28 dicembre 2010

Essente

Ciò che è potrebbe bastare. La sostanza che costruisce un senso e gli appartiene. Nessun artificio, nessun falso programma. Un termine minimo e necessario che vedo spesso ingolfarsi e riempirsi di superfluo. Perché fa moda, rumore o altre vacuità. A stringere, infatti, c'è poco da stringere. E lo leggo e lo ascolto e lo vedo in facce di bitume e ghiaia ripetute a milioni, identiche, come in specchi gemelli. Figure svagate e vaghe che modellano il mondo a loro immagine per avere. Senza essere.

8 commenti:

  1. "Quando cammino, triste e abbattuto,
    e ogni speranza, penso, ho perduto,
    quando cammino e stanca è la mente
    io penso a te, con indosso niente".

    (Adrian Mitchell)

    ps: lo sai vero che commento sempre a sproposito, vero?
    buona serata:))

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  2. Credo sia una conseguenza dell'Omologazione, figlia degenere della Globalizzazione, strategia suicida del modus vivendi occidentale, dove le differenze sono un pericolo anzichè una risorsa.
    Che discorso serio: ci vuole qualcosa di più leggero.
    Trovato: buon anno!!!
    :-)

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  3. [..]La gente si cala consapevole in ciò che avverrà, e quindi cerca di mettersi più comoda possibile, nel posto migliore. A volte si sdraia, si siede per terra, su una pietra, oppure si accovaccia. Le conversazioni cessano.
    [...] Ma che succede intanto nella testa di queste persone? Lo ignoro. Pensano? Sognano? Ricordano? Fanno progetti? Meditano? Viaggiano nell'aldilà? [...]
    "Ebano" Ryszard Kapuscinski.[non centra nulla, ma non so perché mi ha ricordato questo. Nel frattempo lascio augurisparsi]

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  4. @ Teti: beh... diciamo che avevo iniziato ad intuirlo. Pensi sia il caso di risponderti a sproposito? Giusto per non destabilizzarti troppo...
    (sorrido anche io)

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  5. @ Diossina: omologazione, globalizzazione, modus vivendi occidentale... sì, credo che sia una miscela di questo tipo e credo anche che ci stia distruggendo.

    Per il buon anno c'è ancora un po' di tempo. In ogni caso: grazie!

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  6. @ Emmma: qualcosa c'entrerà, se il mio post ti ha ispirato questo commento.
    In ogni caso ti ringrazio per avermi riportato alla mente Ryszard Kapuscinski. Ora è nell'elenco dei miei desiderata!

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  7. Essente e avente. Ho sempre amato gli incastri di senso, la semantica di una lingua. Saprai certamente che ci sono verbi che ammettono entrambi gli ausiliari, ed è curioso pensare come ne condizionino il senso. “Vivere” è uno di quei verbi.
    Aver vissuto o essere vissuti?
    La regoletta imparata alle elementari dice che si usa l’ausiliare “avere” quando il complemento che segue è un complemento oggetto e io ho sempre cercato di applicarla, perché nell’ESSERE vissuti c’è la povertà di una vita dettata da altro (o altri) piuttosto che da noi.
    Le regolette delle elementari non sbagliano mai, Euridice: “Ho vissuto (che? Che cosa?) la vita”.
    So di essre stato contorto. Nel dunnio sappi che ti sto dando ragione.
    P.S. Se non l’hai già fatto leggiti “Fahrenheit 451”: è uno specchio fedele dei nostri tempi. Credo che nel criticare il mito dei favolosi anni cinquanta americani trasponendoli in una società il cui obiettivo principale era la felicità nell’annullamento di sé, neanche Bradbury potesse immaginare quanto vicino ci saremmo arrivati oggi.
    Basilico

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  8. Discorsi da salotti radical chic: mai sopportati, eppure ero bravissimo nel frequentarli. Roba passata signori tutti, siamo tutti passati in questo tipo di dinamiche. Cotti e passati.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.