est: quando ho scritto il post avevo in mente altre persone e altre situazioni. Quando l'ho finito e l'ho riletto mi sei venuto in mente anche tu.
    Conosco i miei polli!

    RispondiElimina
  11. @ Fiore di Ibiscus: ecco, tu probabilmente sei l'esatto opposto dei soggetti che ho descritto nel mio post. Apprensiva e ansiosa. E' chiaro che cerchi di prevenire ogni situazione problematica. A te e agli altri.

    P.S. E' il mio primo Amado. Ho letto pochissime pagine, ma dal tuo entusiasmo e dalla tua descrizione sembra un'ottima lettura. Mi fa piacere!

    RispondiElimina

Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.